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Covid, “I dializzati e trapiantati d’organo calabresi sono nuovamente in allarme”

L'Aned: 'Il direttore Francesco Bevere deve calarsi subito nella realtà tragica calabrese'

“I dializzati e trapiantati d’organo calabresi sono nuovamente in allarme. Ci pervengono numerose segnalazioni da svariati centri  per i  possibili contagi derivanti dai focolai di infezione Covid-19 presenti sul territorio . E chi può dar loro torto?
I contagi ospedalieri evitabili, scritti nero su bianco nella “Procedura Operativa Dialisi” dell’1° aprile u.s. del Dipartimento Tutela della Salute, sono rimasti lettera morta. Da quella data, ci risulta realizzato il nulla assoluto e, dializzati e trapiantati, con la frequenza periodica imposta dalla patologia, si recano nei centri ospedalieri con maggiore paura e disperazione”. Ad affermarlo in un nota è il coordinatore nazionale Prevenzione Aned Pasquale Scarmozzino.

“Parafrasando “Carneide! Chi era costui?” la domanda che si poneva  don Abbondio di manzoniana memoria, ci chiediamo se la presidente Santelli sapesse  “cosa sono i  provvedimenti previsti nella anzidetta delibera e l’importanza per gli immunodepressi”?”

“Lo chiariamo noi – proseguono dall’Aned –  i percorsi protetti dei dializzati, le stanze nei centri dialisi per sospetti positivi Covid suggerite dalle buone pratiche, i trasporti anti-contagio, la dotazione degli indumenti di protezione individuale, il controllo preventivo sul personale sanitario operante nei centri e sui  pazienti immunodepressi per evitare quanto accaduto in  dialisi a marzo scorso a Catanzaro.

Presidente Santelli, dica al suo direttore Francesco Bevere di calarsi, e subito, nella realtà tragica calabrese. Qui non ci troviamo nelle sale ovattate del Ministero della Salute, qui siamo in guerra ed esattamente al fronte. Diversamente – aggiungono dall’Aned –  “aridateci” Antonio Belcastro!Bisogna lavorare, ascoltare e spiegare come e quando si risolvono i problemi sanitari calabresi, senza costruire inutili e dannosi muri. Lo faccia subito – concludono – perché di mezzo oltre la salute c’è la vita dei nostri pazienti! Da quelle parti nessuno lavora gratis come nel volontariato, anzi si racconta di stipendi da nababbi. Gli immunodepressi per questo aspettano provvedimenti e risultati”.