Talerico: “Aprite un centro covid o rischiamo tutti”

I Calabresi devono sapere che siamo in una situazione molto più grave di quella che si presentava in pieno lockdown

La sanità calabrese commissariata rischia di collassare a causa dell’emergenza da covid, che ha evidenziato tutta la debolezza ed inefficienza nella gestione e programmazione del nostro sistema sanitario (medici ed infermieri sono stati lasciati al loro destino, costretti come al solito a combattere da soli le carenze del sistema).
Molti, però, stanno sottovalutando la “bomba” che rischia di esplodere al Pugliese-Ciaccio, così come in altri hub o spoke.

L’U.O. di Malattie Infettive del Pugliese-Ciaccio (meritano un encomio il Direttore Cosco e tutto il suo personale) ha quasi esaurito i posti letto disponibili, in quanto su 31 posti, già 28 sono stati occupati.
In terapia intensiva ad oggi non vi è la disponibilità di alcun posto letto per i malati covid. Si pensa di fronteggiare l’emergenza epidemiologica facendo affidamento agli esigui 6 posti letto della terapia intensiva del Policlinico.
I malati covid presentano situazioni di comorbilità e, quindi la necessità di avere più cure specialistiche, che rischiano di bloccare anche intere sale operatorie o addirittura la possibilità di fornire visite ambulatoriali anche ai malati oncologici, diabetici o per altre malattie gravi per l’alto rischio contagio derivante da una situazione di promiscuità (tenuto conto del fatto che nonostante i percorsi covid, la logistica strutturale del Pugliese-Ciaccio non consente di “isolare” totalmente situazioni di potenziale contaminazione).

SMEMBRAMENTO DEI REPARTI

Abbiamo assistito anche allo smembramento di alcuni reparti del Pugliese (i posti letto della chirurgia toracica-vascolare hanno trovato “ospitalità” nelle uu.oo. di chirurgia e ortopedia, anch’essa costretta a lavorare in maniera sottodimensionata per molto tempo e con enormi sacrifici da parte del personale), senza apportare alcun concreto vantaggio per la gestione covid, rispetto alla quale si era ipotizzato il trasferimento financo dell’U.O. di Geriatria !
Siamo già zona rossa, tenuto conto dei numeri dei contagi e dell’attuale situazione (dis)organizzativa della rete sanitaria calabrese ma nessuno ha il coraggio di dirlo.
I Calabresi devono sapere che siamo in una situazione molto più grave di quella che si presentava in pieno lockdown (marzo-aprile), quando i numeri erano ancora sostenibili e, la prospettiva era quella di una riduzione e/o appiattimento della curva dei contagi.

Nel giro di pochi giorni non ci saranno più posti letto (e, cure sanitarie in grado di gestire i malati più gravi) se la curva dei contagi continuerà a crescere per come stiamo registrando in questi giorni.
In tema di personale, nessuna recente nuova assunzione (che oggi si impone!), ed anzi della stabilizzazione dei tanti precari nessuno più ne parla, ciò nonostante l’aumento dei casi positivi che ha aggravato la situazione di carenza organica (anche per i tanti contagi tra i sanitari), altro fattore di debolezza di questa scellerata gestione.
Nonostante la disponibilità di risorse economiche per circa 150 milioni di euro, nulla è stato fatto dal mese di maggio 2020 e sino a tutt’oggi. Nessuna implementazione di beni e servizi, nessuna nuove strutture, nessun nuovo allestimento di terapie intensive/rianimazione, nessun allestimento di nuovi posti letto ordinari, nessuna riorganizzazione delle Usca, nessuna programmazione, nessun protocollo !

“Il nulla più assoluto eppure la seconda ondata era stata prevista”

Alla emergenza covid si associa anche altra emergenza sanitaria, ovvero quella degli altri malati gravi di altre patologie ed anche quella che potrebbe essere determinata dal blocco delle visite ambulatoriali anche di tipo preventivo nel settore pubblico.
L’ennesimo scivolone della Regione Calabria è contenuto tutto nella recente Ordinanza n. 82/2020, con la quale si è disposto la sospensione all’interno delle Strutture Ospedaliere pubbliche (che invece dovrebbero garantire le cure necessarie a tutti), delle attività ambulatoriali per prestazioni specialistiche con classe di priorità D (Differibile) e P (Programmata).
Come dire se avete i soldi cari calabresi potete curarvi presso le strutture private, poiché da questo momento le strutture sanitarie non sono in grado (per la loro malagestio) di curare anche gli altri malati.
Viviamo in una Regione dove la soluzione non è implementare, ma ridurre i servizi mettendo a rischio la salute di tutti, ribadisco di tutti, poiché è evidente che a breve non si riuscirà a dare risposta neanche ai malati covid !
Ma qualcuno pensa di “occupare”, forse, i 75 posti-letto del Padiglione C del Policlinico, dimenticando però che senza personale e senza organizzazione di beni e servizi i malati non si possono curare da soli !  In un quadro del genere ecco perché è importante aprire e subito un centro covid, se non vogliamo arrivare al punto di decidere chi tentare di salvare e chi, invece, “abbandonare” al proprio destino (Svizzera docet).

CASO ZUCCATELLI

Un ultimo inciso sulla positività del commissario Zuccatelli, sul tema emergenza covid sempre inspiegabilmente ottimista o negazionista a seconda delle “interpretazioni”, non si comprende perché si sia sottoposto a tampone, essendo asintomatico.
Non vorremmo – per come qualche malelingua ha detto – che avesse circolato in ambiente ospedaliero già col dubbio di essere potenzialmente contagiato perché ad esempio aveva frequentato persone risultate positive prima di lui (ma sul punto avremo modo di far verificare).
A parte ciò sembrerebbe che il dott. Zuccatelli appreso della sua positività abbia lasciato la Calabria (a parte gli obblighi di quarantena che imporrebbero a chiunque di non potersi spostare), se ciò fosse vero ci sarebbe da chiedersi se tale abbandono sia stato determinato dal fatto che anche Zuccatelli abbia ben compreso che in Calabria è pericoloso in questo momento ammalarsi perchè la sanità calabrese è al collasso.  
Conclusioni. La sanità commissariata in Calabria non è la nostra soluzione ma è qualcosa di peggio rispetto a quello che eravamo circa dieci anni addietro.

Avvocato Antonello Talerico