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“Il nostro Covid, i medici dell’Usca angeli custodi, la parte della Sanità che funziona”

Una donna racconta il suo calvario e quello di suo marito. "Siamo stati seguiti con competenza ed empatia. Ringrazio tutti"

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Riceviamo e pubblichiamo

Ho 69 anni, sono un soggetto asmatico, mio marito ha 73 anni , cardiopatico con neuropatia diabetica ed altre patologia. Abitiamo nel quartiere Corvo

Il pomeriggio dell’8 marzo tornando a casa mi sono sentita strana, mi faceva male la testa e provavo una sensazione di stanchezza. Non ho dato molto peso alla cosa, la sera dopo cena sono andata a letto.

L’ indomani i malesseri della sera precedente sono aumentati e sono  comparsi i primi sintomi della febbre. Non mi sono allarmata, pensando che fosse un semplice raffreddore; più passavano le ore più i malesseri aumentavano: non avvertivo sapori ed odori mentre era comparsa una forte sensazione di soffocamento.

Mio figlio allarmato ha prenotato per me il tampone che ho eseguito: esito positivo al COVID.

Per dieci giorni febbre alta, il medico di famiglia dott. Elena Allevato ha attivato il protocollo  per cui sono intervenuti i medici del Servizio USCA del distretto sanitario di Catanzaro coordinato dal dott. Francesco Passafaro; ed è proprio di questo che voglio parlare.

La mia dottoressa si è presa cura prima di me e poi di mio marito, allorquando anche lui, dopo aver effettuato il tampone, è risultato positivo. Mi ha telefonato tutti i giorni, più volte al giorno, modificando la terapia in relazione all’evolversi della malattia, mentre noi a casa procedevamo con il controllo della pressione, della saturazione, con la misurazione della febbre e del diabete.

Non è vero che la sanità in Calabria non funziona, gli operatori sanitari hanno bisogno di essere incentivati e gratificati.

Questi giovani medici, che non ho avuto il piacere di vedere in volto, sono entrati nella mia casa con garbo, competenza, ci hanno aiutato e supportato, affrontando la mia preoccupazione senza allarmarmi. Sono entrati in empatia anche con il mio cane e mentre chiacchieravamo io superavo l’ansia dell’approccio inziale. Dopo aver effettuato tutti i controlli ci hanno tranquillizzato che avrebbero avvisato il nostro medico. Effettivamente la dottoressa dopo 10 minuti aveva già inviato le impegnative alla nostra farmacia di zona, informandoci anche della nuova terapia.

Nel mentre io iniziavo a guarire, si aggravava mio marito con febbre molto alta. La paura mi ha colto impreparata, non sapevo come avrei potuto affrontare da sola il peggio.

Anche questa volta l’ intervento dei giovani dell’USCA è stato provvidenziale: si sono messi a nostra disposizione come angeli custodi con visite e telefonate, rispondendo con pazienza ed esaustivamente a tutte le mie domande, soprattutto riguardo a mio marito la cui situazione è stata  più grave.

Non hanno mai avuto fretta nell’espletare il loro lavoro sia in presenza che al telefono, ero tranquilla che in qualunque modo si sarebbero messi in contatto con me. Così è stato.

Oltre alla mia dottoressa ed ai medici dell’USCA sento il dovere di ringraziare tutti: parenti e amici che si sono prodigati e messi a disposizione, non facendomi mai sentire sola.

Maria Gentile

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