Nanci (Mediass): ‘La sanità tra Sud e Nord: il metodi di riparto dei fondi e quello che non ci dicono’

'Finanziare le sanità regionali in base alla numerosità delle malattie e non in base alla demografia'

A seguire l’intervento su sanità del Sud e del Nord a firma del dottor Giacinto Nanci, associazione Mediass, medici di famiglia di Catanzaro

Nelle ultime due puntate di Report sono state messe a nudo le difficoltà che ha avuto il sistema sanitario italiano ad affrontare la pandemia coronavirus. Avete sottolineato anche le maggiori difficoltà dei sistemi sanitari meridionali sicuramente non pronti ad affrontare il diffondersi della pandemia al sud con i numeri del nord. Io avrei la risposta a questo quesito e parto da una affermazione di Sigfrido Ranucci nella puntata di ieri 6 aprile: “il governatore De luca ha ereditato un deficit di 9 miliardi” intendendo che la Campania pur avendo speso ben 9 miliardi in più del dovuto ha un sistema sanitario regionale non idoneo. Ebbene questa affermazione non è veritiera perché la regione Campania non ha avuto un deficit di nove miliardi per il semplice motivo che ha avuto da almeno 20 anni a questa parte il suo sistema sanitario regionale gravemente sotto finanziato rispetto alle altre regioni specialmente del nord, basti pensare ad esempio che la Valle D’Aosta riceve e spende pro capite in sanità ben il 48% in più della Campania. Ma la cosa ancora più grave è che a fronte del sottofinanziamento nella regione Campania ci sono molti più malati cronici delle altre regioni specialmente del nord. Quindi dove ci sono molti più malati cronici arrivano meno soldi che quindi non son potuti bastare. Ad aggravare ancora il tutto è stata la risposta dei governi che hanno imposto alla Campania il piano di rientro sanitario che ha imposto ulteriori risparmi sui fondi sanitari già insufficienti impedendo quindi la possibilità di curare bene i malati cronici campani. Il malato cronico che non si cura peggiora si complica e poi per essere curato deve emigrare nei centri di eccellenza del nord, con spese non indifferenti, che aggravano il presunto deficit che impone un aggravio delle restrizioni del piano di rientro. Un girone infernale. Quanto fin qui scritto per la Campania vale per tutte le regioni del sud, tranne la Basilicata, per cui le regioni economicamente più povere, meno finanziate in sanità e con più malati cronici finiscono per finanziare ulteriormente la sanità delle regioni del nord già sovra finanziate e con meno malati cronici. Quindi i nove miliardi citati da Ranucci non sono deficit sanitario della Campania ma fondi che avrebbe dovuto ricevere in più per poter curare i molti malati cronici e se si sommano gli altri “presunti deficit” delle altre regioni meridionali, tutte in piano di rientro (tranne Basilicata) si arriva ad un “furto” sanitario alle regioni meridionali di parecchie decine di miliardi. Il tutto è dovuto a metodo di riparto dei fondi sanitari alle regioni basato sul calcolo della popolazione pesata, che vige fin dal 1998, e sui costi standard, che le regioni “fortunate” non hanno voluto modificare perché nella conferenza Stato-Regioni vale la regola della unanimità ed è quindi logico immaginare che la Valle d’Aosta con il suo 48% in più della Campania mai e poi mai voterebbe per mandare i suoi finanziamenti ai camorristi campani. Che i piani di rientro hanno fatto danno lo prova il fatto che nel sud dopo 10 anni della loro applicazione la situazione sanitaria, non più amministrata dai meridionali, è quella che avete ben rappresentato. Si muore prima e l’aspettativa di vita alla nascita è diminuita per la prima volta nella storia. Che fare? Finanziare le sanità regionali in base alla numerosità delle malattie e non in base alla demografia come è adesso e “centralizzare” in qualche modo i 20 sistemi sanitari regionali che attualmente creano gravi disparità e in questa occasione della pandemia da coronavirus hanno dimostrato mancanza di uniformità anzi di vera e propria conflittualità: tra regione e regione, tra regioni e governo, tra regioni e sindaci etc.. etc…