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La testimonianza di Pietro all’Istituto Ferraris di Catanzaro: “La droga vi consuma, se avete un problema parlatene”

Un giovane ospite del Centro Calabrese di Solidarietà, accompagnato dalla psicologa Giorgia Ritrovato e dall’educatore Francesco Piterà

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    “Ragazzi la vita è una sola, non buttatela via con la droga. La droga vi consuma. Se avete un problema parlate” con queste parole Pietro (nome di fantasia) dà una lezione magistrale ai giovani studenti delle prime classi dell’Istituto Ferraris di Catanzaro, diretto dalla Preside, prof.ssa Zaccone. E’ proprio così, una lezione di vita , quella che il giovane ospite del Centro Calabrese di Solidarietà, accompagnato dalla psicologa Giorgia Ritrovato e dall’educatore Francesco Piterà, ha voluto regalare ai ragazzi. Non è facile raccontare di un passato così importante, eppure Pietro parla di sé e di come, da molto prima dell’adolescenza, ha iniziato a far uso di sostanze e di come la dipendenza non ha risolto i suoi problemi familiari, anzi li ha appesantiti e aggravati. Lui giovane perduto che inizia a commettere dei piccoli reati per potersi pagare “la roba” e che parla ai giovani con il loro stesso linguaggio, lasciando così un’impronta nel loro percorso.

    Si avvicinano a lui anche nella pausa, lo vedono uno di loro, uno che ha più esperienza e che, non “salendo in cattedra”, sa arrivare diritto al punto e al cuore di tutti i presenti. Pietro ha dato dimostrazione che si può cambiare, che c’è sempre un’opportunità per tutti e che chiedere aiuto può sembrare difficile ma è ciò che c’è di più importante nelle relazioni. Ha spiegato come è entrato nel circuito della dipendenza e lo ha fatto anche con l’ausilio degli operatori del Centro, che hanno spiegato agli studenti, con la metafora sportiva del basket, come la sostanza generi un solo piacere momentaneo, e di come essa incida a livello psicologico e fisico. La dipendenza, hanno continuato gli esperti, è solo la punta di un Iceberg che sottende a problematiche di varia natura, ambientali, genetiche, familiari. Hanno spiegato come si lavora in una comunità terapeutica e quanto l’altro sia importante per un processo di recupero.

    Anche Pietro ha parlato dei gruppi di aiuto a cui all’inizio ha faticato a partecipare, ora dice ai ragazzi “in comunità ho trovato la mia casa, ho trovato i veri amici, quelli che mi amano per quello che sono. Senza di loro, non avrei trovato la parte migliore di me, non avrei scoperto le mie emozioni. Oggi lavoro, sto prendendo la patente e guardo al passato con dispiacere perché avrei voluto godermi la vita senza sbagliare tanto.” Le parole della dirigente, concludono una testimonianza di amore per la vita e per se stessi: “Ringraziamo Pietro per averci regalato la sua storia, questa è la scuola che ci piace e che vogliamo costruire. La scuola che forma uomini, che ascolta, che guida. Abbiamo in mano un patrimonio, i giovani, il nostro presente ed il nostro futuro ed ecco perché ci apriamo sempre a momenti come questi e a realtà come il Centro Calabrese di Solidarietà, in quanto crediamo che la prevenzione sia uno dei pilastri di una scuola maestra di vita”

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