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Azienda Zero e Azienda unica, troppa fretta e poche idee chiare

Mammoliti e Alecci, consiglieri regionali dem, alla Casa delle culture: abbiamo offerto contributi, la maggioranza ha fatto da sola. E si è votata da sola. I contributi del sindacalista e del medico e scrittore Gioffrè

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    I consiglieri del partito democratico hanno votato contro le proposte di legge approvate dalla maggioranza di Palazzo Campanella, non perché concettualmente contrari, ma per il metodo applicato e per i tempi forzati. I due provvedimenti non sono passati in Commissione e non si è consentito ai consiglieri di leggere, capire, porre domande e collaborare al diradamento dei dubbi che pure permangono.

    Generico gennaio 2022

    Raffaele Mammoliti, neo consigliere regionale con lungo passato da sindacalista Cgil, ha convocato una conferenza stampa alla Casa delle culture di Catanzaro per spiegare il voto contrario e per esprimere in forma compiuta i dubbi.

    Per farlo si è accompagnato con il collega di assemblea e di partito Ernesto Alecci, con il segretario regionale della Funzione Pubblica Cgil Bruno Talarico e con Santo Gioffrè il medico scrittore e politico di Seminara nominato da Oliverio commissario straordinario dell’Asp di Reggio Calabria, famoso per avere denunciato le anomalie dei pagamenti all’Asp di Reggio Calabria, portando successivamente al suo scioglimento per infiltrazione mafiosa.

    All’esperienza ha fatto direttamente riferimento lo stesso Gioffrè, ricordando come in passato sia capitato, novello Alighieri, “nell’Asp inferno di Reggio Calabria”, traendone gli opportuni insegnamenti. Di come si debba sapere ben leggere i documenti, ricavando tra le righe ciò che vi è di nascosto o di poco chiaro.

    Per esempio nella legge che istituisce l’Azienda Zero intravede una volontà di accentramento dei poteri che non ha eguali nella storia del regionalismo calabrese e forse nazionale, pur ricchi di tentativi e di tentazioni analoghe.

    L’Azienda zero si propone molte cose, tra le quali di supervisionare su contenziosi e transazioni, in questo richiamando l’antecedente storico inaugurato dalla presidenza Scopelliti per favorire la ricomposizione dei conti ma fallito in modo inglorioso.

    L’Azienda Zero, secondo Gioffrè, accentra i poteri, sfuggendo completamente al controllo del Consiglio regionale, prendendo per sé la polpa e lasciando l’osso al territorio.

    Ci si riempie di belle parole. Ammonisce, ma non si va da nessuna parte se prima non si risolve il problema del debito. Una domanda da porsi e che Gioffrè gira ai politici presenti in sala, perché delle dieci regioni entrate nel piano di rientro solo la Calabria non è riuscita a liberarsene?

    La verità è che in Calabria la sanità non c’è più, eccezion fatta per qualche isola corrispondente ai grandi ospedali, quelli di Catanzaro Cosenza e Reggio. Ma nel resto del territorio, e Gioffrè cita un articolo in inglese uscito nel 2020 su una rivista scientifica internazionale: “in Calabria in nome del piano di rientro si è fatta macelleria sociale”.

    Raffaele Mammoliti punta sulla coincidenza temporale dei due provvedimenti, contemplando una sorta di compensazione tra i due presidenti: quello di giunta, Roberto Occhiuto, che vuole portare a casa l’istituzione di una super azienda di cui rimane nel vago nello specificare la sede, e quello di consiglio, Filippo Mancuso, che vuole equilibrare con l’integrazione delle due Aziende ospedaliere di Catanzaro, il Pugliese e il Mater Domini, quest’ultimo universitario.

    E anche qui, con qualche incongruenza palese, se, nel prospettare in sede di protocollo la costituzione di una commissione paritetica la si risolve con la presenza di due rappresentanti della Regione e di due dell’Università: “E l’ospedale dov’è? Non ha forse pari dignità? Il protocollo che sarà sottoscritto deve garantire a tutti la pari dignità affermando il diritto alla salute per i cittadini e la possibilità di formare nell’area mediana della Calabria il più grande presidio ospedaliero capace di frenare l’emigrazione passiva”.

    Non va giù, a Mammoliti, l’esclusione della minoranza dall’elaborazione di un testo che avrebbe goduto dell’apporto di tutti, ciascuno con la sua specifica esperienza. Con il collega Alecci hanno insistito fino alle ore notturne, ma l’arroccamento della maggiorana è stato tale che alla fine se le è votate da sola, le proposte.

    Recependo dalle altre regioni solo ciò che fa comodo, e tralasciando il resto di buone pratiche: “Per analoghi provvedimenti in Toscana si sono fatte commissioni permanenti convocando tutti gli attori, medici sindacati e partiti. Invece qui ci si è orientati a coinvolgere solo un’oligarchia di portatori di interesse”.

    Anche le organizzazioni sindacali non sono state per nulla consultate. Bruno Talarico, segretario regionale della Funzione Pubblica Cgil, intravede già la spada di Damocle della Corte costituzionale pendere sui provvedimenti, e sarebbe la terza volta sull’integrazione, ciclicamente riproposta e sempre in modo pasticciato.

    In realtà dal suo punto di vista di sindacalista, è una cosa molto più complessa di quanto si lascia intravedere, con la necessità di comparare e riequilibrare conti, debiti, trattamenti economici, richiamando in ciò l’esperienza della fusione delle due Asp di Catanzaro e di Lamezia Terme e certo meno complicata di quella in divenire.

    L’integrazione è ottima cosa, ma bisogna vedere come la si fa, tenendo nella massima considerazione le autonomie funzionali di ciascuna azienda, una forgiata sull’assistenza e l’altra nata sulla ricerca e sulla didattica. Sull’Azienda Zero, la prima valutazione di Talarico è che si traduca in un commissariamento sia del Dipartimento sia delle 5 Asp.

    Il primo svuotato di funzioni mentre, consentendo alla nuova Azienda la vidimazione degli atti aziendali, si crea nei fatti una sesta super Asp intervenendo nella politica sanitaria e gestendo anche la centrale acquisti. Cosa buona è viceversa la centralizzazione dei concorsi per il reclutamento del personale sia per i sanitari e che gli amministrativi, non fosse altro per evitare il continuo lavorio dei sindacati nel rincorrere e confrontare le graduatorie delle singole Aziende.

    “Non ci è piaciuto il metodo – ammonisce da parte sua il consigliere dem Ernesto Alecci -. Il volante della sanità è ora completamente nelle mani del presidente commissario Occhiuto. Azienda Zero ha la sua autonomia finanziaria, con 700mila euro di dotazione, con il suo direttore scelto dalla giunta che riferisce in maniera diretta al presidente e al commissario.

    La proposta di legge non è passata attraverso le commissioni, che non hanno potuto suggerire nulla. Se c’è in campo questa nuova azienda ce ha il compito di ridisegnare la sanità calabrese, mi sembrava giusto posticipare di qualche mese l’iter dell’integrazione, proprio per l’importanza che la creazione della Dulbecco viene ad avere per l’intera sanità calabrese. Il governatore Occhiuto dice di voler essere giudicato dai fatti, e noi lo faremo”.

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