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Francesca Prestia vicina ai lavoratori del Sant’Anna Hospital

Rappresenta un pezzo prezioso  della sua più fulgida storia scientifica e culturale

“Ho voluto esserci anch’io accanto ai dipendenti del Sant’Anna Hospital che giorno e notte presidiano la struttura finita in un ingorgo di carte e di incomprensioni verticistiche che rischiano di soffocarla e da cui è necessario tirarla fuori”. E’ quanto si legge in una breve nota stampa della cantastorie Francesca Prestia. 

Le carte, comunque siano disposte, debbono far prevalere l’alta qualità delle prestazioni erogate dalla clinica, mentre le incomprensioni tra persone che, ne sono certa,  nutrono la stessa ansia di rinnovamento della Calabria all’insegna della legalità, debbono assolutamente essere diradate.

Il mio appello è rivolto ai commissari dell’Asp e al commissario della sanità, affinché  riconoscano e valorizzino  l’eccellenza scientifica del Sant’Anna.

Da catanzarese che ama profondamente  la sua città e da artista impegnata a promuovere la Calabria migliore, mi impegno (appena tutto sarà chiarito) ad invitare al prossimo spettacolo che  terrò a Catanzaro (proprio su una remota vicenda storica catanzarese assimilabile alla shakespeariana Romeo e Giulietta) sia le professionalità del Sant’Anna che la prefetta Latella e il commissario Longo, perché anche simbolicamente, si mandi un messaggio univoco: in Calabria bisogna difendere la buona sanità e agire con il bisturi per estirpare la malasanità ovunque essa si annidi.

Penso, infine,  che a questa struttura,  in cui medici e infermieri, ogni santo giorno e  con una professionalità riconosciuta universalmente,  salvano vite umane,  finendo col diventare un approdo sicuro per i calabresi e, nel suo settore, un faro di riferimento in un contesto sanitario regionale disgregato, si debba approcciarsi con un solo obiettivo: consentirle di proseguire le attività.

Catanzaro ha nel Sant’Anna hospital – e questo voglio dirlo soprattutto ai miei concittadini – un pezzo prezioso  della sua più fulgida storia scientifica e culturale che può fungere anche da esempio per  programmare uno  sviluppo della città sostenibile, equilibrato e che antepone il merito alle appartenenze. Non voltiamoci dall’altra parte!”