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Reparti destinati al covid, carenza di posti per altre malattie infettive

L’allarme del primario del policlinico  “Mater Domini” Carlo Torti: “Il sistema sanitario deve attrezzarsi”. Preoccupa la variante inglese. 

Aumentano i ricoveri nel reparto di Malattie Infettive covid del policlinico Mater Domini di Catanzaro dopo il trasferimento di 13 pazienti dalla provincia di Cosenza, tre trasferiti subito in rianimazione covid. Una situazione di emergenza aggravata dalla forse troppo avventata conversione in centro vaccinazioni dell’ospedale da campo attrezzato dall’esercito nel capoluogo bruzio per affrontare la nuova ondata dell’epidemia. 

pugliese

CARENZA DI POSTI PER ALTRE MALATTIE INFETTIVE

I reparti di malattie infettive in Calabria sono ormai interamente dedicati alla cura dei pazienti covid, così il sistema sanitario regionale sembra incapace di trattare adeguatamente altre patologie infettive gravi come la tubercolosi o la meningite.  Il reparto del “Mater Domini” diretto dal prof. Carlo Torti sta fronteggiando il problema con complesse soluzioni organizzative, che altri ospedali calabresi non possono percorrere anche per i limiti architettonici delle strutture. “Nella fase calante dell’epidemia – spiega il prof. Torti – abbiamo riorganizzato il reparto in modo che alcuni posti letto fossero separati e disponibili per pazienti con malattie infettive, e in brevissimo tempo questi posti letto sono stati occupati da pazienti con patologie come la tubercolosi o la meningite, alcune particolarmente contagiose e pericolose per la popolazione, e per le quali la rapidità nella diagnosi e nel trattamento sono fondamentali”. Nel 2016 sono stati segnalati 100 casi di tubercolosi in Calabria: “Mi chiedo dove vengono trattati questi casi, da chi vengono ricoverati e isolati”, osserva il prof. Torti, che proprio questa mattina non ha potuto accettare il ricovero richiesto dall’ospedale “Pugliese” per un caso di sospetta encefalite. “Tutti i reparti di malattie infettive della Calabria sono giocoforza destinati al covid, ma ci sono malattie infettive che devono essere isolate e che non possono ovviamente essere seguite in questo periodo. Il sistema sanitario deve attrezzarsi, servono percorsi separati affinché tutte le malattie infettive e non solo il covid abbiano la giusta attenzione”. 

COVID, DECISIVO IL RICOVERO PRECOCE

Ad un anno dall’inizio della pandemia la medicina ha accumulato esperienza e fatto grandi progressi nel trattamento del covid.  “Oggi disponiamo di un agente antivirale che se ben utilizzato può essere efficace – spiega il prof. Torti -.  Il Tocilizumab e altri farmaci che agiscono sulla cascata citochimica possono essere utili. Proprio oggi la Società italiana di malattie infettive e tropicali ha in qualche modo riabilitato il Tocilizumab per la terapia. Tra poco avremo a disposizione gli anticorpi monoclonali, che potremo utilizzare per pazienti non ospedalizzati, ma anche su questo bisognerà organizzare il sistema sanitario per accogliere i pazienti nella fase precoce dell’infezione”.

“Quello che è importante davvero – spiega il prof. Torti – è la terapia precoce di questi pazienti, prima che il virus scateni quella cascata citochinica che spesso non è più controllabile.  I pazienti devono essere seguiti in ambito extra-ospedaliero, e quando arrivano in ospedale devono farlo nel modo giusto”. E’ necessario un ricovero precoce “già quando emergono segni di insufficienza respiratoria” ed è fondamentale che arrivino in ospedali in cui è presente il reparto di Rianimazione.  “Questi pazienti spesso evolvono rapidamente – spiega il prof. Torti – e bisogna assolutamente evitare che da ospedali periferici vi siano trasferimenti in momenti in cui il cento ricevente è impreparato o non ha posti. Il primo ricovero deve essere in centri hub dotati di terapia intensiva e rianimazione”.  

Importante anche la terapia domiciliare:  “I medici delle Usca hanno oggi delle linee guida ministeriali importanti, hanno indicazioni di non abusare del cortisone e di fare un uso oculato degli antibiotici, ma soprattutto di ricoverare tempestivamente il malato quando nel corso del monitoraggio, che deve essere intensivo, emergono problemi di insufficienza respiratoria che richiedono un immediato ricorso al pronto soccorso”. 

PREOCCUPA LA VARIANTE INGLESE

C’è inoltre preoccupazione per la presenza anche in Calabria delle varianti come quella inglese, non solo più contagiosa ma anche più aggressiva e letale, che possono avere un impatto sulle modalità di cura.  Non è vero che la variante inglese ha come bersaglio elettivo i più giovani. E’ più contagiosa per tutti, giovani e anziani, ed essendo più contagiosa c’è una maggiore espansione a macchia d’olio dell’epidemia, come è stato osservato in altri Stati, come nel nord Italia e nelle zone maggiormente colpite in questa fase. Dati recentissimi indicano che variante inglese è più pericolosa, aumentando il rischio di morte fino al 50 per cento in più. Le misure preventive e vaccinazioni devono essere rinforzate e accelerate il più possibile. La presenza in Calabria della variante inglese è stata dimostrata, seppure su piccoli numeri. Non possiamo dire quanto sia presente nel nostro territorio, ma c’è da dire che in queste epidemie quando si scopre la presenza del virus o di una sua variante è già troppo tardi, perché c’è già un sommerso di pazienti infetti di cui non si conosce l’entità”.