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Sant’Anna, il cardiochirurgo Testa replica a Ventura: ‘L’accreditamento non è un’anomalia italiana’

L'Asp, la sanità pubblica, i ruoli della politica. Il caso della clinica apre una riflessione sul sistema sanitario

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    Riceviamo e pubblichiamo a seguire l’intervento di Alesssandro Testa, cardiochirurgo del Sant’Anna Hospital, in risposta all’intervento di Nicoa Ventura (leggi qui)

    Carissimo dottor Ventura,
    prima di risponderle nel merito mi preme esprimerle la personale simpatia, quella che un comunista prova istintivamente per un compagno. Sebbene non possa vantare un curriculum come il suo, anzi non ne abbia uno, ho portato in tasca per anni la mia tessera FGCI e poi quella del PCI (sezione Xenia Sereni, Portici, NA) fino allo scioglimento del partito. Vedo che ha anche ricoperto ruoli nell’amministrazione ospedaliera e nel sindacato, sono dunque al cospetto di un esperto in materia.
    È quindi con un misto di imbarazzo e stupore, ma con la determinazione che le recenti vicende hanno acceso, che mi trovo obbligato a fare alcune precisazioni.
    La prima, molto banale e per nulla raffinata, riguarda i soldi: chi leggesse il suo articolo penserebbe che la ASP si limiti ad aprire la borsa e a tirar fuori trenta milioni. Tralasciando le non pertinenti allusioni ai dividendi degli azionisti che non mi riguardano e che non dovrebbero riguardare nessuno oltre l’agenzia delle entrate e la guardia di finanza, le ricordo (ma non è necessario vista la sua lunga carriera nell’amministrazione ospedaliera) che la ASP eroga i compensi in ragione dei drg prodotti: in altri termini, se il volume di attività clinico chirurgica si riducesse di un terzo i compensi sarebbero ridotti in maniera analoga. Il fatto che tali cifre rimangano invariate è dovuto alla nostra capacità di mantenere alti gli standard professionali e di rispondere alle esigenze dei cittadini con costanza e dedizione, non certo perché siamo belli e simpatici (alcuni di noi sono decisamente brutti e pure antipatici, pensi un po’).
    Rispondo alla domanda sulla cardiochirurgia pediatrica: non bastano i locali, e in questo caso nemmeno le persone. Se in Italia i centri davvero validi sono meno di cinque, e sono stato benevolo, ci sarà una ragione che qui sarebbe troppo lungo e difficile spiegare. Se è interessato può chiedere lumi al centro universitario ma direi che il suo suggerimento, e lo dico da cardiochirurgo con esperienza anche nel pediatrico, è inattuabile.
    Lei, dottor Ventura, da persona di sinistra difende a spada tratta e lo fa con forza la sanità pubblica. Punta il dito contro la cattiva politica e la cattiva amministrazione che non hanno mai pensato di potenziare la cardiochirurgia del policlinico universitario che, è sua convinzione, deve rappresentare l’unico punto di riferimento regionale: probabilmente a Reggio Calabria, dove è nato e si sta consolidando un ottimo polo cardiochirurgico sotto la direzione del dr Fratto, si staranno interrogando su cosa ne sarà di loro. Diciamo che non sono i proclami a decretare il ruolo degli ospedali ma la qualità e la quantità del servizio offerto. E neanche il campanilismo, quello che per esempio vede la cittadella regionale a Catanzaro e il consiglio regionale a Reggio aiuta: usciamo da questo medio evo.
    Per quanto concerne il mancato potenziamento del policlinico io concordo con lei e penso, da cittadino, che un reparto universitario adeguatamente supportato potrebbe meglio rispondere alle esigenze del territorio; è accaduto in Toscana, dove il reparto universitario fiorentino è balzato da un sonno pluridecennale per arrivare, sotto la direzione del prof.Stefano, a eseguire ben oltre 1200 interventi all’anno rendendo di fatto inutili gli accreditamenti per la cardiochirurgia, che non sono stati rinnovati.
