Psicologi, come è cambiato il loro ruolo nel post pandemia. Ecco cosa ci hanno detto

Oggi il pensiero comune sull’utilità della psicologia è mutato e, di conseguenza, anche l’idea che sia di fondamentale importanza non trascurare anche la salute mentale

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La figura dello psicologo, soprattutto dopo il periodo di pandemia che ci siamo trovati a dover vivere, sta prendendo sempre più piede. Ciò perché, il pensiero comune sull’utilità della psicologia è mutato e, di conseguenza, anche l’idea che sia di fondamentale importanza non trascurare anche la salute mentale. A livello politico, sono stati proposti diversi disegni di legge, come quello sull’introduzione del servizio di psicologia di base. Tale disegno, sull’esempio di Campania e Lombardia nelle quali ha già ottenuto l’approvazione, è stato presentato anche in Calabria dal PD, il 5 Aprile scorso. Per approfondire tale argomento, abbiamo intervistato il coordinatore di “Altra Psicologia Calabria”, il Dott. Santo Cambareri, il quale ha partecipato alla presentazione dello stesso alla stampa. Inoltre, abbiamo intervistato anche altri due psicologi che operano sul territorio nel privato ed in ambito ospedaliero. 

Di seguito le interviste 

Dott. Santo Cambareri

Psicoterapeuta sistemico-relazionale

Coordinatore di “Altra Psicologia Calabria”

Sull’esempio di altre regioni italiane virtuose come Campania e Lombardia, si sta cercando d’istituire il servizio di psicologia di base anche in Calabria. Che importanza ha questo tipo di servizio per il territorio calabrese e, secondo lei, quanto ci vorrà per poterlo vedere a pieno regime?

“Rispetto al territorio calabrese l’importanza è cruciale perché questa proposta di legge ci mette in linea con altre realtà virtuose, come la Campania e la Lombardia su tutte, ma va riconosciuto anche il lavoro che stanno facendo Sicilia ed Emilia Romagna nel cercare di dare sempre maggiore rilievo ai servizi psicologici. Risulta, quindi, fondamentale in Calabria perché è una terra che è sotto commissariamento da anni e soffre, dal punto di vista della strutturazione dei servizi in sanità, da moltissimo tempo. Queste difficoltà si riverberano, inevitabilmente, sui servizi psicologici in regione. Per di più, assistiamo a criticità a cascata che riguardano sia il diritto alla salute che il diritto allo studio. Vi sono, purtroppo, servizi consultoriali che arrivano alla chiusura, servizi per le dipendenze che non possono portare avanti i servizi per i quali sono stati preposti. Tutto ciò, a causa di una mancanza di personale sanitario che determina uno stato emergenziale. Quindi, questa proposta di legge è molto importante ma deve rappresentare solo uno dei tanti passi che vanno fatti verso la strutturazione del servizio di psicologia nel sistema sanitario regionale. In merito ai tempi di approvazione, mi auguro che saranno molto veloci. “

Secondo lei, perché si è reso necessario attendere tutto questo tempo per pensare di attivare un servizio così importante per donare il giusto supporto psicologico ai cittadini italiani, nello specifico calabresi? Ci sono stati dei fattori che lo hanno rallentato?

“Piuttosto che soffermarmi sui fattori che lo hanno rallentato, che possono essere diversi, preferirei privilegiare quelli che lo hanno velocizzato. Quest’ultima cosa ci mette di fronte ad interventi che sono stati portati avanti in regione, come il Decreto Calabria, il quale prevede la possibilità per i medici di base di chiamare a sé degli psicologi per ampliare i servizi. Così come, un altro passo in avanti è stato fatto attraverso il disegno di legge della senatrice Boldrini sull’introduzione dello psicologo delle cure primarie. Sicuramente, la pandemia ha sia esacerbato alcune situazioni evidenti, che slatentizzato delle altre che adesso devono essere necessariamente trattate. Di certo ha giocato un ruolo fondamentale, in Calabria, per arrivare al disegno di legge di cui oggi parliamo, l’associazione “Altra Psicologia Calabria”, di cui sono coordinatore. Ciò perché, interpellando diverse figure politiche ed istituzionali, con i dati alla mano, ha cercato di far capire ai decisori politici che investire in psicologia fa risparmiare non solo economicamente ma anche socialmente. Per tale motivo, ci tengo a ringraziare tutti coloro che hanno collaborato con me negli ultimi due anni e mezzo per cercare di portare alla luce gli aspetti sopra citati. “

Quali saranno le novità più importanti che si riserva questo servizio? Chi ne potrà usufruire e, così come vale per il medico di base, sarà un servizio gratuito?

