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“Vicenda surreale S.Anna Hospital diventi caso nazionale. Sentenze Tar valgono ancora qualcosa?”

Nota congiunta i consiglieri comunali Sergio Costanzo,  Eugenio Riccio,Antonio Trifiletti, Antonio Corsi

Ma in Italia hanno ancora un valore le decisioni del TAR ?  Se lo chiedono in una nota congiunta i consiglieri comunali Sergio Costanzo,  Eugenio Riccio,Antonio Trifiletti, Antonio Corsi.

Quello che sta accadendo a Catanzaro nella vicenda surreale del Sant’Anna Hospital deve diventare un caso nazionale. Si sveglino i parlamentari di tutti di schieramenti, quelli che si riempiono la bocca di giustizia e rispetto della magistratura. A Catanzaro c’è un trio di commissari alla guida dell’Azienda Sanitaria Provinciale che crede di essere al di sopra delle leggi e che disattende con sfrontatezza inaudita le decisioni dei giudici amministrativi. Il Governo, e soprattutto le ministre dell’interno Lamorgese e della giustizia Cartabia, intervengano per ripristinare il ruolo dirimente del TAR nelle controversie che riguardano la Pubblica Amministrazione. Tutti i partiti dicono che le sentenze si rispettano. Ebbene a Catanzaro le sentenze non si rispettano. Lamorgese rimuova al più presto questo trio di commissari che vorrebbero passare alla storia come coloro che hanno affossato e distrutto una delle strutture sanitarie di eccellenza del Meridione.

Dov’è il sindaco Abramo, sempre prono nei confronti dei commissari? Da che parte sta? Da quella della città, dei cittadini e dei lavoratori oppure da quella del commissario Latella rispetto alla quale nutre un ingiustificato e sospetto “timore reverenziale”?

Quando l’esercizio della legalità formale diventa manifestazione di illegalità sostanziale? A questa domanda devono rispondere i commissari dell’Asp, dopo la sentenza del Tar Calabria del 24 maggio 2021 n.643 con la quale cade definitivamente il muro di gomma burocratica con il quale si giustificava, anteponendo l’esercizio di presunti comportamenti legali, la paralisi istituzionale dell’Asp verso il S. Anna Hospital.

Una opposizione, prolungata e reiterata in ogni sede e forma, che nei fatti suona come una inappellabile esecuzione di condanna a morte, senza però un giusto processo prima. Per opporsi al S. Anna si è, anche, fatto ricorso a legali esterni pagati con migliaia di soldi pubblici. E così sono 3 le volte, con questa ultima sentenza, che il Tar prova a mettere sulla giusta via della legalità l’Asp di Catanzaro come con l’ordinanza 38 del 2021  e  con la sentenza 460 del 2021.

Questi sono i termini nei quali la comunità calabrese sta vivendo questa assurda vicenda, una farsa da marionette se non fosse una tragedia greca, con da un lato la menomazione delle cure cardiochirurgiche di eccellenza al Sud per migliaia di pazienti che oggi devono riprendere a ripartire verso gli ospedali del nord Italia e dall’altro la fame per oltre 300 professionalità, per le loro famiglie e per tutto l’indotto cittadino che il polo cardiochirurgico garantiva. Un azzeramento totale di cure, lavoro, dignità e merito con un complice, ingiustificato e prolungato silenzio della gran parte della politica.

Siamo ad un punto della storia nel quale le cose vanno chiamate con il proprio nome perché è una Istituzione dello Stato come il Tar che, quando l’Asp nega la contrattualizzazione per il 2020 nelle more di una presunta definizione del procedimento giudiziario in corso che coinvolge dei vertici del S.Anna, risponde in modo chiaro ed inequivocabile che “va smentita la circostanza che la ricorrente fosse priva di accreditamenti nel 2020” ed ancora “la pendenza del procedimento penale risulta inconferente rispetto alla decisione assunta”. E tutte le giustificazioni di correttezza istituzionale anteposte fino a questo momento su che basi poggiavano? Perché, a questo punto, sono stati presi in giro i malati ed i lavoratori?

Molto semplicemente se in uno Stato di diritto vale il principio che le pronunce dei tribunali, come è il Tar, sono manifestazioni di diritto e legalità vale, anche la logica conseguenza ovvero che le condotte censurate dalle sentenze sono condotte illegali.

La verità è che qui è proprio la legalità, le sue affermazione e percezione nei calabresi onesti, che sta perdendo perché quando un comportamento non è chiaro e meritocratico in questa terra parte il vociare, come in questo caso, degli altri interessi che si nascondono, tutto muovono e infischiandosene dei malati e dei lavoratori mirano a realizzare il loro esclusivo interesse economico. Così il S. Anna è vista come la preda da indebolire, abbattere e divorare con bramosia puntando su complicità ed indifferenze.

Fra qualche anno qualcuno magari pagherà il danno economico ed erariale per tutto quello che sta accadendo ma nessuno pagherà il danno morale e di futuro alla quale si sta condannando i calabresi.