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Odissea di un paziente tra 118 e Pronto soccorso, il consigliere comunale Costanzo “Sono sbigottito”

Il capogruppo di Fare per Catanzaro commenta un episodio che ha avuto spazio sui social nei giorni scorsi

“Esprimo  il mio più affettuoso  sostegno al signor Sandro Greco con l’augurio che suo padre possa  prontamente riprendersi  in piena salute.  Parole del capogruppo al Comune di Catanzaro di Fare per Catanzaro Sergio Costanzo che fa riferimento a una testimonianza social riportata nel in un post incluso poco più in basso.


Certo aver letto  l’avventura  da lui vissuta  nell’approccio  con la nostra sanità pubblica, ci lascia sbigottiti e seriamente preoccupati difronte a fatti così minuziosamente descritti  che evidenziano quanta insensibilità scarsa umanità e professionalità  si annida nelle nostre strutture. Certamente  la gran parte dei medici, infermieri, ausiliari  rappresentano  delle eccellenze e la pandemia da Covud ha dato prova di quanto di buono esiste anche nelle nostre strutture che si sono contraddistinti  per efficienza, accoglienza e solidarietà  facendo parlare di positività della sanità  calabrese a livello nazionale. Purtroppo fatti come quelli denunciati dal signor Greco “oscurano” quanto di buono e faticosamente la gran parte costruisce. Il caso del padre del signor Greco è un chiaro esempio di come   è stato impedito  il diritto alla salute sancito dalla Costituzione, a un cittadino  perlopiù anziano e ammalato. Se infatti la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure immediate e gratuite ” (art.32 Costituzione Repubblica Italiana) la domanda che si pone è se si possa tutelare questo diritto con modalità discrezionale e irresponsabile da parte del sanitario di turno.

L’odissea e il peregrinare del signor Greco che prima non ha trovato immediata risposta nel 118, poi nel pronto soccorso dell’ospedale Pugliese, dove si è visto costretto a riportare suo padre a casa dopo oltre quattro ore di attesa senza che nessuno si preoccupasse di un anziano di 83 anni che stava mal, n’è un chiaro esempio.  Premesso che è innegabile l’esistenza di una qualche differenza reale tra un ospedale e un altro, tra un ambulatorio e un altro, tra un operatore e un altro, il Servizio Sanitario Nazionale deve comunque assicurare a ogni cittadino lo stesso livello di cure in applicazione totale e assoluta delle garanzie costituzionali. Anche se è ormai diffusa convinzione nell’opinione pubblica che esistano sensibili e reali differenze attribuibili a molteplici fattori spesso oltre le competenze individuali. Medici, infermieri, personale di assistenza, ma anche di supporto amministrativo devono connotarsi per la professionalità e la competenza ma anche per il comportamento e il modo di trattare i singoli utenti che si affidano loro per diagnosi e cura.

Pensiamo al modo di rapportarsi consapevole con l’utenza sofferente per la patologia da cui è affetta e per l’inevitabile stato di ansia.  Bisogna saper dare risposte adeguate e di qualità alla domanda che viene posta, con tutte le modalità di correttezza e competenza. Questo a volte nei nostri ospedali viene dimenticato e non deve succedere che un individuo debba affidarsi “all’aiuto di Dio” come ha fatto il signor Sandro con suo padre. Quanto successo al pronto soccorso del Pugliese è un fatto grave sul quale la direzione sanitaria  dovrebbe avviare una indagine seria e appropriata. Lo stesso dovrebbe pretendere il sindaco Abramo, al quale è affidata per legge la tutela della salute dei suoi concittadini. Non si può lasciare una persona anziana per ore fuori dal reparto senza avere lo scrupolo di accertarne le condizioni. Qui oltre al senso del dovere si è persa l’umanità, l’altruismo, il senso civico. Qui abbiamo perso tutti. Come amministrazione dobbiamo delle scuse alla famiglia e agli altri famigliari quando non riusciamo a far funzionare i servizi e a non farci contaminare dall’umanità della persona che abbiamo davanti e a rispondere con altrettanta umanità”.