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“Lettera a mia madre: ti chiedo scusa se non potrai essere curata in Calabria”

"Invito l’Asp di Catanzaro e la Regione Calabria a smettere di torturare il Sant’Anna, così facendo state torturando gli altri Calabresi"

Lettera indirizzata a mia madre che quattro anni fa è stata operata e salvata al Sant’Anna Hospital di Catanzaro

Durante la conferenza stampa del 28 dicembre scorso indetta dal management del Sant’Anna Hospital, ho sentito dire al direttore sanitario il Dr. Soccorso Capomolla, che combattere per il Sant’Anna è affrontare una battaglia di civiltà e che la chiusura di questa eccellenza pregiudica il nostro futuro e quello dei nostri figli.

È vero dottore, io sono d’accordo con lei.

Chi ha deciso la chiusura del Sant’Anna ha, invece, pensato anche ai nostri genitori ed ai propri genitori? Anime fragili da proteggere.

Quando invecchiano diventano un po’ come i nostri figli e sentiamo la necessità di doverli proteggere.

Mia mamma mi ha dato la vita, mi ha allattata, mi ha cullata, mi ha permesso di essere la donna che oggi sono ed io mi sento impotente.

Cara mamma, vorrei garantirti le migliori cure possibili. Vorrei dirti che andrà tutto bene e le mani di un sapiente cardiologo/cardiochirurgo metteranno apposto il tuo cuore malato. Cara mamma, vorrei dirti che verrai curata nella tua terra, come giusto che sia, ed io potrò venire a trovarti tutti i giorni e farti sentire il calore che solo una figlia può donare alla propria mamma.

Eppure, qualcuno ha deciso di toglierci questa possibilità.

Ti chiedo scusa mamma, se nel 2021 siamo ancora governati da chi, invece, di tutelare le eccellenze le affossa.

Ti chiedo scusa mamma se dovremo fare il “famoso viaggio della speranza” per effettuare un intervento o i controlli che avresti potuto fare benissimo nella terra che ci ha dato i Natali.

Ti chiedo scusa se, con questa semplice testimonianza, non sarò in grado di cambiare le cose.

Anche io invito l’Asp di Catanzaro e la Regione Calabria a smettere di torturare il Sant’Anna, così facendo state torturando gli altri Calabresi.

(Lettera firmata, Pamela Ruga)