Serrao (I Quartieri): ‘Su nuovi ricoveri in alcune Rsa leggerezza’

'Il personale che ha goduto e gode del periodo di ferie da Giugno a Settembre rientra al proprio posto di lavoro senza aver fatto alcun tampone'

Più informazioni su

    Riceviamo e pubblichiamo a seguire l’intervento di Alfredo Serrao (associazione I Quartieri) 

    La domanda è semplice, ma allo stesso tempo impegnativa: la vita di un anziano ricoverato in una RSA in Calabria ha lo stesso valore di un tampone?

    Quel tampone magari mai fatto, nonostante le prescrizioni di screening e di prevenzione sanitaria che il Presidente della Regione Calabria, Jole Santelli ha decretato con l’Ordinanza n. 20 del 27 marzo 2020, quale strumento di tutela e di salvaguardia di pazienti, quelli ricoverati nelle RSA, la cui comorbilità li esponeva e, li continua ad esporre al rischio del Covid-19.

    A questa domanda, diciamo impegnativa, la Regione Calabria non ha ancora risposto: non risponde il Presidente Santelli, per come non risponde il Commissario ad acta. Silenzio assoluto pure sul fronte del Dipartimento alla Salute e del suo nuovo Direttore Generale. Lo stesso immobilismo e silenzio che caratterizza le Asp territoriali, deputate a fornire i presidi indicando strategie di intervento, nonché a verificare le procedure di tutela adottate dalle singole strutture socio-sanitarie (RSA) dei territori di competenza, in materia di emergenza sanitaria Covid-19.

    Questo silenzio imperfetto diventa magicamente una “corale” quando bisogna garantire lo svolgimento di attività ludico-sportive – le partite di calcio – si badi bene sempre a porte chiuse. Allora la macchina burocratica-sanitaria diventa perfettamente oleata, senza sbavature, i tamponi sono subito disponibili ed in quantità, i tempi di risposta di processo di laboratorio diventano quasi immediati e tutti, dai vertici regionali ai dipartimenti di prevenzione delle Asp territoriali, sbandierano a gran voce la loro inossidabile efficienza…(?)

    Ed il silenzio, quello forse responsabile anche su un profilo penale, diventa ancora più ingombrante ed ingiusto, nel prendere coscienza che la vita di un anziano in RSA in Calabria è poca cosa rispetto ad una manifestazione ludica, con tutto il rispetto per il costo di un semplice tampone. Ci convinciamo sempre di più che questi anziani, sono considerati anche dalla politica – ed è un fatto grave – persone a bassa intensità di cittadinanza e che, sempre la politica e la burocrazia sanitaria in correo con le singole direzioni sanitarie delle strutture socio-sanitarie (RSA), continuano a perpetrare un delitto, un sequestro di persona collettivo, per una manifesta incapacità a programmare ed agire, facendo leva su una crisi sanitaria che forse, ad oggi non è poi tanto una giustificazione.

    Questa forma di colpo di Stato sanitario è una dittatura improvvida nel aver riconosciuto una titolarità inopportuna, su un criterio di non efficienza strutturato e verificato negli anni, tanto che le RSA sono da tutti definite come un modello superato, il cui unico valore è quello di fare cassa sugli anziani, quello che oggi presenta ulteriori elementi di criticità, diciamo post-Covid, che amplificano i rischi di un ritorno della pandemia, perché non c’è alcuna forma di preparazione, per come non esiste alcuna volontà di trasparenza e di dialogo, quello serio, con le famiglie dei degenti “reclusi” che non possono essere espropriati di ogni diritto costituzionale.

    Nella fase post-Covid, i nuovi ricoveri autorizzati – quelli che interessano alle singole proprietà aziendali per rimettere a reddito i letti rimasti vuoti – avvengono nella leggerezza più totale delle direzioni sanitarie, si osservano ingressi in struttura certificati da tampone, ma senza le adeguate forme di isolamento sanitario previsto per norma. E ancora di più, tutto il personale che ha goduto e gode del periodo di ferie da Giugno a Settembre, secondo le diverse disposizioni contrattuali, rientra al proprio posto di lavoro, senza aver fatto alcun tampone di verifica e ricerca del Covid-19…

    Ma, il silenzio è salvo, perché ad ogni richiesta di chiarimento, le direzioni sanitarie di alcune RSA, usano non rispondere o peggio ancora, attuano forme di ricatto usando i degenti come grimaldello e come motivo di tacitazione. Questo è quello che appare, che succede e che nessuno, a parte qualche parente insidioso, vuole chiarire, forse perché emergerebbe con maggiore forza il metodo diffuso ad ogni latitudine regionale, che vede le RSA non come luoghi di degenza, di sicurezza e di cura, bensì per quello che sono degli imperfetti penitenziari per anziani.

    Se è così alla politica regionale resta ben poco campo di azione, salvo chiudere l’esperienza di gestione privata delle RSA, oppure iniziare un processo di revisione del sistema, dove i parenti non sono e non devono essere considerati degli ostacoli, magari inserendoli in rappresentanza in livelli di controllo anche etico e dove, soprattutto gli anziani degenti non siano più degli ostaggi istituzionalizzati.

    Su questi termini abbiamo chiesto una verifica dei fatti alla competente Procura della Repubblica di Catanzaro, anche per valutare se le azioni di verifica messe in atto dai Carabinieri NAS abbiano riscontrato che la predetta Ordinanza 20/2020 del Presidente Santelli può non aver avuto attuazione, rispetto ad un possibile rischio di pandemia per i degenti delle RSA, su una responsabilità, forse, conclamata di inefficienza delle singole direzioni sanitarie delle strutture socio-sanitarie (RSA) e di controllo e verifica dei nuclei di prevenzione delle Asp territoriali.

    Forse così il silenzio sarà debellato e i nostri anziani, potranno legittimamente recuperare almeno la voce!’

     

     

    Più informazioni su