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Il bus scolastico di Magisano e le fermate di cortesia non per tutti

Lettera aperta di una lettrice: "Nei miei confronti un muro di gomma da parte della locale amministrazione comunale"

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    Riceviamo e pubblichiamo
    “L’episodio increscioso avvenuto stamane è il frutto del muro di gomma innalzato da parte del sindaco di Magisano, dell’assessore Giuseppina Tozzo e del conducente dello scuolabus.
    Ho deciso di raccontare quanto accaduto perché sono estremamente indignata soprattutto nell’aver visto la tristezza e la mortificazione negli occhi di mio figlio quest’oggi.

    Cercherò di spiegare in breve quanto accaduto.
    Risiediamo a San Pietro Magisano e non essendo più presente in questa frazione una scuola primaria, i bambini raggiungono la scuola di Magisano grazie al servizio scuolabus comunale.
    Il primo anno di scuola mio figlio ha usufruito della fermata “storica” di via Vittorio Emanuele, istituita nel 1980 (mi permetto di dirlo con certezza in quanto sia io che mio marito abbiamo usufruito da studenti della stessa fermata ma, soprattutto, perché mio padre ora in pensione, è stato il conducente dello scuolabus per 33 anni).

    Con le restrizioni che il COVID ha portato nelle nostre vite, lo scorso anno l’amministrazione comunale ha deciso di modificare le fermate, portandole a loro dire nei tre punti più centrali del paese; causando, almeno personalmente, qualche difficoltà organizzativa. Tale fermata e infatti per la mia famiglia alquanto scomoda, dobbiamo raggiungerla con l’auto, ed avendo anche un bambino di 10 mesi devo portarlo con me (con l’arrivo dell’inverno diventerà quindi infattibile) o chiedere ai parenti di venire a casa per stare con lui nei minuti di mia assenza.

    Prima dell’inizio dell’anno scolastico avevo già fatto presente il mio problema all’assessore Tozzo proponendo, di ristabilire la fermata precedente, spiegandole che visto che io mio marito lavoriamo, sono i nonni che si occupano spesso dei bambini (sul territorio non è presente un asilo nido) e mio figlio in questo modo potrebbe raggiungere la fermata più facilmente a piedi accompagnato dal nonno. Lei, dopo essersi consultata con l’autista mi ha risposto picche.

    Inizia l’anno scolastico, per me con non poche difficoltà, allora mi rivolgo al Sindaco, Fiore Tozzo, esponendogli tale problematica, anche perché mi accorgo che lo scuolabus effettua fermate di “cortesia” al di fuori delle fermate stabilite, e chiedo quindi di avere di nuovo attiva la fermata vicino casa, ma anche la sua risposta è negativa.

    Dopo qualche giorno ritorno dal sindaco, questa volta in compagnia di un’altra mamma con le mie stesse difficoltà, ma lui non mostrandosi collaborativo, ci dice che dobbiamo parlare nuovamente con l’assessore Tozzo. Lo stesso giorno quindi incontriamo l’assessore ed il Vicesindaco (l ‘unico ad averci dimostrato buon senso in questa vicenda) ed esponiamo le nostre difficoltà, e loro ci invitano ad inviare una richiesta per spostare le fermate tramite PEC e ci tranquillizzano dandoci disponibilità nel venirci incontro.

    Inviamo tali richieste, firmate anche da altri genitori, ma il giorno dopo dell’invio delle stesse vengo a conoscenza che la richiesta dell’altra mamma viene accolta (temporaneamente) ma la mia invece NO.
    Con estrema delusione cerco invano di mettermi in contatto con il Sindaco. Riesco invece a sentire l’assessore Tozzo che mi risponde che secondo il Sindaco la mia richiesta non può essere accettata in quanto dovrei avere il parere positivo anche di un’altra mamma. Rimango allibita , le fermate sono state decise dall’Amministrazione senza il consenso di nessuna mamma e ora per spostare di una decina di metri una fermata dovrei mettermi d’accordo io? E chi sono io per fare ciò? Si barricano entrambi dietro la giustificazione che le fermate decise dal loro regolamento siano anti-covid. Sono davvero esterrefatta, perciò inizio a chiedere come mai l’amministrazione si ricordi solo ora del covid…

    Perché allora non vigilava lo scorso anno quando l’autista faceva salire gente che con il trasporto scolastico non c’entrava nulla?
    Perché quest’anno, il primo giorno di scuola è stato dato un passaggio con lo scuolabus ad un insegnante da un paese vicino fino alla scuola di Magisano?
    Perché qualche giorno fa, è stato concesso ad un papà di salire sullo scuolabus e scendere davanti al portone di casa?
    E perché invece di impuntarsi su questa storia delle fermate anti – covid non garantiscono il servizio a norma di legge? Lo scorso anno infatti, soprattutto al ritorno non era quasi mai presente l’accompagnatore, come invece previsto dalla sentenza numero 4359 del 2004 e numero 11655 del 2012 dalla Corte di Cassazione?

    Perché continuano a fare delle fermate di “cortesia” ed a me che invece che faccio una regolare richiesta viene categoricamente risposto di no?

    Durante la conversazione telefonica intercorsa giorno 15 faccio presente all’assessore che, nonostante abbiano stilato un regolamento, sono in difetto per quanto riguarda i requisiti minimi su ogni fermata. E’ infatti inesistente su tutto il territorio la segnaletica che indichi le fermate dello scuolabus, perciò, comunico all’amministratrice che fin quando il comune non provvederà ad installare apposita segnaletica, obbligatoria per legge, ed anche una pensilina che ripari i bambini in caso di pioggia, io utilizzerò la fermata precedente.

    L’assessore mi riferisce che ne parlerà con il Sindaco e mi farà subito sapere. Ovviamente non sono stata mai più richiamata, né ho avuto risposta per iscritto alla richiesta inviata tramite PEC. Credendo quindi in un “tacito consenso” sia lunedì che stamane ho accompagnato il bambino alla vecchia fermata.

    Oggi però l’autista ha pensato bene, o forse ha avuto tali disposizioni di tirare dritto, perciò ho dovuto accompagnare mio figlio personalmente a scuola.

    Con mio marito abbiamo iscritto il bambino alla scuola del comune di residenza proprio per la comodità dello scuolabus ma venendo e mancare questa comodità siamo costretti a malincuore a trasferire il bambino presso una scuola del capoluogo, città dove io lavoro. Certo è che in un paese con poche nascite, togliere i bambini iscritti non è un bene per la scuola (dove ad esempio quest’anno non si è proprio formata la classe prima) né per il paese stesso.

    Spero che il Sindaco e l’amministrazione tutta si fermi un attimo a meditare, e auspico che prendano delle più sagge decisioni in quanto non si sta parlando di caramelle, bensì di bambini che vanno tutelati sempre e comunque”.
    Stefania Danizio-Magisano

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