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Mediass: “In Calabria più malati cronici e meno fondi, tutte le distorsioni del sistema”

L'appello dei medici di famiglia alla politica

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Riceviamo e pubblichiamo la nota di Associazione  Mediass Medici di  Famiglia a Catanzaro

Dopo l’ultima seduta di verifica del tavolo ministeriale Adduce sull’attuazione del piano di rientro sanitario calabrese non si deve perdere più neanche un secondo per fare ciò che serve per salvare la sanità calabrese e i malati calabresi. Esso ha burocraticamente certificato un nuovo aumento del deficit sanitario calabrese, una pesante diminuzione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), ha imposto un ulteriore aumento delle tasse e delle accise ai calabresi, ha imposto il blocco delle spese non obbligatorie del bilancio regionale fino al 31 dicembre 2022 e ha rifiutato lo “stralcio” del debito pregresso proposto dallo stesso commissario Longo.

Modificare il criterio di riparto dei fondi sanitari alle regioni

Invece per salvare la sanità calabrese bisogna urgentemente modificare il criterio di riparto dei fondi sanitari alle regioni che è la causa primaria del disastro della sua sanità. Infatti la regione Calabria fin dal lontano 1998 è la regione che riceve meno fondi pro capite per la sanità. Per rendere l’idea di cosa si sta parlando basti dire che nell’ultimo riparto dei fondi sanitari la Calabria ha ricevuto 1.700 euro pro capite contro i 2.100 della Emilia Romagna per cui se la Calabria avesse ricevuto fondi come l’ Emilia Romagna per i suoi circa due milioni di abitanti avrebbe incassato circa un ottocento milioni di euro in più e se si moltiplica per i 20 anni nei quali questa ingiustizia si è riprodotta nei confronti della Calabria si capisce bene che nei suoi confronti (e dei suoi malati) si sta perpetrando da parte dei governi centrali un vero e proprio comportamento delittuoso paragonabile solo ai delitti commessi ai tempi dell’unità d’Italia nei confronti dei “presunti “ briganti e dei loro familiari. A conferma di ciò basti dire che da quando è stato imposto alla Calabria il piano di rientro, per la prima volta nella sua storia, l’aspettativa di vita invece di aumentare è diminuita e un bambino che nasce oggi, se le cose non cambiano, è “condannato” a morire ad una età inferiore a quella dei suoi genitori, inoltre a parità di malattia in Calabria si muore prima che non nel resto d’Italia.

La Calabria dove ci sono almeno trecentomila malati cronici in più è la regione che riceve meno fondi pro capite per la sanità

Eppure la Calabria dovrebbe avere, ma adesso avviene il contrario, molti più fondi che non le altre regioni perché in Calabria ci sono circa trecentomila malati cronici in più che in altri due milioni di altri italiani. Dato questo certificato oltre che da tutti gli istituti di statistica sanitaria e dall’Istat anche dagli stessi ministeri della Salute e dell’Economia (quelli del tavolo Adduce) che hanno approvato il decreto 103 del 30 settembre 2015 dell’allora commissario Scura nel quale il dato è calcolabile perché fornito di dettagliate tabelle. Il dato è inoltre conosciuto dal Parlamento e dai parlamentari perché contenuto nei Rapporti sanità che ogni mese di dicembre è presentato e depositato presso le Commissioni Sanità di Camera e Senato in seduta congiunta. Quindi tutti sanno che la Calabria dove ci sono almeno trecentomila malati cronici in più è la regione che riceve meno fondi pro capite per la sanità ed è per questo che nonostante 12 anni di piano di rientro e di gestione commissariale (da almeno tre anni la Calabria ha commissariate anche tutte e cinque le sue ASP, i suoi tre ospedali principali e il Policlinico Mater Domini) oggi il tavolo Adduce registra un ulteriore aumento del deficit sanitario calabrese.

Il malato cronico che non si cura poi per essere curato costa molto di più

Ciò è dovuto al fatto che è il piano di rientro stesso che imponendo i tagli alle spese sanitarie per far rientrare il presunto deficit ha impedito ai malati cronici calabresi di potersi curare e il malato cronico che non si cura poi per essere curato costa molto di più. Inoltre il malato cronico che non si cura si complica a tal punto che poi si deve curare nei costosi centri di eccellenza fuori regione ed è per questo che anche questa spesa dopo 12 anni di piano di rientro è perfino triplicata raggiungendo la stratosferica cifra di 329 milioni non contando la sofferenza di chi deve e migrare per potersi curare. Ministro della salute Speranza (che milita in un partito che dovrebbe difendere i più deboli), commissario Longo (militare con alto senso dell’onore), ministro dell’economia Franco, governatore della Calabria, candidati a governatore della Calabria, sindaci calabresi, deputati calabresi siete e sarete tutti responsabili di questo “delitto” nei confronti dei malati calabresi se da subito non vi attivate a chiudere il piano di rientro, azzerare il deficit e, cosa più importante, finanziare le sanità regionali  in base alla numerosità  delle malattie, dove ci sono più malati (Calabria) più fondi.

(La nota è firmata da Dott.ssa Bianco Rosa, dott.ssa Fabiano Ester, dott.ssa Greco Antonietta, dott. Muscolo Andrea, dott. Nanci Giacinto e dott. Rossi Carmelo).

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