Catanzaro ultima in Italia per aule informatiche: presenti soltanto nel 5,4% delle scuole

Il dossier di Openpolis e Con i Bambini evidenzia un ritardo infrastrutturale che, con la diffusione dell’intelligenza artificiale, rischia di accentuare le disuguaglianze educative

Il divario digitale nelle scuole italiane ha il suo punto più critico in Calabria. A Catanzaro appena il 5,4% degli edifici scolastici statali dichiara la presenza di un’aula informatica: è la percentuale più bassa tra tutti i capoluoghi italiani.

Poco distante Cosenza, penultima con il 6,6%, mentre Latina, con l’8,6%, completa il gruppo delle città meno attrezzate del Paese.

A rilevarlo è il dossier “Intelligenza artificiale, una sfida educativa”, realizzato dall’Osservatorio sulla povertà educativa di Openpolis e Con i Bambini.

L’indagine mette in relazione la rapida diffusione degli strumenti di intelligenza artificiale tra gli adolescenti con le profonde differenze territoriali nell’accesso alle tecnologie e alle competenze necessarie per utilizzarle consapevolmente.

Nell’anno scolastico 2024-2025 soltanto nel 27,2% degli edifici scolastici calabresi risulta dichiarata la presenza di un’aula informatica. La regione è penultima in Italia, davanti esclusivamente al Lazio, fermo al 25,4%, e poco al di sotto dell’Abruzzo, attestato al 27,8%.

Il divario rispetto alla media nazionale supera i tredici punti percentuali. Dei 39.351 edifici scolastici statali censiti in Italia, 15.998 dispongono di un’aula informatica, pari al 40,7% del totale. Le percentuali più elevate si registrano in Valle d’Aosta, Liguria, Piemonte e Marche. Tra i capoluoghi guidano invece la classifica Pavia con il 91,4%, Modena con l’87,7% e Aosta con l’82,1%.

L’indagine mette in relazione la rapida diffusione degli strumenti di intelligenza artificiale tra gli adolescenti con le profonde differenze territoriali nell’accesso alle tecnologie

Il confronto rende ancora più evidente la distanza di Catanzaro e Cosenza dai territori maggiormente attrezzati. Proprio nei due principali centri istituzionali e universitari calabresi, la possibilità dichiarata di accedere a uno spazio scolastico dedicato all’informatica appare estremamente limitata.

I numeri devono comunque essere letti con cautela. Le informazioni sono fornite dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici e misurano la presenza dichiarata delle aule. A livello nazionale, nel 32,7% dei plessi lo spazio non risulta presente, mentre per un ulteriore 26,7% l’informazione non è stata comunicata. Il dato, dunque, non certifica automaticamente l’assenza di laboratori in tutti gli altri edifici, ma evidenzia anche una carenza nella completezza e nell’aggiornamento delle informazioni pubbliche.

La fotografia più recente conferma difficoltà già emerse nelle precedenti rilevazioni

La fotografia più recente conferma difficoltà già emerse nelle precedenti rilevazioni. Nell’anno scolastico 2021-2022 la presenza dichiarata di aule informatiche riguardava soltanto il 15,5% degli edifici della provincia di Crotone, il 15,1% di quelli della provincia di Catanzaro e il 13% degli immobili scolastici della provincia di Cosenza: valori inferiori al 20% e tra i più bassi registrati a livello nazionale.

La scarsità di dotazioni assume un peso ancora maggiore mentre l’intelligenza artificiale entra nella vita quotidiana e nei percorsi di apprendimento. Nel 2025 il 66,4% degli adolescenti europei tra i 16 e i 19 anni ha dichiarato di avere utilizzato strumenti di intelligenza artificiale generativa nei tre mesi precedenti l’indagine. In Italia la quota si ferma al 51,9%, collocando il Paese al terzultimo posto nell’Unione europea.

Tra i giovani italiani che ricorrono a questi strumenti, il 41,1% lo fa per finalità scolastiche. Fra coloro che non li utilizzano, l’8,6% dichiara di non sapere come farlo, una percentuale superiore alla media europea. Il problema, quindi, non riguarda soltanto la disponibilità di computer o laboratori, ma anche la capacità di comprendere opportunità e rischi delle nuove tecnologie.

Fra coloro che non li utilizzano, l’8,6% dichiara di non sapere come farlo, una percentuale superiore alla media europea

Una preparazione insufficiente può esporre gli studenti alla diffusione di informazioni false, alla cessione inconsapevole dei dati personali, ai condizionamenti degli algoritmi e a un uso passivo degli strumenti. Una formazione adeguata, al contrario, può favorire l’apprendimento, ampliare l’accesso alle informazioni e sviluppare il pensiero critico.

Il divario cresce allontanandosi dai centri principali. Nei comuni polo la presenza delle aule informatiche supera il 44%, scende al 40,1% nei territori di cintura, al 37,8% nei comuni intermedi, al 37% in quelli periferici e al 33,8% negli ultraperiferici. Una dinamica particolarmente significativa per la Calabria, caratterizzata da numerosi centri interni e montani già penalizzati dalla distanza dai servizi essenziali.

Il rischio è che l’intelligenza artificiale, invece di ampliare le opportunità formative, finisca per rafforzare le disuguaglianze esistenti. Gli studenti che dispongono a casa di dispositivi, connessioni e sostegno familiare potranno acquisire più facilmente nuove competenze; gli altri dipenderanno ancora di più dalla capacità della scuola di offrire strumenti e accompagnamento.

Il dossier chiama quindi in causa le politiche pubbliche e l’intera comunità educante. Non basta portare computer e connessioni nelle scuole: servono laboratori funzionanti, una formazione stabile per i docenti e un’educazione all’uso autonomo, critico ed eticamente responsabile dell’intelligenza artificiale.

Per la Calabria, e soprattutto per Catanzaro e Cosenza, la transizione digitale deve però fare i conti con un ritardo infrastrutturale che non può più essere ignorato.