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Itaca finalmente all’orizzonte: l’analisi di Rotundo sull’integrazione delle Aziende ospedaliere

La disamina del segretario azienda ospedaliera universitaria Mater Domini CGIL Medici

“Da queste spiagge ioniche, secondo la tesi di un accreditato archeologo Armin Wolf ,  Ulisse ripartì alla volta di Itaca, la sua patria. Dalle colonne di questi giornali abbiamo paragonato Zuccatelli, attuale commissario dell’ Azienda  Ospedaliera Universitaria Mater Domini e dell’Azienda Ospedaliera Pugliese-Ciaccio,  ad Ulisse il quale, nel tentativo di integrare le due aziende ospedaliere, si accingeva ad iniziare la sua Odissea”.

Inizia così la nota di  Anna Rotundo segretario azienda ospedaliera universitaria Mater Domini CGIL Medici. “L’Odissea si conclude con il ritorno ad Itaca, dove i Proci hanno preso il potere approfittando dell’ assenza di Ulisse impegnato nella guerra di Troia.  In effetti la sanità calabrese è in mano ai Proci, ovvero a lobbies, che hanno approfittato dell’assenza della politica, intesa come capacità di rappresentare l’interesse pubblico,  per consolidare le proprie posizioni e rendite di potere”.

Anna Rotundo aggiunge: “Ne  è  un esempio l’atto aziendale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Mater Domini, mai emanato, e che ha permesso a questa azienda di sopravvivere nell’illegittimità, ancorata ad un protocollo Università Regione, scaduto da molti anni e privo di qualunque coerenza con la realtà sanitaria attuale. Il tentativo di inquadrare, dal punto di vista organizzativo, l’ azienda  Ospedaliera Universitaria Mater Domini (AOUMD) venne fatto nel 2016 con il decreto del Commissario ad acta n. 64 relativo alla distribuzione dei posti letto ospedalieri in tutta la Calabria, applicato in tutta la regione tranne che …… nell’ AOUMD !  In effetti tale azienda ha sempre rappresentato una zona franca nella sanità regionale, una sorta di Piccola Repubblica Autarchica Separata dominata da leggi proprie, impossibili da decifrare in base alle logiche di trasparenza e di partecipazione democratica. Altrimenti non si spiega come questa AOUMD  abbia potuto accumulare impunemente un debito pari a 160 milioni di euro, da scaricare sulle spalle dei cittadini inermi che dovranno pagare tali debiti sotto forma di incremento della tasse regionali, senza peraltro ricevere dalla stessa AOUMD servizi sanitari adeguati sul piano quantitativo!”.

“Pertanto – prosegue la nota – applicare il decreto 64 come ha fatto il commissario Zuccatelli con l’ “Atto di riorganizzazione  aziendale” di recente approvato dalle organizzazioni sindacali, rappresenta, in un certo senso,  il ritorno ad Itaca, ovvero il tentativo di far rientrare l’AOUMD nell’alveo della legalità, l’atto con il quale Ulisse ristabilisce nella sua Itaca l’ordine democratico contro la tirannia. Abbiamo sempre pensato che il decreto 64 rappresenti uno strumento non del tutto idoneo: infatti propone una pletora di strutture  fotocopia di cui non se ne  comprende la necessità sul piano assistenziale.  Inoltre non stabilisce quali saranno le strutture a direzione ospedaliera e quali quelle a direzione universitaria, lasciando ombre sulle possibilità di evoluzione professionale di tutti quei medici ospedalieri che sono la vera spina dorsale dell’assistenza nell’AOUMD e che sono  sempre stati mortificati nelle prospettive di carriera.

Tali aspetti controversi potranno e dovranno essere integrati e migliorati anche attraverso un corretto confronto con l’Università.

In tal senso invitiamo soprattutto il Rettore, prof. Giambattista De Sarro, al qual riconosciamo onestà intellettuale oltre che talento di ricercatore, a non sottrarsi al confronto. Si dice che “il meglio è nemico del bene” il che applicato al caso di specie ci spinge a pensare che il “bene” è rappresentato da un riferimento, ovvero la DCA 64/2016, che seppur non rappresentando il “meglio”, è certamente preferibile  rispetto ad un protocollo Università-Regione scaduto nel lontano 2008. La DCA 64/2016 e l’atto aziendale da essa scaturita rappresenta il punto di partenza dal quale far esordire il dibattito volto ad integrare le due aziende. Senza un punto di partenza saremo destinati a brancolare nel buio e ad allungare i tempi di una evoluzione normativa che sembra infinita ed il cui ritardo rischia di compromettere definitivamente il futuro dell’ospedalità calabrese ed anche il rilancio di questa Università alla quale tanto teniamo”.

“L’atto aziendale di organizzazione – conclude la nota – pur con i limiti descritti, rappresenta un primo passo verso un recupero delle regole in un ambito da sempre refrattario a qualunque forma di inquadramento e di confronto partecipativo. Itaca finalmente all’orizzonte!”.