“Innanzitutto, si tratta della strutturazione di un primo livello di servizi di sostegno psicologico per tutti i cittadini calabresi. La finalità principale è quella d’interpretare i bisogni psicologici della popolazione e stabilire un filtro per interventi più complessi, come avviene per la medicina di base. Quello che è significativo sottolineare è che la proposta di legge interviene su tali bisogni a seguito della pandemia ma non solo. L’altro obiettivo importante, sicuramente, riguarda la prevenzione, anche dal punto di vista sociale, come contrastare gli abusi, le dipendenze patologiche o contrastare ogni forma di discriminazione. Ovviamente, c’è anche un obiettivo culturale: diffondere buone pratiche sociali. Quindi, investire sull’approfondimento in merito alle capacità di controllo sulla rabbia o sulle altre emozioni negative e sullo sviluppo delle emozioni positive. Una novità, ripresa dall’esempio della Campania, è l’osservatorio all’interno del servizio. Quest’ultimo servirà a monitorare i risultati, per comprendere e far comprendere quanto investire in psicologia sia utile anche per evitare varie situazioni che si verificano, come l’abuso di terapie farmacologiche o ricoveri impropri. Per quanto concerne il lato economico, il servizio dovrebbe prevedere un ticket ma, essendo ancora in fase di approvazioni, le condizioni economiche potrebbero cambiare in corso d’opera”

Infine, sulla base della sua esperienza, quanto potrà rivelarsi utile tale servizio per intercettare prima quei disturbi che, se trattati nelle fasi iniziali, è possibile che vengano superati con minore difficoltà?

“Sono d’accordo con l’idea che c’è alla base della domanda. Ritengo che l’istituzione di tale servizio, diversamente rispetto a ciò che veniva previsto dal Decreto Calabria, possa essere molto utile, soprattutto perché si potenzia la figura dello psicologo. In Calabria, al momento, il disegno di legge prevede l’inserimento di due psicologi per ogni distretto sanitario ma, in base alle esigenze del territorio, tale numero potrebbe anche crescere. Ciò significa cambiare il sistema, introducendo un primo, iniziale filtraggio, accompagnato da un’azione di prevenzione sociale e, quindi, educativa. Inoltre, queste figure possono indicare la strada esatta affinchè coloro che hanno un disagio psicologico possano venire indirizzati correttamente verso altri professionisti in grado di mettere in atto gli interventi giusti per alleviare la loro sofferenza.”

Dott.ssa Sabrina Anna Maria Curcio

Dirigente psicologo 

Centro Regionale di Neurogenetica, Asp Catanzaro

Cosa ne pensa della proposta d’introdurre il servizio di psicologia di base?

“Sicuramente è un servizio di grande importanza ed utilità. Lo psicologo è diventato indispensabile per ciascun cittadino per dare valore non solo alla salute fisica ma anche alla salute mentale. La pandemia, di certo, ci ha lasciato questa eredità perché, in questo periodo, sono aumentati a dismisura i disagi tra gli adolescenti e tra tutti coloro che, per vari motivi, hanno sofferto le restrizioni imposte dal governo per gestire l’emergenza sanitaria. Alla luce delle tante domande relative ad un miglioramento del disagio psicologico, la figura dello psicologo ha assunto un’importanza notevole. Quindi, questo servizio assumerà un certo peso, in considerazione del fatto che lo psicologo di base farà da filtro e smisterà i pazienti, in maniera molto più efficace rispetto ad ora, verso i servizi preposti alla risoluzione della specifica problematica accusata dal paziente”

Nella sua esperienza, ha incontrato dei pazienti la cui gravità dei disturbi, se riscontrata prima, si sarebbe potuta trattare meglio e con maggiore efficacia?

“È chiaro che, nel mio ambito di lavoro, ovvero con i pazienti affetti da demenza, la diagnosi precoce è essenziale. Ciò perché, sul paziente con segni inziali di demenza, se viene identificato il deficit cognitivo in maniera precoce e, quindi, viene seguito adeguatamente, sia dal punto di vista diagnostico che terapeutico attraverso strumenti farmacologici e non, è possibile mettere in atto strategie che possano rallentare il decorso della patologia e migliorare la qualità della vita. Ma, al di là dell’ambito delle demenze, la possibilità di fare diagnosi precocemente è pregnante in tutto il mondo della psicologia.

Secondo lei, quanto è cambiata, nel tempo, la visione comune sulla figura dello psicologo? Ed inoltre, pensa che, una volta attivato tale servizio, i cittadini calabresi ne vorranno usufruire?

“La figura dello psicologo, negli anni, è cresciuta molto e, ad oggi, trova applicazione in ogni ambito dove vivono, lavorano ed esistono gli esseri umani. Per di più, ha trovato spazio nella pratica clinica, nelle scuole, nei contesti lavorativi e nei contesti volti al benessere. Quest’evoluzione si è generata soprattutto grazie ai social media ed a tutti i personaggi dello spettacolo, i quali si servono della figura dello psicologo per essere consigliati, guidati, spronati e motivati. Inoltre, anche l’impiego degli psicologi in ambito sportivo ha dato ancor più rilievo all’unicità della mente e del corpo. Per quanto riguarda i cittadini calabresi, sebbene ci sia ancora tanta strada da fare, alla luce delle richieste di supporto psicologico che pervengono quotidianamente, credo che questo servizio verrà molto utilizzato.”

