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Sabatino Nicola Ventura: “Sempre da sinistra sulla cardiochirurgia”

Riorganizzare il Servizio Sanitario della Calabria è un imperativo, ma per evitare un’operazione gattopardesca, dovrà comportare una “rivoluzione”

di Sabatino Nicola Ventura

La Dottoressa Benerice Brutto, Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana, già Vice Questore, fa ricorso a una delle più famose terzine del sommo poeta Dante, quella nota come canto di Ulisse, che rivolge ai suoi compagni l’appello a continuare il viaggio oltre i confini della terra conosciuti: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtude e conoscenza”. Lo fa, per ricordare che anche nel nostro tempo gli esseri umani non dovranno dimenticare che diversamente dalle bestie, posseggono una mente da declinare sempre all’apprendere, sapere, conoscere. La Brutto scomoda Dante, perché vuole conoscere bene al di là delle frasi rutinarie ed abusate, spesso non chiarissime, la sostanza di quanto sta accadendo al Sant’Anna Hospital.

Il Suo intervento mi offre l’occasione per ritornare sull’argomento, lo faccio, ripeto, esponendo una posizione politica di sinistra.

Metto, ancora una volta il dito sulla piaga e, per come ho già scritto nei giorni scorsi, continuo ad esprimere la mia posizione, evitando tatticismi, diplomazie, accorgimenti mirati a non avere dissenso, su una questione che, noto, registra un’opinione unanime, che ritengo incomprensibile.

LA SANITA’ CALABRESE

La sanità calabrese, per come la recente legge, Decreto Calabria Bis, stabilisce, e per quanto è stato detto e denunciato negli ultimi mesi, dovrà essere rilanciata con determinazione nuova. La svolta, ne abbiamo particolare necessità, potrà, però, avvenire solo se avremo la capacità di bucare il muro di gomma alzato in oltre mezzo secolo, e se saremo capaci di opzioni politiche, ripeto politiche, di particolare novità e discontinuità. Sarà, quindi, necessario mettere in discussione le scelte e le prassi sino ad oggi mantenute se si vuole realizzare una sanità di qualità e quantità adeguate per i calabresi. Riorganizzare il Servizio Sanitario della Calabria è un imperativo, ma per evitare un’operazione gattopardesca, dovrà comportare una “rivoluzione”. Bisognerà avere nel procedere (non sarà facile) la forza per fronteggiare e sconfiggere la reazione di chi, toccato negli interessi, difenderà l’esistente; di chi non comprenderà subito le nuove scelte perché erroneamente informato e formato; di chi sarà intaccato negli affari, soprattutto la “pseudo imprenditoria privata accreditata e, come si stabiliva un po’ di anni fa, convenzionata in sanità”, che scatenerà i lavoratori e gli utenti strumentalizzati contro chi oserà rompere gli schemi consolidati e le scelte “storiche” altrettanto stabili e sicure. Le recenti dichiarazioni della politica sul Sant’Anna Hospital, purtroppo, non si differenziano: destra, centro, sinistra, populisti sono ancorati ed inamovibili rispetto la difesa acritica di quanto è.

Il tema della sanità, in questa campagna elettorale, già iniziata, per il rinnovo del Consiglio Regionale, penso dovrà essere una delle questioni di confronto e forse di scontro tra la sinistra e la destra e i populisti. Le proposte programmatiche sul Servizio Sanitario Regionale che saranno, ritengo, presentate, non potranno che evidenziare le differenze insite nelle diverse concezioni.

Torno alla “vertenza Sant’Anna Hospital”, per usare un termine sindacale, essa contiene una parte importante degli elementi sui quali la politica si dovrà misurare, sia nel merito stretto della questione, sia più in generale: scelte strategiche.

Succede che a Catanzaro oltre alle buone Cardiologie, anche interventistiche, del Pugliese/Ciaccio e del Policlinico Universitario è in attività, da moltissimi anni, la cardiochirurgia universitaria. Ma per i “miracoli” della politica calabrese, fu deciso, oramai da vent’anni, di non sostenerla, di trascurarla. Il servizio pubblico di cardiochirurgia Universitaria offre, voglio ricordare, per come ha confermato il prof. Pasquale Mastroroberto, una buona qualità di prestazioni di valenza nazionale; purtroppo non è mai pienamente decollato, a causa di particolari disattenzioni: la circostanza principale è nel non avere adeguato per quantità e qualità l’organico al fine di potere fare fronte ad un carico di lavoro superiore a quanto oggi è già in condizione di soddisfare.

La Cardiochirurgia Universitaria, per non curanza e scelta, che ritengo illogica e assurda della politica sanitaria della Regione e dell’ASP, e probabilmente con scarsa attenzione della stessa Università, non è stata adeguatamente considerata. Essa però, lavorandoci da subito, dovrà essere, non potrà avvenire diversamente, il punto di riferimento regionale più importante (ricordo che si tratta del servizio pubblico di cardiochirurgia del Policlinico Universitario).

Sino ad oggi, la scelta è stata di affidare la cardiochirurgia, per un servizio, ritengo, complementare, integrativo ad una “istituzione” privata attraverso la prassi dell’accredito ed in particolare dei contratti di negoziazione, cioè al Sant’Anna Hospital, che opera, pertanto, a nome e per conte della sanità pubblica. Se non ho letto male, riceve dal Servizio Sanitario, per fare ciò che spetterebbe direttamente al pubblico, circa 30 milioni all’anno, che utilizza per pagare gli stipendi ai dipendenti, il compenso ai liberi professionisti, e credo anche per gli oneri di gestione e altro. (Sarebbe anche giusto conoscere i dividendi per gli azionisti e il guadagno della proprietà). È riconosciuta, in ogni caso, da tutti l’alta qualità delle prestazioni che offre, che dovranno continuare ad essere offerte, per non provocare un grave disservizio alla popolazione.

