Quantcast

Trenta bimbi già nati, 200 transfer di embrioni e molte gravidanze in corso: ecco il 2020 della procreazione assistita

Nonostante il primo lock-down abbia allungato le lista d'attesa, il Centro del Pugliese-Ciaccio ha ottenuto ottimi risultati

Trenta bimbi già venuti al mondo e altri pronti a farlo.  E’ positivo, nonostante i rallentamenti causati dal Covid 19, il bilancio del Centro pubblico di terzo livello che, all’ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro, genera la vita grazie alla procreazione medicalmente assistita. Inaugurato il 31 ottobre, il Centro è diretto dalla professoressa Roberta Venturella. A lei abbiamo chiesto un resoconto dell’anno che sta per finire.

Prof.ssa Venturella, quali sono i numeri del 2020 del Centro di Procreazione Medicalmente Assistita dell’Ospedale “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro?

“Abbiamo chiuso il 2020 con 670 cartelle cliniche in attivo. La maggior parte sono coppie che accedono al centro con una storia di infertilità, e che hanno bisogno di noi per trattamenti di I, II o III livello. Nonostante i mesi di stop causa Covid, quest’anno abbiamo portato 125 donne in sala operatoria per prelievi ovocitari e abbiamo eseguito oltre 200 transfer di embrioni, tra cicli a fresco e scongelati. Sono numeri importanti, considerato che il centro ha iniziato il primo ciclo di ICSI a luglio del 2019 e che stiamo lavorando adattandoci agli spazi esistenti, che non sono ancora adatti ad un Centro di III livello che è unico in tutta la Regione. Avremmo bisogno di stanze di degenza dedicate, così da poter garantire cicli tutte le settimane. Purtroppo, l’Ospedale ha una capienza limitata e trovare nuovi locali che siano adeguati non è mai facile. Ma siamo soddisfatti, eroghiamo migliaia di prestazioni mensili, lavoriamo a pieno regime. Stanno crescendo anche i numeri dei pazienti che accedono per preservare la fertilità, nel 2020 abbiamo congelato ovociti e liquido seminale per una ventina di casi.

Stanno crescendo anche i numeri dei pazienti che accedono per preservare la fertilità, nel 2020 abbiamo congelato ovociti e liquido seminale per una ventina di casi.

Questo comporta una reperibilità h24 sette giorni su sette. Nonostante le difficoltà, stiamo garantendo i servizi, è motivo di orgoglio per me. E poi ci sono i nostri bimbetti, siamo già oltre i 30 nati, e molte gravidanze sono in corso. è un traguardo meraviglioso ogni volta che una coppia ci comunica che è nato il loro bambino”.

Quanto il Covid 19 ha inciso sulle vostre attività? 

“Moltissimo, purtroppo. Lo stop dei trattamenti durante il primo lock-down e la relativa riduzione dei numeri ammissibili alla riapertura ha drammaticamente allungato le nostre lista d’attesa. Prima di marzo avevamo 4 mesi di attesa per una fecondazione assistita, che per un Centro Pubblico era straordinario. Dopo il primo blocco, e anche a causa del fermo attuale, la nostra lista d’attesa è arrivata a 9-10 mesi. Purtroppo, anche adesso sono sospesi i prelievi ovocitari, a causa dell’ordinanza che ha bloccato tutti i ricoveri per interventi in elezione. Stiamo continuando con i trasferimenti embrionari di embrioni già congelati, dal momento che si tratta di procedure ambulatoriali che non necessitano di ricovero. E stiamo continuando con tutte le altre attività di diagnosi e prime visite, il che da un lato è ottimo, dall’altro ovviamente aumenta l’imbuto tra le coppie che inseriamo in lista d’attesa e quelle che riusciamo a trattare. Speriamo che con il vaccino appena arrivato, si possa ricominciare anche con i ricoveri in elezione e così ripartire con le attività a pieno regime.

Speriamo che con il vaccino appena arrivato, si possa ricominciare anche con i ricoveri in elezione e così ripartire con le attività a pieno regime.

Resta il fatto che i dati pubblicati negli ultimi mesi impongono la massima prudenza: sembra che le donne in gravidanza che contraggono il Covid siano più a rischio di incorrere in complicanze severe, polmoniti gravi e che necessitino più spesso di cure intensive. Per questo bisogna evitare in tutti i modi possibili il contagio, a maggior ragione durante la gravidanza”.

Qualche giorno fa ha parlato delle procedure di preservazione della fertilità per i pazienti con tumori. Ci spieghi meglio. 