Infine, quanto crede che potrà incidere, sul funzionamento di tale servizio, la capacità di fare rete con gli altri psicologi/psicoterapeuti ma anche con i medici sul territorio?

“La rete è indispensabile sia tra gli psicologi che tra gli psicologi e le altre figure sanitarie, principalmente i medici. È importante interagire, dialogare e questo servizio potrà trovare grande linfa nel sistema socio-assistenziale, nel quale verrà inserito ed incardinato. Inoltre, il confronto tra professionisti si è sempre rivelato utile per garantire al paziente un’adeguata risposta al proprio disturbo, per poterlo risolvere definitivamente o per tenerlo a bada nel migliore dei modi.”

Dott. Simone Napolitano

Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale 

Docente e Formatore presso l’ASCoC (Accademia di Scienze Cognitivo Comportamentali di Calabria, scuola di Specializzazione Quadriennale in Psicoterapia)

Cosa ne pensa della proposta d’introdurre il servizio di psicologia di base? 

“Ben venga tutto ciò che può aiutare a diffondere la cultura della cura della salute mentale. Soprattutto in questi due anni di pandemia, abbiamo scoperto, ancor di più, quanto quest’ultima sia una parte importante sotto vari aspetti. Ad esempio, abbiamo visto che chi aveva un repertorio di coping (il modo in cui le persone rispondono e fronteggiano situazioni avverse e sfidanti, ndr.) adeguato, ha gestito meglio le restrizioni. Al contrario, chi aveva un repertorio di coping scarso, ha sviluppato comportamenti disfunzionali e/o patologici. Però, è importante comprendere cosa s’intenda per psicologo di base. Ciò perché, la psicologia, pur essendo una scienza, si discosta dalla metodologia medica o dalle altre scienze, perchè non abbiamo degli strumenti talmente efficaci, tali da poter definire che un qualcosa sia patologico o meno. Quindi, lo psicologo di base va bene ma è necessario strutturare al meglio il rapporto psicologo/paziente, perché non può consistere in un colloquio di 10 minuti, ma deve essere un’anamnesi e un’analisi approfondita sul contesto, sulla storia e sui pattern funzionali e disfunzionali del paziente ”

Nella sua esperienza, ha incontrato dei pazienti la cui gravità dei disturbi, se riscontrata prima, si sarebbe potuta trattare meglio e con maggiore efficacia?

“Assolutamente si, la prevenzione è la cura migliore. Per fare un esempio, in età evolutiva, nei disturbi dello spettro autistico, agire dopo i 9 anni significa essere fortemente in ritardo ed il range di tempo per intervenire sul comportamento è veramente ridotto. Così come se ci troviamo di fronte ad un disturbo d’ansia, il quale tende a generalizzarsi: se agiamo entro i 5 mesi dall’esordio della sintomatologia, riusciamo tenerlo a basa e ad evitare che il paziente arrivi in psicoterapia nel momento in cui non riesce più ad uscire di casa. Usando una metafora presa in prestito dalla medicina, è come curare l’appendicite, se viene presa in tempo, rappresenta un intervento chirurgico di routine, se la si trascura può evolvere in peritonite e può essere anche letale”

Secondo lei, quanto è cambiata, nel tempo, la visione comune sulla figura dello psicologo? Ed inoltre, pensa che, una volta attivato tale servizio, i cittadini calabresi ne vorranno usufruire?

“Andare dallo psicologo, ad oggi, non è più un tabù, almeno per quanto riguarda i giovani ed i giovanissimi, dai 15 ai 40/50 anni. Molto spesso, più che come una cura, viene visto come un’esperienza per crescere ed ampliare il proprio repertorio e le proprie strategie. Anche persone che non hanno un vero e proprio disturbo ma che si trovano in un momento di difficoltà, decidono di farsi aiutare da un parere esterno, anche all’alba d’importanti decisioni che riguardano la propria vita. Lo psicologo di base, di certo, potrebbe funzionare da booster per rendere ancora più naturale la cura della salute mentale.”

Infine, quanto crede che potrà incidere, sul funzionamento di tale servizio, la capacità di fare rete con gli altri psicologi/psicoterapeuti ma anche con i medici sul territorio?

“Questo è un aspetto fondamentale perché la visione che si sta delineando sull’essere umano è di un organismo che interagisce con il contesto a vari livelli. Per di più, interagisce a livello sociale, a livello chimico, biochimico e biofisiologico. Quindi, quando noi ci occupiamo della salute di un organismo non è possibile tralasciare nessun aspetto. Inoltre, ogni macrocategoria all’interno della quale interagisce l’uomo, al suo interno contiene tantissime sfaccettature della medicina e della psicologia. Pertanto, il lavoro d’equipè è fondamentale: l’organismo umano è estremamente complesso, non può essere visto a compartimenti stagni ma è necessaria una prospettiva multilivello e multidisciplinare.”

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