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Giornata consapevolezza autismo, la riflessione del consigliere Mirarchi

Stigmatizzate alcune lacune palesate dal servizio sanitario nazionale che non garantisce sempre cure adeguate o comunque in numero sufficiente

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“Ieri, in occasione della Giornata mondiale per la consapevolezza dell’Autismo il mio pensiero è immediatamente corso a una famiglia in sofferenza a me molto cara. Mi riferisco a un padre e una madre alle prese con questo problema, essendo il loro amatissimo figlio di 7 anni affetto da tale grave sindrome che, come penso sia noto a molti, comporta un’assistenza continua del paziente, soprattutto se si tratta di un bambino in tenera età. Che deve sottoporsi in tanti casi alla terapia ‘applicata comportamentale’. Senza contare che nella situazione specifica, come premesso alla mia attenzione per ragioni di vicinanza personale, ma anche in altre a me sottoposte da vari amici e cittadini, necessita il ricorso all’approccio terapeutico, identificato con l’acronimo Aba dall’inglese Applied Behavior Analysis, purtroppo non effettuabile nella maggior parte delle strutture pubbliche nella nostra provincia”.

Ha esordito così il consigliere comunale di Catanzaro da Vivere Antonio Mirarchi che si è mostrato parecchio interessato al delicato tema, cercando di farsi parte attiva per quanto il suo ruolo di pubblico amministratore gli consenta malgrado le competenze del Municipio in materia siano molto limitate involgendo la tematica un livello nazionale e regionale. Ma lo stesso membro del civico consesso vuole comunque tenere i fari accesi sull’argomento: “So che la delicata discussione che sto affrontando dev’essere oggetto di interventi governativi e poi da parte della Regione. Io però ho ritenuto opportuno coinvolgere anche un ente locale come il Comune. Ho quindi chiesto al presidente della commissione Politiche Sociali Rosario Lostumbo e all’assessore al ramo Lea Concolino, alla presenza della sua collega all’Istruzione Nuccia Carrozza in virtù delle criticità che emergono nell’insegnamento a questi sfortunati ragazzi in favore di cui bisognerebbe apprestare mezzi di supporto di gran lunga più efficaci, la convocazione di una riunione ad hoc in cui discutere della tematica e capire se anche in ambito locale si può far qualcosa seppur in minima parte. Tutti coloro che ho sentito fra chi figura tra le istituzioni cittadine si sono mostrati molto sensibili. E sono sicuro che lo sarà anche la totalità dei componenti del Consiglio a cui chiedo un supporto a qualsiasi titolo, considerato come nell’occasione non possano esistere logiche di schieramento o di partito”.

Mirarchi, proseguendo nella sua nota, ha pure stigmatizzato le lacune palesate dal servizio sanitario nazionale che non garantisce sempre cure adeguate o comunque in numero sufficiente in rapporto alle esigenze del territorio.

“So – ha spiegato – che i reparti di Neuropsichiatria infantile degli ospedali e dei presidi clinici pubblici come, ad esempio, Villa Betania, non riescono a soddisfare tutte le esigenze o non sono adeguatamente attrezzati per garantire servizi come appunto il determinante Aba. Che, ho premesso, pare l’unico più efficace anche per i pazienti nelle condizioni peggiori, i non verbali, purtroppo non in grado di comunicare. I logopedisti e i neuropsichiatri devono infatti ricorrere alla tecnica da me qui varie volte citata, che associa contestualizzandole, le immagini alle parole. È il motivo per cui, chi può permetterselo, si rivolge a professionisti privati e centri non accreditati, ovvero dove bisogna pagare le prestazioni richieste, ma a un costo mensile esorbitante. Parliamo di una cifra che, fra terapie e spese accessorie di spostamenti in auto e simili, si aggira sulle 1.800 euro mensili. Non certo bruscolini, in particolare con i tempi che corrono. Un fatto inaccettabile perché, anche se si tratta di percettori di pensione di invalidità massima e relativa indennità di accompagnamento, la somma ricevuta neppure basta a coprire questo solo esborso. Senza contare le altre mille esigenze che una persona autistica ha. Fatto, quello appena illustrato, che crea una sperequazione intollerabile fra nuclei familiari abbienti o di contro senza grosse disponibilità economiche”.

Il consigliere si è infine soffermato su un altro aspetto chiave della questione, concludendo così la sua accorata riflessione: “A quanto riferito finora, si devono per giunta aggiungere le innumerevoli defaillance del sistema scuola su questo fronte. Basti pensare al fatto che la totalità dei presidi dovrebbero selezionare per gli alunni autistici insegnanti di sostegno in possesso di una preparazione specifica. E anche gli altri professori con cui i docenti di sostegno dovrebbero far da ‘ponte’, sarebbero tenuti, almeno per quanto possibile, a documentarsi per comprendere bene come non siano di fronte a un problema ordinario. Non dimenticando che, mi risulta, in alcuni istituti non sia stato affatto facile far entrare i medici e i professionisti sanitari privati delle famiglie per seguire i loro ragazzi durante le ore di lezione così come c’è voluto quasi un anno per trovare aule idonee a far apprendere le nozioni previste nel programma a questi studenti speciali in modo da scongiurare la Dad, assolutamente inutile per loro”.

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