“I trattamenti chemioterapici e alcuni tipi di radioterapia, seppure con modalità e intensità diverse, possono arrecare un danno alle gonadi, cioè agli organi che producono ovociti e spermatozoi, e in alcuni casi il danno è irreversibile. Oggi, grazie alla presenza di linee guida internazionali, esiste la possibilità di sottoporre alcuni pazienti a procedure di preservazione della fertilità prima di iniziare i trattamenti anti-tumorali. Nel maschio è sufficiente una raccolta del liquido seminale, che poi congeliamo in azoto liquido presso il Centro. Nelle donne la procedura è leggermente più complessa, perché richiede una somministrazione di farmaci per circa 10-12 giorni e il successivo prelievo degli ovociti in sala operatoria. Tuttavia, quando il processo inizia rapidamente, le pazienti hanno il tempo di sottoporsi alle terapie, senza che questo impatti negativamente sulla loro prognosi. E’ fondamentale ovviamente che l’oncologo che ha in cura il caso proponga rapidamente questa opzione e che ci contatti quanto prima. Noi siamo in grado di accogliere la paziente o il paziente entro 24 ore dalla chiamata, a volte anche il giorno stesso, in modo da azzerare i tempi d’attesa.

Noi siamo in grado di accogliere la paziente o il paziente entro 24 ore dalla chiamata, a volte anche il giorno stesso, in modo da azzerare i tempi d’attesa.

E il tutto in maniera totalmente gratuita per i pazienti, grazie all’esenzione per patologia oncologica, che permette di accedere a queste procedure a carico dello Stato. Questa è una cosa importantissima per la nostra regione. Forse ancora di più del servizio di PMA in se stesso, perché ci permette di supportare ragazzi e ragazze giovanissimi, nel mezzo di una tempesta emotiva come quella della diagnosi di tumore, dando una speranza di “normalità” per il futuro. Ci sono dati che dimostrano in maniera chiara che anche questo può contribuire positivamente al processo di guarigione. Chiaro, non sono procedure eseguibili nel 100% dei pazienti giovani, ma le indicazioni ormai sono chiare, e i colleghi Oncologi le conoscono bene. Stiamo collaborando sempre di più, è una cosa bella”.

Cosa si aspetta dal 2021 per la sanità calabrese?

“Sinceramente? Sono abbastanza disillusa. Vedo quotidianamente troppe discrasie tra quello che dovrebbe essere e quello che è. Il Sistema Sanitario è ridotto ai minimi termini, lavoriamo solo per passione, fino a quando ne abbiamo la forza. E fin quando ce lo lasciano fare. Ma tra burocrazia e burocrati, tra il disinteresse e purtroppo l’incompetenza che si è palesata in chi avrebbe dovuto amministrarci, siamo veramente allo stremo. Adesso sembra inevitabile una attenzione in più verso la sanità Calabrese. Io mi auguro solo che ci si ricordi che il problema qui non è solo l’infiltrazione mafiosa, gli appalti truccati ecc ecc.. problemi sicuramente esistenti ma non ci si può concentrare solo su questo. Tante cose non funzionano perché non c’è abbastanza comunicazione tra gli operatori sanitari e gli amministratori.

Tante cose non funzionano perché non c’è abbastanza comunicazione tra gli operatori sanitari e gli amministratori.

Ma il 2020 è andato così male, che per il prossimo anno non possiamo che aspettarci qualche bella notizia!”.

Cosa si sente di dire alle tante coppie che vivono il dramma di non riuscire ad avere figli. 

“A loro dico di affidarsi ai Centri e agli Specialisti del settore, e di farlo più rapidamente possibile, se il bambino non arriva dopo un anno di tentativi e se la ricerca inizia in età avanzata. Alle coppie in generale, a quelle che ancora non ci hanno neanche pensato, dico di non rimandare troppo. Purtroppo, l’orologio biologico esiste e questo concetto è troppo spesso ignorato. La TV fa vedere le gravidanze delle VIP cinquantenni e per questo tante donne sono convinte di poter avere figli senza difficoltà fino al momento della menopausa. Non è così: smettiamo di essere fertili 10 anni prima della nostra menopausa, e nel 80% dei casi questo significa tra 40 e 42 anni.

Non è così: smettiamo di essere fertili 10 anni prima della nostra menopausa, e nel 80% dei casi questo significa tra 40 e 42 anni.

Nel 10% anche anni prima. Sono pochissime le donne ancora fertili a 42-43 anni, neanche il 5% del totale. Quando si esaurisce la riserva di uova nelle nostre ovaie, neanche una fecondazione assistita risolve il problema. Quindi non rimandiamo troppo, non sottovalutiamo il tempo che passa. Affrontate il tema, anche solo per un consulto, prima possibile. A 30 anni qualsiasi ragazza dovrebbe parlare con un ginecologo che si occupi di riproduzione, per conoscere le proprie chances, la propria situazione di partenza, la propria riserva ovarica, e in generale per fare una chiacchierata sui tempi del concepimento. La conoscenza è potere, e a volte permette di aggiustare per tempo il tiro, o almeno di mettere in campo strategie di prevenzione comunque efficaci, se precoci”.