Pugliese-Ciaccio: Chi non ha vigilato sul focolaio covid-19 al pronto soccorso?

I Quartiere e Codacons: "Chiederemo alla Procura di indagare"

di Alfredo Serrao I Quartieri e Francesco Di Lieto Codacons Calabria

Il Pugliese-Ciaccio è in una situazione di estremo pericolo in termini di sicurezza sanitaria. Il Covid-19 è ormai entrato nella struttura ospedaliera, nonostante i continui appelli alla responsabilità rivolti alla dirigenza aziendale, ma quello che più preoccupa è che l’ingresso principale è quello del Pronto Soccorso.

Il caos regna sovrano nel Pugliese-Ciaccio, il virus potrebbe dilagare nel nosocomio entrando proprio dalla piattaforma di Emergenza-Urgenza, che assolve al suo compito di cura per l’intera area centrale della Calabria, quindi la trasmissione sul territorio avrebbe scenari inimmaginabili.

Questo allarme non sembra interessare nessuno. Non interessa al commissario Giuseppe Zuccatelli, non interessa alla Direzione Sanitaria, non interessa al Consiglio di Direzione, non interessa al Direttore della Soc di Emergenza-Urgenza e non interessa nemmeno ai singoli infermieri ed operatori socio sanitari, che operano nel Pronto Soccorso e che, sono le prime vittime potenziali del Covid-19. Che un ragionamento di sicurezza che appartiene all’ospedale Pugliese-Ciaccio non interessi ai vertici aziendali è fatto quasi scontato. Sono da sempre troppo impegnati nel “Risiko” dell’incarico futuro, del miglioramento economico, tanto che la salute dei pazienti che afferiscono alla struttura da loro governata, è solo un fatto marginale, un inciso quasi fastidioso. Ma, alle loro mancanze rispondono invece delle lesioni dei diritti consolidati e perché no, anche evidenti reati di ordine penale, che saranno portati in aggiunta all’attenzione del Procura cittadina.

Se per otto mesi, quelli della prima ondata Covid-19, il sistema di garanzia del Pugliese-Ciaccio non era saltato, sembra strano che oggi le “falle” siano diventate così importanti, capaci di portare al naufragio del Pronto Soccorso, ma in particolare di tutta l’esperienza maturata e di una professionalità che oggi sembra essere emigrata… Troppe sono le incompiute o le negligenze, che non sarà nostro compito accertare, a noi resta semmai il compito di evidenziarle per una conoscenza diffusa e per l’identificazione delle singole responsabilità anche di ordine penale:

  1. Perché al Pugliese-Ciaccio non esistono percorsi di sicurezza “sporchi” e “puliti” secondo i protocolli Covid?;
  2. Perché non esistono ascensori dedicati al Covid-19, tanto che capita di frequente che il personale passi con pazienti No-Covid, dopo che l’impianto ha visto il transito di un paziente Covid?;
  3. Perché i pazienti Covid vengono portati in giro per il Pugliese-Ciaccio, dall’area Emergenza-Urgenza, alla Radiologia come ai reparti di degenza Covid di nuova istituzione (ex Geriatria) con barelle di biocontenimento di fattura artigianale, non certificate per il contenimento di un virus ad alta carica batterica?;
  4. Perché non c’è la garanzia di custodia sanitaria dei reparti, in particolare non esiste all’interno del Pronto Soccorso, dove tutto il personale sanitario di altri reparti, come Malattie Infettive, violano la custodia e transitano all’interno del Pronto Soccorso, come percorso più veloce per raggiungere la degenza Covid nell’ex Geriatria?;
  5. Perché la gran parte del personale sanitario circola all’interno dell’ospedale senza l’uso dei dispositivi previsti, i DPI?;
  6. Perché all’interno del reparto di Pronto Soccorso non esiste il concetto di “vigilanza” quale conferma oggettiva dell’uso da parte del personale di tutti i dispositivi DPI, oltre che alla disposizioni di sanificazione da protocollo, sempre verificata, quella che ha garantito nei primi mesi della pandemia, proprio il Pronto Soccorso?;
  7. Perché il personale sanitario, pure avendolo in consegna – ci sono armadi pieni di DPI – non usa all’interno del Pronto Soccorso, cuffia, mascherina chirurgica+FFp2, camici, calzari, visiera, si può averne la conferma dalla visione dei filmati delle telecamere del circuito chiuso di vigilanza?;
  8. Quanti sono i DPI forniti al personale in un turno di sette ore, considerato che solo mascherina chirurgica necessita di un cambio, in area di emergenza, ogni 2 ore?;
  9. Qual è e dove è fisicamente identificata la stanza di vestizione e svestizione del personale del Pronto Soccorso, che sia isolata dal reparto, in riferimento ai protocollo di sicurezza previsti dal Covid-19?;
  10. Perché la direzione aziendale unitamente alla direzione di reparto del Pronto Soccorso ha dato disposizioni, pena provvedimenti disciplinari, volti a nascondere alla pubblica opinione i reali dati del contagio, il cui focolaio è identificato nell’area di Emergenza Urgenza?;
  11. Perché è stato usato il reparto OBI (Osservazione Breve Intensiva) all’interno dell’area del Pronto Soccorso per ricoverare anche temporaneamente pazienti Covid-19? C’è stata una violazione della sicurezza operativa del personale e dei pazienti/utenti che resta in capo al Direttore del reparto? E’ stata garantita la sicurezza dei degenti, del personale in area OBI con l’uso di barelle biocontenitive per i pazienti Covid ricoverati?;
  12. Perché non è stato usato come reparto temporaneo di ricovero di pazienti Covid, le stanze previste per l’emergenza da grandi catastrofi, che sono allocate all’interno dell’area di Medicina d’Urgenza, sempre come disponibilità del Pronto Soccorso?;
  13. Quale è stata e quale è la responsabilità in termini di garanzia sanitaria del Direttore della Soc di Emergenza-Urgenza di fronte a palesi violazioni del protocollo Covid? Quali provvedimenti lo stesso ha adottato?
  14. Quali sono stati gli interventi migliorativi e di controllo oggettivo dei protocolli Covid e dell’uso dei DPI all’interno dell’area di Pronto Soccorso, da parte del responsabile infermieristico, la caposala e quali provvedimenti anche sanzionatori per violazione, la stessa ha adottato? Come ha garantito anch’essa la sicurezza sanitaria del reparto?.

A questi interrogativi sarà l’Autorità Giudiziaria a dare una risposta, chiarendo i termini del funzionamento del Pugliese-Ciaccio, del rispetto dei protocolli sanitari Covid, dell’assunzione della responsabilità personale dei singoli attori, di un eventuale reato di pandemia e di mancata vigilanza, per come sarà la direzione aziendale, senza escludere Zuccatelli a rappresentare alla pubblica opinione il rispetto delle funzioni e delle funzionalità in termini di garanzia dell’ospedale cittadino, senza non valutare la rimozione di qualche figura apicale indiscutibilmente responsabile.

Resta inteso e questo espone l’Azienda Ospedaliera ad ulteriori azioni di risarcimento, che la non adozione stringente dei DPI e dei protocolli Covid-19, non consente di identificare come “infortunio sul lavoro” l’eventuale contagio del personale sanitario, quello che appare semmai una violazione penale di quanti hanno responsabilità anche operativa delle disposizioni previste dai DPCM in emergenza Covid.