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Non si muore solo di covid, Mirarchi: “Al Pugliese non si riesce a fare una TcPet”

Non si conosce il motivo per cui tale servizio sia stato soppresso, creando notevoli disagi ai pazienti oncologici

“Il Coronavirus fa paura. Certo. Ma lo sappiamo bene che non si muore solo di questo, purtroppo. Esistono infatti tante malattie in grado di uccidere e far soffrire una persona quanto, anzi addirittura assai di più direi, del Covid. Perché questa amara, ma senz’altro manifesta, banalità? Semplice: tutti sembrano averlo dimenticato, compreso chi non potrebbe e non dovrebbe farlo per mission e conoscenze scientifiche. E se al dato che ogni sforzo è concentrato sulla lotta al terribile Virus sommiamo il disastro del nostro sistema sanitario,  capiamo allora come il rischio di dimenticarci della sorte di malati gravi e bisognosi di cure e analisi immediate sia altissimo”.

A esordire così è stato il consigliere comunale Antonio Mirarchi, che attraverso un comunicato stampa ha voluto accendere un faro sulla delicata realtà dei pazienti oncologici i quali, persino dopo la guarigione, necessitano di controlli e percorsi terapeutici allo scopo di prevenire e quindi evitare il ritorno del brutto male. A riguardo ha parlato della situazione del De Lellis, noto presidio clinico del capoluogo specializzato nella cura dei tumori: “Mi giunge notizia che da parecchio tempo ormai nell’azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio non sia più possibile effettuare la TcPet. Che, senza entrare troppo in ambito tecnico, è una metodica di diagnostica per immagini tramite cui è possibile individuare in maniera precoce le varie forme tumorali. Uno strumento fondamentale, insomma, che consente di individuare le neoplasie maligne mediante un esame fino a pochi mesi fa effettuato nel piazzale del De Lellis a bordo di un apposito tir attrezzato. Una struttura mobile in cui si svolgevano indagini cliniche su decine di persone, già ammalatesi in passato o con il sospetto di esserlo diventate.

Gente – ha proseguito il consigliere di Catanzaro da Vivere – che aveva così l’opportunità di fronteggiare il suo serio problema, a seconda della natura e dello stadio della specifica patologia, con le migliori armi messe  attualmente a disposizione dalla Medicina. E invece, come premesso, niente da fare”. Mirarchi ha dunque messo l’accento su una dura realtà, spiegando ancora: “Non si conosce il motivo per cui tale servizio sia stato soppresso, creando notevoli disagi ai pazienti oncologici. Si ipotizza una scadenza di contratto con la società che garantiva la disponibilità della Pet mobile. Credo che se la notizia fosse vera, sarebbe una mancanza intollerabile. Nessuno si è però espresso a riguardo, ad esempio smentendo o confermando tale indiscrezione. Al di là di tutto, io però mi chiedo, questi malati dove devono andare, soprattutto in un periodo difficilissimo come quello corrente? Bisogna in proposito considerare l’aspetto determinante che la sola altra Pet in funzione in città si trova nel policlinico di Germaneto, essendo tuttavia quasi impossibile accedere a questa prestazione sanitaria alla luce dell’elevato numero di prenotazioni con una conseguente lista di attesa chilometrica anche di anni. Ecco allora che molti pazienti a rischio hanno improvvisamente perso un importante, per non dire basilare, punto di riferimento, essendo addirittura costretti a recarsi a Napoli per abbattere i tempi.

E quindi, pur senza indulgere alla polemica, prendendosela sempre con il commissariamento della Sanità calabrese – ha concluso l’esponente aielliano nel civico consesso – dobbiamo mettere in rilievo come molte disfunzioni siano locali nelle varie Aziende del territorio. Basti pensare come al Ciaccio gli altri servizi essenziali, da Ematologia e Radiologia, non abbiano smesso di funzionare. Mai. Ed è il motivo per cui vengono invece erogate prestazioni come nulla fosse malgrado il momento molto particolare che stiamo vivendo”.