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Il cardiochirurgo del Sant’Anna e l’incontro con “Giovanni di Castrolibero”

Giovanni è incazzato nero, e copre di vergogna i miei 57 anni: che mondo gli lasciamo?

di Alessandro Testa

Giovanni è di Castrolibero. Studia storia e filosofia a Cosenza; ieri mattina insieme con altri studenti e attivisti di tutta la Calabria è venuto a Catanzaro per dare un segno tangibile della sua vicinanza ai lavoratori del S. Anna in presidio permanente.
Dietro mascherina e occhiali da sole si intuiscono il viso giovane e lo sguardo deciso; discutere con lui, anche in modo acceso ma franco come conviene a persone che si rispettano reciprocamente è stato esercizio di libertà e speranza nel futuro. Nuove generazioni hanno idee che potranno non coincidere con le nostre ma che per loro tramite segneranno il futuro e noi che abbiamo già fallito a modo nostro non possiamo farci nulla.

Giovanni mi racconta di suo padre disoccupato che ha rinunciato a curarsi i denti perché costa troppo, di sua madre malata che deve sottoporsi a cure costanti e che in passato ha dovuto sottoporsi a interventi chirurgici pagando di tasca propria in un centro privato perché nel caos creato dalla chiusura degli ospedali e l’assenza di medicina territoriale la risposta della sanità pubblica è inesistente. Ha dentro una rabbia che mette i brividi, usa il linguaggio evoluto di chi possiede gli strumenti culturali per articolarla in visioni definite. Sanità tutta pubblica, lotta al malcostume della corruzione, supporto alle spese sanitarie. Parlare con lui è impegnativo perché Giovanni non si accontenta di frasi fatte e non riconosce a priori alcuna autorevolezza. Mi chiede conto, mi mette all’angolo, mi obbliga ad essere perfetto perché una sola virgola fuori posto è per lui il telo rosso che scatena la puntualizzazione, l’accusa, la correzione. Mi fa sentire vecchio, mi coglie nel fatale errore di giudicarlo solo per gli anni che ha, mi attacca col fuoco di parole dure, taglienti, che ardono come paglia il mio piedistallo.

Giovanni è incazzato nero, e copre di vergogna i miei 57 anni: che mondo gli lasciamo? Macerie di diritti per i quali sono morti milioni di soldati e lavoratori, il deserto di assistenze mancate, di lavori cancellati, senza oasi cui saziare la sete di dignità. Gli lasciamo i corrotti che hanno stuprato la sanità, che hanno in banca i soldi necessari ai padri e alle madri per le cure mediche, che quasi certamente lo costringeranno a cercare altrove il terreno fertile per coltivarci la vita.
Giovanni mi inchioda al muro del S. Anna Hospital con lo stesso sguardo che si è portato addosso per cento e passa chilometri e che sostiene i lavoratori.
Vorrei parlargli ancora, so di avere dentro le cose giuste da dirgli ma il mio linguaggio è stanco, le idee annebbiate, il sangue debole.
E desisto. Ha ragione lui, hanno ragione quelli come lui che già si prendono il mondo.
Lasciamoglielo in condizioni decenti, prima di andarcene.

*cardiochirurgo Sant’Anna