‘Operatori sanitari, li chiamiamo eroi ma poi la burocrazia li penalizza’ foto

'In prima linea contro il coronavirus, eppure l’inesorabile burocrazia non risparmia sanzioni e disagio aggiuntivo'

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    “Ogni bocca che si apre in questi giorni di pandemia chiama eroi gli operatori sanitari tutti perché sono una delle categorie in prima linea contro il coronavirus e a rischio quindi di contagio. Eppure l’inesorabile burocrazia non risparmia loro le sanzioni e disagio aggiuntivo a quello della positività e della malattia covid.

    Esempio n.1. Operatore socio sanitario catanzarese si positivizza al covid in una clinica privata di Ravenna. Essendo un operatore sanitario ha diritto alla certificazione Inail, ma la sua clinica privata non denuncia all’Inail l’avvenuto e non redige il certificato, io suo medico di famiglia non posso fare prima certificazione Inail ed è inopportuno che si rechi in pronto soccorso per farselo fare perché essendo positivo diffonderebbe il virus. Rischia quindi di perdere il corrispettivo economico dei giorni di isolamento.

    Esempio n.2. Medico dell’ospedale Pugliese affetto da malattia respiratoria covid guarisce ma l’esito del tampone ritarda ad arrivare, vorrebbe rientrare e continuare la sua battaglia contro il covid, e Dio sa quanto sarebbe necessario, ma non lo può fare perché l’esito del tampone non arriva e con esso il protocollo di fine isolamento ASP.

    Esempio n. 3. Numero due Infermieri dell’ospedale Pugliese (proprio quelli in primissima fila nella lotta contro il covid) che si trovano nella stessa situazione del caso n.2.

    Esempio n.4. Assistente sociale di comunità vorrebbe tornare al lavoro ma dopo ben 4 tamponi, di l’ultimo negativo, e 30 gg passati dalla positività al covid, quindi oltre ogni limite previsto dai vari DCPM, non lo può fare perché la sua struttura pretende una visita medica preventiva della stessa struttura che si svolge a 100 km di distanza dall’abitazione dell’assistente sociale.

    Esempio n. 5. Ad una mamma di infermiera, in isolamento per la sua positività al covid, l’Inps non riconosce i giorni di quarantena perché la certificazione del medico di famiglia manca di protocollo ASP che, più volte richiesto, non è mai arrivato. Esempio n. 6 Famiglia di 4 persone da oltre un mese in isolamento perché l’infermiera componente della famiglia ha alternanza di positività e negatività al covid.

    Tutti questi “eroi” alla fine e per fortuna non hanno avuto grandi problemi per la positività al covid ma li hanno avuti dalla burocrazia e tutti sappiamo che in condizioni di isolamento o quarantena tutti i disagi si amplificano e vengono percepiti in modo accentuato. Sappiamo che tutti in questa situazione di pandemia stanno facendo il possibile e questa nota non vuole accusare nessuno, ma sarebbe anche il caso che tutte le energie venissero spese solo per la lotta contro il coronavirus e non impegnate, in gran copia, per come avviene, ad esasperare gli atteggiamenti burocratici anche contro gli “eroi”. Che ognuno facesse qualcosa per non esasperare i disagi causati dalla pandemia. L’Inail trovasse una soluzione per garantire i corrispettivi agli “eroi” malati di covid, l’Inps non pretendesse un protocollo che non c’è, la Asp che non accusi i medici di redigere certificazioni senza protocolli in quanto questi non esistono, che il governo emanasse all’interno dei DCMP normative realmente applicabili e atte a non esasperare la burocrazia e così facessero le regioni, i sindaci, l’Inps, l’Inail, le ASP etc.., ognuno per la sua competenza. Ricordiamo infine che di covid si muore anche e specialmente gli “eroi”.!” Così in un comunicato stampa l’associazione dei medici di famiglia di Catanzaro Mediass. 

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