“Nella Asp di Catanzaro non si esegue la polisonnografia”

Lo sostiene Mediass, associazione medici di famiglia. Serve a diagnosticare la sindrome delle apnee notturne

Nella ASP di Catanzaro è praticamente impossibile fare la polisonnografia. La denuncia è dell’associazione Mediass medici di famiglia a Catanzaro. Ma che cosa è e a cosa serve la polisonnografia?. Essa serve a fare diagnosi della sindrome delle apnee notturne. Questa sindrome è una malattia che non fa dormire bene chi ne è colpito perché gli impedisce di fare il sonno REM che è quello che ci fa riposare  e ci fa svegliare riposati. L’apnea notturna è un potente fattore di rischio per le  malattie cardio-cerebro vascolari (ictus, ipertensione, infarto etc..) e fa addormentare all’improvviso di giorno la persona che ne è affetta, anche durante la guida, tanto che è causa del 20% degli incidenti stradali, quelli più brutti, perché la persona si addormenta all’improvviso durante la guida e quindi non è in grado di compiere nessun gesto ne per evitare l’incidente ne per limitarne i danni proprio perché si addormenta senza preavviso. Inoltre chi è affetto da questa sindrome la notte russa e non fa neanche riposare chi c’è accanto e di giorno non riesce a concentrarsi, rende quindi molto di meno sul lavoro ed è più irascibile e nervoso. Inoltre l’apnea notturna non è una malattia per niente rara. Nella Asp di Catanzaro non la si può fare perché il medico che la faceva alla pneumologia del Policlinico è andato in pensione ma a causa del piano di rientro sanitario cui la Calabria è sottoposta non è stato sostituito.

Non si fa alla pneumologia dell’ospedale Pugliese di Catanzaro  e neanche a quella dell’ospedale di Lametia Terme, non si fa nei poliambulatori del territorio tranne che a Chiaravalle ma lì l’agenda delle prenotazioni è chiusa perché ci sono centinaia di assisiti già in lista di attesa. A Chiaravalle c’è questa lista lunghissima perché, sempre a causa del piano di rientro per mancanza di personale l’autorizzazione è rimasta sul tavolo del commissario della sanità calabrese per oltre un anno. La polisonnografia si può fare alla U.O. di Cardiologia Geriatrica del Policlinico ma i giovani specializzandi che la fanno appena finiscono la specializzazione vanno via e si deve ricominciare tutto daccapo.

Ad un paziente di Catanzaro che il 9 Luglio 2020 ha telefonato al cup per prenotare una polisonnografia è stata data la disponibilità di farla, ma non subito, a Tropea oppure a Crotone. Ma perchè un esame per niente complesso ma che è necessario per fare una diagnosi di una patologia importante per la salute pubblica non si può fare nella ASP di Catanzaro?. La causa è sempre la stessa: il piano di rientro sanitario cui è sottoposta la regione Calabria che impone tagli e sacrifici per i malati calabresi e questo della polisonnografia è solo l’ultimo di una lunga serie. A causa del piano di rientro i medici e gli infermieri che vanno in pensione non possono essere sostituiti, i posti letto diminuiti, gli ospedali chiusi, i nuovi da costruire chissà quando, le liste di attesa alle calende greche, la strumentazione diagnostica obsoleta e infine i LEA in grave sofferenza.

Un esempio soltanto, alle pneumologie non mancano solo i polisonnografi ma, in alcuni poliambulatori, mancano anche i filtri per fare una banale spirometria. Nella regione Calabria dove ci sono circa 300.000 malati cronici in più che non in altri due milioni di altri italiani arrivano molti meno fondi che non nelle regioni dove ci sono molti malati cronici in meno. E il piano di rientro impone ulteriori risparmi sui fondi sanitari già gravemente insufficienti con la conseguenza che i malati cronici calabresi non si possono curare. Il malato cronico che non si può curare peggiora si complica e poi per essere curato fa spendere molti più soldi e per il fatto che complicandosi poi non può più essere curato in Calabria ma deve emigrare nei centri di eccellenza del nord con aumento di spesa di oltre 300 milioni di euro, raddoppiati rispetto a prima del piano di rientro. E anche il presunto deficit sanitario dopo 10 anni di piano di rientro invece di diminuire è raddoppiato fino a ben 160 milioni di euro proprio perché il malato cronico se non si può curare bene poi costa di più.

Un girone infernale di cui l’impossibilità di fare la polisonnografia è solo l’ultimo anello. Che fare? Non solo chiudere con il piano di rientro sanitario e il commissariamento che, i dati ci dicono che hanno peggiorato la sanità calabrese ma ancora più importante è che bisogna modificare il criterio di riparto dei fondi sanitari alle regioni attualmente basato sul calcolo della popolazione pesata e costi standard che da 20 anni fanno avere meno soldi proprio dove ci sono più malati. Bisogna ripartire i fondi in base alla numerosità delle malattie e dei bisogni, dove ci sono più malati più soldi e solo così potremo comprare anche i polisonnografi per fare una diagnosi di una malattia che se non curata è un problema non solo di sanità individuale ma di sanita pubblica”.