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Camera commercio Catanzaro e Progetto Gutenberg insieme per valorizzare la cultura

A suggellare l’inizio di quella che vuole essere un’attività duratura nel tempo, la presentazione del romanzo scritto dallo storico Piero Bevilacqua

La quarta giornata della diciannovesima edizione del Progetto Gutenberg ha visto l’avvio di un percorso di sinergia e collaborazione tra l’associazione promotrice del progetto, guidata da Armando Vitale, e la Camera di Commercio di Catanzaro.

A suggellare l’inizio di quella che vuole essere un’attività duratura nel tempo, la presentazione del romanzo scritto dallo storico Piero Bevilacqua “La città delle ombre perdute”, tenutasi proprio nella sede dell’Ente camerale alla presenza, oltre che dell’autore e del già citato Vitale, anche del Commissario straordinario della CCIAA di Catanzaro, Daniele Rossi, della dirigente scolastica del liceo classico “P. Galluppi” di Catanzaro, Elena De Filippis, e di Elisabetta Stranieri, Circolo Palomar. L’incontro è stato moderato da Raffaella Gigliotti, responsabile della biblioteca camerale che proprio nella sua introduzione ha sottolineato: «La straordinaria storia di incontri culturali e sinergie per la diffusione della cultura del Progetto Gutenberg non poteva che incontrare la condivisone e il sostegno della CCIAA di Catanzaro.  Abbiamo quindi deciso di promuovere assieme due eventi: quello di oggi e quello, già programmato, del 21 giugno in compagnia di Vito Teti con la presentazione de “La restanza”».

Dichiarazioni a cui hanno fatto eco quelle di Rossi: «Non so se sia stato il Gutenberg a contaminare noi o viceversa, ma questa è e vuole essere una vera e propria esperienza di contaminazione che spero possa proseguire nel tempo. Sin dal mio insediamento alla guida dell’Ente ho fortemente voluto spingere affinché la Camera di Commercio fosse un sostegno vero per la cultura. In questo senso, infatti, l’impegno a riaprire la biblioteca camerale credo sia un esempio più che tangibile. La Camera di Commercio, infatti, oltre che quella delle imprese, vuole essere anche la casa della cultura, che è economia e sviluppo del territorio».

Le parole di Rossi sono state accolte con entusiasmo da Vitale che, prima di addentrarsi nell’analisi nel romanzo di Bevilacqua, ha evidenziato: «La CCIAA si sta muovendo su un terreno interessante come quello della qualificazione culturale. Ci sono tutte le premesse e la volontà reciproca di affrontare assieme un percorso di valorizzazione dei contenuti culturali».

Quanto al libro dello storico di origine catanzarese, Vitale ne ha sottolineato gli aspetti legati alle analogie tra i luoghi in cui si svolgono i fatti narrati e Catanzaro: «Chi legge questo romanzo – ha detto – avrà modo di comprendere come si tratti di un testo ambientato in una città di provincia, come quella in ci troviamo. Una città con tutti i con meriti e i demeriti del caso. Piero utilizza il testo per dare frustate ironiche verso città come la nostra, che siano della Calabria o del resto del Mezzogiorno. E nell’analisi il suo è uno sguardo aperto sulla realtà, non appannato dall’amore per la sua città. L’analisi delle antropologie e sociologica della città sono combinazione felicissima che dimostrano bella scrittura e capacità di rendere vizi e virtù della città in cui è nato».

Il romanzo racconta la storia di Mirasole, una cittadina italiana come tante, amministrata da un sindaco fanfarone, fondata sulla speculazione edilizia, popolata da abitanti pettegoli, ma in fondo di buon cuore. Sinché, per un fenomeno inspiegabile, qualcuno di questi mirasolesi non comincia a perdere la propria ombra. I “desombrati” non sembrano afflitti da altri sintomi, ma c’è un particolare inquietante: le ombre, tutt’altro che dissolte nel nulla, si mettono a circolare da sole per le vie della città, formando quasi una comunità parallela. La notizia è sensazionale, ritiene il sindaco, e bisogna trovare il modo di lucrarci; è tragica, si allarmano gli altri, perché sicuro presagio di sventura. E il governo? Be’, sembra che non gliene importi granché. Almeno fino al giorno in cui i “desombrati” smettono di recarsi al lavoro.