Centro Covid, Articolo Uno: “Presidente del Consiglio Regionale convochi al più presto un consiglio specifico”

Non possiamo pretendere di uscire dal commissariamento della sanità calabrese se la politica calabrese e con essa le Istituzioni rappresentative, non producono un adeguato piano sanitario regionale

E’ molto apprezzabile e condivisibile la presa di posizione dei Sindaci e il loro accorato appello al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al Commissario Straordinario per l’emergenza coronavirus Domenico Arcuri, di realizzare una struttura ospedaliera con destinazione esclusiva all’emergenza coronavirus. E’ quanto afferma Arturo Bova, Articolo Uno.

Una posizione che vede tutti accomunati, tanto le Istituzioni locali quanto le diverse rappresentanze politiche. Del resto, circa 20 giorni addietro, avevamo manifestato pubblicamente piena adesione alla proposta del Magnifico Rettore della UMG Prof. De Sarro di convertire in Ospedale Covid il nuovo padiglione di recente costruzione presso il Policlinico Universitario Mater Domini di Catanzaro.

Una proposta che si scontrava palesemente con la scelta annunciata con comunicato stampa del 22 marzo del Presidente Santelli e ripresa dal Sindaco Abramo, di costruire una tensostruttura da utilizzare come ospedale da campo.

L’appello del Magnifico Rettore alla deputazione catanzarese di intervenire sulla vicenda, ha trovato ascolto. E di questo non possiamo che esserne soddisfatti. L’idea di utilizzare strutture già esistenti e predisposte ad una facile conversione, è razionale e funzionale.

“La richiesta dei 74 Sindaci calabresi, rafforza la bontà e la percorribilità di questa impostazione”.

Tuttavia sentiamo il dovere di far presente che tra le varie opzioni presenti sul tavolo,accanto a quella relativa alla conversione della struttura ospedaliera “ Villa Bianca “, merita particolare attenzione quella di utilizzare, invece, proprio il padiglione di nuovissima costruzione presso il Policlinico Universitario di Germaneto.

Si tratta di un corpo di fabbrica autonomo ed isolato dagli altri esistenti, un edificio di 9 piani strutturalmente ben collegati con scale ed ascensori, già dotato dell’impiantistica fondamentale per la terapia intensiva.

E’ già pronto, bisogna solo arredarlo. Si abbatterebbero notevolmente i tempi di realizzazione dell’opera e i costi avrebbero una notevolissima riduzione. Senza trascurare i vantaggi di avere a fianco una struttura di Policlinico Universitario. Per di più, le indicazioni fornite da OMS e ISS, nonché le linee di indirizzo organizzative relative all’attuale emergenza, che prescrivono di “individuare stabilimenti ospedalieri da riservare alla gestione esclusiva di pazienti Covid-19, separati da quelli dedicati agli altri pazienti”, sarebbero garantite dal fatto che la nuova struttura del Policlinico di Germaneto è isolata dagli altri corpi di fabbrica.

Non sono assolutamente condivisibili i dubbi avanzati sulla condotta del Commissario Zuccatelli secondo cui dietro il suo diniego per la conversione di “ Villa Bianca “ si nasconderebbero “ i soliti giochetti basati sui soliti accordi, magari per ubicare altrove  il Centro Covid che in realtà avrebbe dovuto essere già pronto nel capoluogo di regione”.

Il dott. Zuccatelli è persona di altissimo profilo morale, oltre che di grande competenza riconosciuta su campo nazionale che male si presta ai giochi di potere che in passato hanno già pregiudicato il buon funzionamento della sanità catanzarese e calabrese.

Se ritardi ci sono, questi vanno addebitati esclusivamente alla scelta del Presidente Santelli e del Sindaco di Catanzaro, da noi avversata sin dal primo momento, di costruire una tensostruttura, anzichè utilizzare una delle strutture già esistenti.

Pensino il Presidente Santelli e il Sindaco Abramo a richiedere la convocazione urgente del consiglio regionale della calabria e del consiglio comunale di Catanzaro, città capoluogo di regione. Spetta alle due Assemblee rappresentative interrogarsi, dibattere e decidere sulle linee di indirizzo. Ma l’intervento dei Sindaci, espressione diretta dei territori, impone un’altra riflessione.

L’emergenza coronavirus ha dimostrato come prevenzione e territorio siano due concetti imprescindibili e quanto sia fondamentale assegnare un ruolo centrale alla medicina del territorio. Solo rafforzando l’organizzazione sanitaria dei territori si riesce a prevenire prima e a curare dopo.

Abbiamo capito quanto siano importanti l’assistenza degli anziani, le cure a domicilio anziché in pronto soccorso, l’osservazione costante della cronicità e della multimorbilità, la riduzione dell’ospedalizzazione. Necessità alle quali solo una buona e ben organizzata medicina del territorio può dare adeguata risposta. Gli ospedali italiani da luoghi di cura si sono trasformati in spettrali luoghi di diffusione involontaria della malattia. Ecco perché e’ quanto mai necessario che il Presidente del Consiglio Regionale, convochi al più presto un consiglio regionale specifico ed esclusivo sull’argomento.

Bisognerà decidere come intervenire e in che tempi, dandosi delle scadenze ben precise e non affidandosi ai soliti poi vedremo. Incombe su noi calabresi l’onere prima che l’onore di mettere in campo la proposta di Sanità calabrese e di disegnare un sistema sanitario regionale adeguato alle esigenze del particolare territorio calabrese.

A partire dalla integrazione delle due Aziende Ospedaliere di Catanzaro fino ad arrivare ad una riqualificazione delle RSA e ad una revisione del ruolo del medico di base. E’ assordante il silenzio del Consiglio Regionale, a fronte del sano e gradito protagonismo dei Sindaci.

Lo dicevo quando ero consigliere regionale, lo ribadisco oggi: non possiamo pretendere di uscire dal commissariamento della sanità calabrese se la politica calabrese e con essa le Istituzioni rappresentative, non producono un adeguato piano sanitario regionale. Oggi ci sono i presupposti e le risorse per riuscirci. Non perdiamo questa opportunità che nasce proprio dalle vittime e dalle macerie che non tanto il coronavirus quanto la disorganizzazione del sistema sanitario regionale, hanno lasciato sul campo.