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Il futuro delle economie del Sud: concluso Sud Economics Summer School

Convegno conclusivo ricco di spunti e riflessioni. Sipario sulla dieci giorni di alta formazione promosso dall'associazione Aschenez 

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“Una cosa sono gli interventi emergenziali, quelli che dobbiamo effettuare ma che hanno un effetto limitato a un interesse specifico, altro sono quelli strutturali che portano meno consenso immediato e su cui dobbiamo lavorare perché danno effetti nel tempo”. Chiaro e determinato l’intervento di Angela Robbe, assessore al Lavoro della Regione Calabria, alla tavola rotonda conclusiva dalla Sud Economics Summer School, che si è tenuta questa mattina al Complesso Monumentale San Giovanni a Catanzaro“. “Il lavoro è conseguenza dello sviluppo, – ha ribadito – di interventi lungimiranti che possano avere duraturi sull’economia. Ma lo sviluppo è possibile solo se c’è una filiera istituzionale funzionante, un collegamento tra istituzioni nazionali e regionali, una unità d’intenti che al momento non c’è”. Robbe non nasconde il suo disappunto anche sulle ultime politiche sull’emigrazione. “I migranti – precisa – nella nostra regione hanno avuto il doppio merito di ripopolare alcune zone assolutamente deserte e di creare concrete occasioni di lavoro nel settore dell’accoglienza, ora cosa succedera?”.

Le parole di Angela Robbe sono arrivate al culmine di un incontro da cui sono emerse prospettive future a tinte fosche per l’economia del Mezzogiorno. Il tempo per intervenire e invertire una tendenza – è stato detto –  sicuramente c’è ma tutti devono fare la loro parte. Il convegno, moderato dal docente Ugo Marani dell’Università L’Orientale di Napoli, ultimo atto di dieci giorni dedicati all’alta formazione promossi dall’associazione culturale “Aschenez” con il sostegno della Regione Calabria, non è stato una semplice riproposizione di numeri e dati. Ampio spazio all’analisi ponderata di una situazione in evoluzione, che presenta sfumature differenti a regione a regione. Il disagio economico del Sud parte da lontano. “Il Prodotto interno lordo delle regioni meridionali – ha sottolineato Delio Miotti della Svimez il primo ad intervenire – è quasi sempre stato inferiore rispetto alle regioni del centro Nord. Il Sud a partire dal dopoguerra e per decenni ha beneficiato di investimenti infrastrutturali importanti che sono stati ovviamente indice di sviluppo e che però via via sono diminuiti. Ora si investe solo se il mercato lo richiede”. L’emigrazione interna da problema meridionale è diventato nazionale e questo ha influenzato molto sulla frenata della crescita in numero della popolazione e questo aspetto – secondo Miotti, è destinato ad acuirsi. “Il nostro è l’unico paese occidentale a vivere una situazione di malessere demografico. Nel 2063 la prospettiva è una diminuzione di sei milioni di unità della popolazione nazionale, di cui cinque milioni al Sud. Ci sarà meno popolazione giovane e in età lavorativa e più anziani o molto anziani e la prospettiva e di una robusta riduzione del Pil. Una previsione del genere deve essere presa in considerazione dalla politica di oggi”. Ma quali interventi concreti? Secondo Enrica Morlicchio (Università Federico II di Napoli) un piano straordinario per l’occupazione femminile è da adottare prima possibile.

“La povertà anche quella relativa è inferiore laddove sono maggiori le famiglie plurireddito. Al Nord le monoreddito sono un quarto, al Sud oltre la metà. Finora il modello economico del Mezzogiorno ha tenuto  grazie a un sistema solidale anche e non solo familiare che si sta sfaldando. Ora l’obiettivo della politica nazionale deve essere quella di creare le condizioni perché questé zone d’Italia siano pronte a raccogliere le prospettive di sviluppo non appena si presenteranno non appena, per esempi gli investimenti cominceranno a crescere. Il rischio è che in quel momento non siano pronte più”. Roberto Bevacqua presidente regionale dell’Eurispes ha infine sottolineato l’equazione sviluppo-legalità  “Investire sulla formazione, sulla competenza, sulla scuola in genere – secondo Bevacqua- deve essere un importante punto di partenza”. Bevacqua ha ricordato poi “che la Calabria e il Sud in genere scontano un ritardo infrastrutturale con il resto d’Italia e che le politiche nazionali non stanno certo aiutando a colmare “.

Ro.tol.

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