    Sì, perché al contrario di quanto lei afferma i contratti di accreditamento sono già temporanei: la loro durata, ma qui potrei sbagliarmi, è di tre anni al termine dei quali si riattivano tutte le verifiche del caso per il rinnovo. Per il S. Anna la ASP ha seguito procedure per così dire esotiche, che qui sarebbe troppo lungo esporre ma che lei conosce sicuramente e che hanno portato agli eventi da lei definiti “Vertenza del S. Anna”. Ho notato ed apprezzato il suo dilungarsi sull’accreditamento, nel meritorio intento di spiegare a chi non è addetto ai lavori cosa significhi. L’unico punto in cui mi sento di doverla “correggere” è quando parla dell’accreditamento come di anomalia tutta italiana, cosa non vera in quanto quasi tutti i paesi europei in cui il sistema sanitario è decentrato il servizio stesso si basa su un mix variabile di pubblico e privato; noi lo chiamiamo accreditamento, altri usano termini diversi ma la sostanza non cambia.
    Leggo tra le righe l’insinuazione che questa “delega” come lei la chiama, sottragga denaro e anche decoro alla sanità pubblica.
    Ho cercato anche il passaggio in cui parla del buco di euro che le ASP hanno creato nel tempo ma deve essere sfuggito in fase di composizione dell’articolo: poco male, posso farlo io.
    Nei primi 6 anni di piano di rientro, dal 2009 al 2015, le Asp hanno prodotto il seguente disavanzo distinto per area: CS 343 milioni, CZ 194, Kr 54, RC 28, VV 14.
    Il disavanzo per area ospedaliera è il seguente: CS 51 milioni, CZ 20, CZ Materdomini 99, RC 1,8.
    Ricordo, ma lei lo sa, che la ASP di Reggio Calabria non possiede libri contabili a far data dal 2013 e che la ASP di Catanzaro è commissariata dopo essere stata sciolta per infiltrazioni mafiose.
    I numeri dicono due cose, nessuna delle quali ho trovato nel suo articolo.
    La prima è che la sanità pubblica dovrebbe far pulizia e ordine al suo interno prima di intraprendere non meglio precisate opere di potenziamento: furti, peculati, corruzione, infiltrazioni delle criminalità organizzata hanno stuprato il sistema sanitario regionale ed è questo il nemico, non il privato accreditato. I trenta milioni che lei urla sono un granello di sabbia nell’oceano del disavanzo.
    La seconda è che la politica deve riappropriarsi della gestione sanitaria: per come la vedo io il decentramento ha miseramente fallito ovunque, ma in attesa di un epocale e ulteriore cambio del Titolo quinto della Costituzione, accontentiamoci di restituire alla politica ciò che dovrebbe esserle proprio.
    Al termine, una precisazione e un invito.
    Nessuno, in nessuna occasione, ha mai messo in dubbio il valore della cardiochirurgia universitaria dal cui potenziamento potrebbe venire solo un bene per i cittadini e per le casse già vuote delle ASP che ogni anno pagano per oltre 60000 prestazioni extraregionali (che generano poi oltre un milione di pernottamenti alberghieri). Ben venga il potenziamento e ben vengano le professionalità aggiuntive tante volte richieste e mai fornite.
    Qualcuno, parlando con me davanti al presidio del S. Anna, mi ha citato il Vietnam come esempio di sanità pubblica. Sorvolando sull’effettivo valore del sistema, e sottolineando invece come quel paese sia sotto una dittatura ormai da anni come testimoniato da Amnesty e altre fonti non governative, invito tutti e me per primo ad abbandonare la visione ideologica della cosa pubblica e a limitarsi ad avere una visione e basta. Esiste una sanità che funzione e della quale il cittadino si giova, ed esiste una sanità che non funziona, a danno dell’economia e della salute.

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