‘Tutta la mia famiglia è in prima linea contro il Coronavirus e i politici litigano’

'Si eviti per il futuro, tra le altre cose, che ci sia un sotto finanziamento proprio alle regioni che hanno più malati cronici'

A seguire l’intervento a firma del dottor Giacinto Nanci

“La mia famiglia è tutta esposta in prima linea contro il coronavirus: io sono medico di famiglia a Catanzaro, mia moglie è infermiera professionale in una struttura per anziani a Catanzaro, mia figlia Martina sta sostituendo un medico di famiglia in quarantena in Lombardia presso Voghera, tra l’altro senza l’aiuto del sistema informatizzato lombardo, mia figlia Alessandra è infermiera professionale e lavora al Mondino di Pavia con 24 malati di covid-19, mia figlia Cristina neo laureata non è esposta ma diligentemente è rimasta a Bologna da sola. E’ inutile dire che la sera è con un pò di ansia che verifichiamo di essere tutti sani e salvi ma mai nessuno di noi ha pensato di tirarsi indietro in questa battaglia.

La possibile esposizione al coronavirus ci crea ansia ma c’è un’altra cosa che ci crea rammarico ed è vedere che i politici continuano a litigare come se niente fosse e usano anche le istituzioni in questo litigio per cui vediamo contrapporsi regioni contro il governo e governo contro regioni, regioni contro altre regioni, comuni contro regioni e viceversa, regioni che vanno ognuna per la sua strada e si è già arrivati anche alla magistratura e non solo per le strutture per gli anziani.

E’ una gara, purtroppo di tutti, solo a mettere in difficoltà l’avversario politico invece di battersi per una vera unità nazionale per una comune lotta. Lo ha detto anche il Presidente della Repubblica: “dobbiamo fare come il dopoguerra, essere tutti uniti per la ricostruzione e la rinascita del paese”. Infatti nel dopoguerra è avvenuto che i due più acerrimi nemici Togliatti e De Gasperi si sono messi insieme e ci hanno regalato una delle più belle Costituzioni che esista al mondo e hanno messo le basi per la rinascita del paese.

Oggi purtroppo i politici non hanno raccolto l’invito del Presidente e comunque l’Italia deve ripartire e la ripartenza per essere efficace si deve fare con il contributo di tutti. Dal nostro punto di vista una cosa che bisogna fare è ripensare il fatto che esistono ben 20 sistemi sanitari regionali i quali sono andati in ordine sparso ognuno per conto suo. E’ necessario che per i problemi della salute, e non solo in occasioni come questa, ci sia una guida unica che eviti anche per il futuro le gravi differenze tra regione e regione tanto che a parità di patologia in alcune si muore prima (sud) e l’aspettativa di vita invece di aumentare è diminuita (sempre sud). E che eviti per il futuro che ci sia un sotto finanziamento proprio alle regioni che hanno più malati cronici, un esempio: la Valle D’Aosta riceve e spende pro capite in sanità ben il 48% in più della Campania (fonte X Rapporto Sanità Crea depositato alle commissioni di Camera e Senato ottobre 2014 quindi il tutto dura da molti anni) dove tra l’altro ci sono molti più malati cronici che non in Valle d’Aosta. Le regioni sotto finanziate (del sud) sono poi finite per moltissimi anni in piano di rientro sanitario che ha imposto ulteriori risparmi sui fondi già insufficienti con conseguenti ulteriori restrizioni dei piani di rientro stessi ed è anche per questo motivo che le regioni del sud, non solo non hanno potuto curare i molti malati cronici in più, ma non hanno neanche strutture idonee ad affrontare una imponente ondata di coronavirus.

Una sanità più centralizzata può dare più fondi dove ci sono più malati e non il contrario come è adesso. Legato a questo problema del sottofinanziamento in Calabria c’è il problema delle residenze degli anziani e alla governatrice Santelli vorremmo dire che dopo il blitz nella residenza di Chiaravalle ci saremmo aspettati un impegno solenne per difendere gli anziani calabresi perché Lei dovrebbe sapere che uno dei Lea (livelli essenziali di assistenza) che la Calabria (sempre a causa del sotto finanziamento) non è mai riuscita a portare a sufficienza è l’indicatore Lea “Assistenza residenziale agli anziani”, che tradotto vuol dire: pochissimi posti a disposizione (l’Emilia Romagna ne ha molti di più a parità di popolazione e con il sistema attuale di finanziamento ne avrà sempre di più della Calabria), trasferimenti di finanziamento gravemente ritardati e insufficienti con la conseguenza che gli operatori “eroi” vanno a lavorare nonostante che spesso hanno, non una, ma molte mensilità arretrate. Questi sono due piccoli suggerimenti per una pacata e unitaria ripartenza in sanità perché alla prossima pandemia anche il sud Italia possa essere pronto. La mia famiglia non è fatta di “eroi” ma di persone normali attualmente però molto “adirate” per usare un eufemismo educato”.