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Grazioso Manno: “Uomo raffinato e sensibile”, il ricordo di Marcello Furriolo

Grazioso era capace di portare avanti battaglie  vitali  e senza complessi contro colossi dell’imprenditoria

Ci sono persone che si conquistano un ruolo nella società per il solo fatto di esistere, perchè sono dotate di un qualcosa in più e di diverso, che le rende uniche, esclusive, per sempre. Grazioso Manno è una di queste. Ho difficoltà a declinare al passato la sua parabola vitale, perchè Grazioso è sempre stato presente nella nostra vita e continuerà ad esserlo. Nelle forme che, nel lungo lasso di tempo della nostra amicizia, ha scelto liberamente di praticare. Sempre con discrezione, grande rispetto, assoluta disponibilità e illimitato altruismo. Anche perchè Grazioso viveva in una dimensione fuori dal comune e assolutamente totalizzante i suoi rapporti umani, professionali e politici, riuscendo ad identificarsi pienamente in un progetto, in una causa, in un’idea, in una amicizia.

Come il suo rapporto con Ernesto Pucci, la Democrazia Cristiana, il mondo agricolo. Si può dire che questo legame indissolubile abbia contraddistinto la storia della famiglia Manno, a cominciare del mitico “cavaliere” Antonio Manno, fedele e amico fraterno di Ernesto Pucci in tante battaglie per l’emancipazione sociale e civile del mondo agricolo calabrese, e per la conquista dei diritti fondamentali per la grande famiglia dei Coltivatori Diretti. Grazioso è cresciuto con questi valori e con la venerazione dell’ “Onorevole”, di cui fu inseparabile e devoto  discepolo in tutte le fasi della sua straordinaria vicenda politica, parlamentare e sindacale. Da Ernesto Pucci e dall’educazione paterna ha saputo cogliere e mantenere il tratto leale e coraggioso,  generoso e tenace, anche quando alcune sue manifestazioni esteriori potevano apparire esuberanti. Uomo raffinato e sensibile, di un’eleganza naturale, fuori dagli schemi, ma mai casuale o debordante, nella scelta dei colori, degli abbinamenti, nei tessuti dei capispalla e dei paletot. Il suo book fotografico nella sua casa di Vallefiorita, potrebbe degnamente far parte dei più ricercati libri di costume anglosassone o delle biografie per immagini di Oscar Wilde o Tom Wolfe.

Ma con la stessa naturalezza e ostinazione Grazioso era capace di portare avanti battaglie  vitali  e senza complessi contro colossi dell’imprenditoria, per l’affermazione di una sua idea di giustizia sociale e di riscatto della sua terra. La sua disperata lotta senza quartiere per la realizzazione della Diga sul fiume Melito e il colorito e disperato duello con il Governatore Oliverio si iscrivono in una delle pagine più appassionate della recente storia del saccheggio e dell’abbandono del territorio calabrese da parte della classe politica e dirigente e di una imprenditoria rapace, che tanto ha preso e dilapidato da questa terra, lasciando lunghe e meste teorie di incompiute e di rimpianti. Grazioso ha saputo dare voce, dignità e coraggio a questa ansia di riscatto e al rifiuto di abbassare la testa davanti al sopruso, all’arroganza e allo strapotere di certi potentati economici e finanziari.

I suoi anni alla Presidenza del Consorzio di Bonifica del Jonio catanzarese sono stati caratterizzati da una forte crescita della qualità dell’attività e dell’impegno  in favore dei servizi e delle strutture più importanti del territorio. La sua matrice cattolica, permeata da moderni principi di cultura laica, facevano di Grazioso un interlocutore intelligente, moderno e ricco di stimoli intellettuali. I suoi giudizi sempre arguti e argomentati, mai attraversati dal veleno dell’invidia, della cattiveria o della volgarità hanno reso Grazioso un gentiluomo d’altri tempi, degno figlio del Cavaliere Manno, illuminato discepolo di Ernesto Pucci, di cui ha saputo onorare la figura e l’insegnamento, mantenendo con gratitudine e immenso affetto un profondo legame con il figlio Alfonso, l’intera famiglia e tutti gli amici che a quell’esperienza politica e di vita ancora oggi si sentono fortemente legati.

Marcello Furriolo