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Emergenza sanitaria: “In Calabria è complicato anche avere risposte al telefono”

La segnalazione dell'associazione Catanzaro in Movimento

In un momento di estrema urgenza sanitaria come quello che stiamo vivendo è necessario dare risposte chiare e veloci ai cittadini. Anche una parola di conforto, una risposta al telefono, renderebbe meno difficile questo periodo di grande difficoltà. L’emergenza COVID19 in Calabria ha messo a nudo, qualora ce ne fosse bisogno, la disorganizzazione, la carenza di strutture, mezzi e uomini, e, soprattutto, l’inadeguatezza della classe dirigente calabrese. E’ quanto si legge in una nota di Catanzaro in Movimento. 

Ha ragione il consigliere Comunale Eugenio Riccio a puntare il dito, facendo nomi e cognomi, nei confronti della politica e dei manager emblema dell’inefficienza del nostro sistema sanitario.

E’ tangibile la situazione di inefficienza – sotto tutti gli aspetti – della macchina sanitaria che dovrebbe (mai come in questo caso il condizionale è d’obbligo) tutelare e proteggere i calabresi. Purtroppo non è così. In Calabria è persino difficile ottenere risposte al telefono, i numeri verdi sono praticamente inutili, visto che nessuno risponde. I cittadini, in particolare le fasce deboli, non sanno cosa fare. Abbiamo notizie di catanzaresi segregati in casa giornate intere senza sapere come comportarsi in caso di sospetta positività.

E mentre i laboratori privati sfornano centinaia di tamponi al giorno- prosegue la nota dell’associazione –  la sanità pubblica latita e si nasconde dietro il silenzio dei propri centralini. Ci sono catanzaresi che attendono di fare tamponi da una settimana, e dopo averli fatti attendono 3-4 giorni (in alcuni casi anche di più) per ottenere un responso. Non è concepibile.

E non è giustificabile nemmeno la carenza di personale, visto che tutti gli uffici amministrativi sono chiusi al pubblico e molti degli impiegati sono in telelavoro. Ma è così difficile trovare una decina di impiegati che rispondono al telefono per far capire ai cittadini cosa si deve fare? Anche perché il COVID non circola “via cavo”.

E ancora, è così difficile attivare la Protezione Civile e le associazioni di volontariato in questo particolare momento? Possiamo anche capire (fino ad un certo punto) la carenza di tamponi e di macchinari che riescono a processarli (nonostante 6 mesi per implementare scorte e mezzi…) ma la mancanza di una minima parvenza di organizzazione non è tollerabile.

Che cosa fanno i super manager da 9mila euro al mese? Che cosa fanno gli impiegati delle ASP che in questo periodo vedono ridurre sensibilmente il proprio lavoro? Anche una semplice risposta a cittadini, impauriti ed esasperati potrebbe essere utile e non si eviterebbe qualche denuncia per interruzione di pubblico servizio.