LA QUESTIONE

La questione che io pongo, ma che nessun’altro ha ritenuto di riprendere e valutare, attiene al ruolo che nella politica degli accrediti, hanno avuto le istituzioni pubbliche preposte.

È bene informare chi non sa, che un’organizzazione sanitaria privata in possesso di ogni requisito di legge può chiedere di svolgere per conto del servizio sanitario nazionale, un’attività ad integrazione o a completamento, di quanto il pubblico, per diverse ragioni non è in grado di assicurare totalmente o parzialmente ai cittadini. Comunque dovrà riguardare un servizio importante, essenziale (di questo si deve trattare), che il cittadino ha il diritto di avere. Considerato però che il servizio è di pertinenza pubblica, ogni “convenzione” non potrà che essere una scelta “obbligata”, ma temporanea; giusto il tempo necessario per consentire al servizio sanitario pubblico di offrirlo direttamente. Non dovrebbero essere affidate le funzioni pubbliche, mortificando il ruolo e le funzioni che sono direttamente di competenza del Servizio Sanitario Nazionale. Ogni accredito, ma in particolare il contratto di negoziazione, non potranno che avere un tempo di durata, salvo servizi particolarissimi, che il pubblico non ha convenienza (soprattutto economica) ad espletare direttamente.  Questa dell’accredito e dei “conseguenziali” contratti di negoziazione, anomalia tutta Italiana, necessita in Calabria di una profonda verifica e di una rivisitazione. Il caso Sant’Anna Hospital è emblematico di una situazione che si è estesa e consolidata, e che dovrà, insisto, rapidamente essere rivista: ha debordato, è divenuta illogica, dispendiosa, non giustificata. S’impedisce, attraverso questa prassi la nascita o l’implementazione di servizi pubblici a vantaggio di terzi; è qualcosa d’incomprensibile e d’inaccettabile, come nel caso della Cardiochirurgia Universitaria. Dunque, per informare più precisamente, il Sant’Anna offre “per delega” un servizio di sanità pubblica, peraltro in una città, Catanzaro, che è già dotata, perché?  La risposta non credo potrà essere soddisfacente.

La Cardiochirurgia pubblica a Catanzaro è nelle condizioni di svolgere bene questa funzione, ma per soddisfare un più alto carico di lavoro, è necessaria e, ritengo, moralmente dovuta una implementazione.  Bisognerà soltanto scegliere, quello che dovrebbe essere normale per una politica intelligente, di spendere i soldi del SSN per assicurare una sanità pubblica di qualità.

Si pone, giustamente, nel caso dei lavoratori del Sant’Anna Hospital, se ci saranno nuove ed augurabili determinazioni, la tutela del lavoro e la necessità di non perdere le professionalità specifiche acquisite. Ricordo che chi lavora alla casa di Cura è già pagato di fatto, dalla sanità pubblica. La politica, quella con la P maiuscola dovrà scendere in campo e risolvere positivamente il problema.

Ai lavoratori del Sant’Anna dovrà essere assicurata la continuità del lavoro attraverso il loro impegno direttamente, una volta avviata ogni procedura ammnistrativa, economica e di politica sanitaria, nelle strutture della sanità pubblica al servizio di cardiochirurgia per contribuire ad adeguarlo e rafforzarlo. Ciò non andrebbe ad alterare nulla, neanche gli organici dei dipendenti. Anche i professionisti potranno continuare a svolgere, se lo vorranno, la loro pregevole attività direttamente nella sanità pubblica, attraverso le modalità che le leggi già consentono. Le soluzioni giuste ed opportune sono possibili, basta volerlo.

Non esiste una questione Sant’Anna Hospital, ma esiste una questione che riguarda la Cardiochirurgia a Catanzaro ed in Calabria che bisognerà risolvere. È necessario chiudere, in tempo utile, scongiurando interruzione delle prestazioni, la vicenda politico/ sanitaria Sant’Anna Hospital, avviando nel contempo il superamento della surroga, del ruolo e delle funzioni   pubbliche che svolge.

Sarebbe, dunque, opportuno che Università e Azienda Ospedaliera Pugliese/Ciaccio nello spirito e volontà dichiarata d’integrazione, assieme ad ogni sinergia con l’ASP, aprissero un capitolo nuovo e virtuoso, partendo proprio dalla Cardiochirurgia, avviando una novità di grande qualità e spessore, anche sociale. Colgo l’occasione per suggerire di valutare la possibilità, anche questo al fine di ridurre l’immigrazione sanitaria, di aprire a Catanzaro per la Calabria, la Cardiochirurgia Pediatrica presso il Policlinico.

Credo che sulla vicenda degli accrediti, la loro opportunità, i costi e quant’altro, potrà svolgere un buon lavoro di approfondimento e di discontinuità il Commissario delegato governativo dottore Guido Longo.

Mi duole molto che sui temi della sanità il sindaco di Catanzaro, massimo responsabile della tutela della salute dei cittadini, abbia marcato da vent’anni una particolare assenza, che oggi pesa molto.