Sanità, Zuccatelli: se ci sei batti un colpo

Incomprensibile il silenzio stampa del Commissario designato. Il Governo confermi esplicitamente la nomina o la corregga subito: il sistema sanitario calabrese non può reggere l’incertezza

Il caso Calabria, “la malata d’Italia” secondo un caustico titolo di “Domani”, si avvita su se stesso in modo tanto maldestro da avviarsi a irrimediabile spanatura. A meno che non si interrompa subito questo precipitare negli inferi del tutti contro tutti, dell’avevo detto io, della pezza peggiore del buco. Frasi fatte che sono però la sintesi di quanto gira ormai da otto giorni passati sull’ottovolante, con un ritmo di accadimenti inusuale per una regione ad andamento lento e a scartamento ridotto come la Calabria: zonizzazione rossa, decreto salva regione bis, vecchio commissario dimissionato, nuovo commissario bersagliato qualsiasi cosa abbia detto qualsiasi cosa abbia fatto.

Il bello, o il brutto, è che a dettare i ritmi sono diventate trasmissioni televisive nazionali che, se hanno l’indiscutibile merito di far saltare con un colpo di grimaldello lo schermo dietro cui si nascondono malefatte e cattive gestioni in sanità, peccano di pressapochismo e di scarsissima conoscenza dei problemi, obbedendo al fascino illusorio del sentito dire e soccombendo dietro le suadenti sirene del pregiudizio.

E condendo il tutto con un pizzico di giallo che non guasta mai, per non farsi perdere nulla, neanche il brivido del mistero, dei mancamenti provocati, degli ammanchi nascosti, dei ritrovamenti inaspettati. A questo punto della vicenda, non si può che partire da un punto fermo, che è costituito dal Decreto Calabria bis, n. 150 del 10 novembre 2020, approvato dal Consiglio dei ministri, pubblicato in Gazzetta ufficiale e di prossima conversione in legge. Punto fermo perché non si possono cambiare disposizioni e regole in corso di emergenza sanitaria quale quella attuale. Rimandando schermaglie di competenza e intempestivi ricorsi alle vie giudiziarie a tempi meno angosciosi degli attuali.

Chi deve interrompere il presente avvitamento inconcludente e dannoso è in primo luogo il Governo, che dovrebbe porre un punto fermo sulla questione del commissario: se Giuseppe Zuccatelli è confermato nel ruolo cui è stato repentinamente assegnato con responsabilità quasi monocratiche oppure se è stata una parentesi breve e infelice da superare in toto o da stemperare con una coabitazione con il più volte menzionato e da più parti supportato Gino Strada o da altri ancora sussurrati e non esplicitati. Una volta fissato questo, questione che per una volta può essere risolta nel giro di un click o di un tweet o di un post, si può procedere oltre. E, finalmente, ascoltare la voce del commissario ad acta che, allo stato attuale e fino a decisione contraria, risulta essere Giuseppe Zuccatelli: “Supercommissario” è stato subito definito, con una connotazione da Superpippo e da Supermario che sarebbe meglio lasciare ai fumetti a ai videogiochi: Commissario ad acta sarebbe più sobrio e appropriato, anche se ai calabresi basterebbe fosse finalmente il “Commissario adatto”.

Gli esordi nel ruolo non sono stati tra i più felici, per iniziali interferenze altrui (il video del collettivo Femin su mascherine e mulinelli linguali) e iniziative proprie (il post recidivante di studio americano sulla presunta inutilità delle mascherine). Rispetto alla quasi generale sollevazione contro queste cadute di stile e di contenuto (un personaggio pubblico deve sempre tenere presente che forma è sostanza) è giunto il momento che il commissario Zuccatelli esca dal suo riserbo che non ha ragion d’essere, perché nessuno può mostrarsi risentito o indignato per mancanze proprie, interrompa il silenzio stampa che è imbarazzante e controproducente, e spieghi. Dica le cose che ha da dire in merito al video del collettivo femminista, rispetto allo studio americano dubbioso e negazionista, dia una giustificazione plausibile che non sia chiaramente l’avere agito sotto influenze psichedeliche.

Poi affronti gli ultimi appunti che gli sono stati mossi, questi più concreti: la delibera assunta ad aprile in qualità di commissario dell’Asp di Cosenza sull’attivazione di reparti Covid all’ospedale di Rossano (qui gli viene imputata una palese contraddizione con la linea del ministro Speranza, tralasciando però la necessaria sequenza temporale e la considerazione che molti se non tutti gli ospedali calabresi hanno reparti Covid accanto ai non Covid); e il debito nascosto della Fondazione Campanella di 110 milioni di euro venuto alla luce dopo la sentenza della Cassazione che ha giudicato non solo inesigibile ma inesistente il corrispondente credito per anni riportato nella contabilità della Campanella tra le voci di attivo (qui Zuccatelli a rigore avrebbe il merito di avere messo in luce l’irregolarità non replicando l’errore o l’orrore contabile che si trascinava indisturbato dal 2014).

Fatto questo, il commissario nominato e, fino a evidenza contraria in carica, faccia finalmente valere la trentennale esperienza di cui si è fatto garante il ministro Speranza, la competenza che gli ha attribuito il presidente Conte e l’intero Consiglio dei ministri, e faccia valere le sue prerogative di “Commissario adatto” a svolgere il difficile ruolo restituendo agibilità e dignità al sistema sanitario calabrese con gli ampi strumenti che gli sono stati attribuiti e con le risorse necessarie. È proprio su questo ultimo punto che la politica calabrese deve svolgere il suo compito nel ricercare e ottenere soluzioni che stemperino il colossale debito accumulato e dotino la Calabria delle risorse finanziarie e professionali necessarie, anche ricorrendo al Mes e agli altri strumenti previsti nel Next Generation EU.