Torna da Parigi, chiede di fare il tampone ma non ci riesce e nessuno le dice cosa fare

L'esperienza di una giovane catanzarese che si chiede "perchè c'è tanta confusione?"

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Da un lato c’è lei R.M  una ragazza, giovane, coscienziosa e con una mamma operata di cancro al polmone a gennaio che si sta sottoponendo a chemio. Dall’altra parte c’è la grande confusione  che ancora regna su chi debba fare il tampone, quando e perché. In mezzo due città, Parigi, dalla quale la ragazza torna, e Catanzaro. Ecco cosa racconta R.M. “ Ci eravamo informati per telefono (anche il giorno prima di arrivare) e due infettivologi diversi ci avevano detto che non ci sarebbero stati problemi, quando venerdì sera sono andata all’ospedale Pugliese, dopo essere atterrata a Lamezia,  mi hanno detto al triage che facevano tamponi fino alle 20 ed era tardi (ero arrivata alle 19.50), di tornare il giorno dopo che lo avrebbero fatto (ho parlato anche con l’infettivologo di turno).  Tornata la mattina seguente, una persona diversa del triage mi dice che essendo asintomatica non me lo potevano fare, cerco di parlare con l’infettivologo(non potendo salire in reparto è andato un infermiere a cui avevo spiegato la situazione) che mi da i numeri dell’Asp. Provo a chiamare ma nessuno risponde. Non ho avuto quindi  nessuna possibilità di farlo (andrò a fare il sierologico a pagamento lunedì) Quello che mi preme sottolineare- continua – è che dopo tutto quello che abbiamo passato mi sembra veramente assurdo che ognuno  dica una cosa diversa, che non ci sia una procedura standard da fare per evitare il sorgere di focolai come se ormai tutto fosse normale, soprattutto considerando che fino a poche settimane fa incentivavano le persone che venivano da fuori a farlo e la gente si rifiutava”.

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