Quantcast

Ansia e paura sono spettatori che recitano una comparsata nelle nostre vite

Mauro Notarangelo, psichiatra e psicoterapeuta, oggi "racconta" di come è possibile affrontare stati d'animo della nostra esistenza

di Mauro Notarangelo*

….mentre la “Grata” scorreva nel fiume, le ombre della sera si sdraiavano placide sui timidi raggi del giorno, e fu in quell’istante che il Folle decise di inoltrarsi nel bosco. Lo faceva di rado, soprattutto la sera, e non ne aveva paura. C’era un luogo che amava sopra ogni altro, dove si ergeva una sorta di Tempio circolare immerso completamente nel bosco. In quel luogo sconfinato, situato nella parte più scoscesa del paese, amava contemplare e ricercar la parte più profonda di Sé. Non era a conoscenza di cosa l’ispirasse, ci andava perché incontrava il vento, il tempo, lo spazio, e si sentiva al centro del mondo, e solo lì riusciva a ballar con le parole e a sentir quella musica soave che di solito si ascolta in cima alle montagne o nelle profondità del mare. Era quello il suo nascondiglio, il suo rifugio. Lì parlava con se stesso, senza vergogna e a muso duro, e si sentiva fiume che sfocia nel mare. Ad un tratto era piombata la sera e camminava adagio, non aveva mai avuto paura, ma incominciava a prestare attenzione al suo presentimento di un buio ostile e minaccioso. Il suo viso cercava di scrutare ogni luogo, perché ogni ramo era diventato un possibile pericolo. Il cuore incominciava a battere forte, mentre la bocca diventava sempre più asciutta. La sua mente era completamente sequestrata da pensieri di una possibile catastrofe. Non riuscì a capire perché proprio quella sera. In fondo, c’era andato molte altre volte al Tempio. Incominciò a sentire il petto costringersi ed il respiro affannarsi. Sarebbe voluto arrivare al più presto a destinazione per sentirsi subito al sicuro. All’improvviso vide due occhi grandi al di là del cespuglio. Sentì un rumore, non riuscì a definirlo, si bloccò, ebbe una sensazione di bruciore interno che dalle gambe saliva fin sul petto, deglutì,  i pensieri si accavallavano veloci in una centrifuga di paura e terrore, come se la vita si svelasse in bianco e nero in tutto il suo fluire a velocità irreale. Cercò in tasca la foto del suo amore e trovò il vuoto! Pensava che quella sensazione fosse legata alla perdita della foto che lo aveva sempre riscaldato anche nei momenti più tristi, eppur, quei due occhi grandi stavano ancora là a scrutarlo. I due si guardarono intensamente. Fu un istante in cui il tempo riprese il suo sospeso eterno, l’istante in cui sei lì con le tue Ansie e le tue Paure: completamente solo!

In balia degli eventi e di te stesso, con la certezza di aver perso il tuo senso di sicurezza, il tuo equilibrio, le tue abitudini, la foto del tuo amore, e sei lì, con di fronte due occhi minacciosi che ancora ti scrutano… e d’improvviso, il Folle, sentì un frullo d’ali. Per un istante pensò di cedere alla fine. Ebbe il coraggio di tener gli occhi aperti e disse: – Respira Igor! – Fu la prima volta che pronunciava il suo nome! e ripetè – Respira Igor! Stai qui…non scappare, non fuggire. Lascia che sia. Senti il terreno sotto i piedi, il vento che ti accarezza la pelle, senti l’odore del bosco che ti abbraccia. Lasciati attraversare dai pensieri. Son solo pensieri -. Mentre Igor si accomodava al risuono del respiro, incominciò a toccarsi il corpo. C’era, indissolubilmente…c’era! In balia della fine era ancora presente a se stesso. Fu allora che il Gufo si rilevò in tutto il suo splendore. Quanta meraviglia in quell’incontro!… e quanta meraviglia nei loro occhi. Il Gufo stette fermo. Igor si avvicinò. Il Gufo non volò. Igor protese la mano al petto del Gufo e sentì il cuore pulsare, poi soffiò, ed il Gufo, semplicemente, volò. Igor era ad un passo dal Tempio. Aveva avuto coraggio, non era scappato di fronte quegli occhi. Fu allora che Igor girò appena il capo e su un ramo vide un punto bianco, un rotolo di pergamena appesa a un filo. Non riuscì a capire, era curioso. Non esitò, la srotolò e lesse: “Avrei voluto parlarti dell’Ansia. Beh…a volte non serve parlare, occorre provare! Ti sei ritrovato nel bosco, solo, di sera, in una notte buia, e so che ti è battuto forte il cuore e non vedevi l’ora di scoprire chi si nascondesse dietro quello sguardo minaccioso… ti ho visto che avevi paura, ti ho visto che eri in preda alla tensione, eri sospeso in un non so dove e in un non so quando, volevi solo andare lì dove ti conducevano i tuoi desideri, dove avresti trovato te stesso. Bravo! Complimenti!

L’Ansia è un salvavita, e tu sei stato davvero bravo

L’hai fatta entrare nella tua casa, non ti sei opposto, l’hai fatta sedere sul tuo corpo e hai respirato, hai sentito il tuo cuore, e hai toccato il cuore del Gufo, hai lasciato che i pensieri fluissero nella tua mente e non li hai trasformati in lame di coltelli. Hai pensato solo per un momento che fosse uno sguardo mortifero, ma sei riuscito a rimanere sospeso, senza aspettative, sei stato con gli odori del bosco e con i piedi sul terreno. Bravo! Ancora Bravo! e ti sei chiamato per nome!

Perché in un tempo di tempesta chiamarsi per nome rischiara il cielo

Hai lasciato che il tuo Io ti accudisse e che il tempo fosse al tuo fianco; fai in modo sempre che le Ansie e le Paure possano essere tue amiche e incontra la solitudine perché, prima o poi, busserà alla tua porta! In solitudine potrai riconoscerti e firmare quel contratto con te stesso e la vita. In solitudine sottoscriverai l’impegno e accetterai le condizioni con molte clausole, e sceglierai di voler vivere la vita ogni istante perché tu non sia un morto in vita. Stai nella lancetta degli istanti e nel punto di ogni dove. In solitudine farai le scelte più importanti della tua vita. Abbracciati e cerca di volere a te stesso un gran bene, rispettati, amati, trattati come il più bel dono ricevuto e sappi che la vita ti appartiene, ma l’hai in fitto, perché ahimé, arriverà il giorno in cui dovrai lasciarla all’Umanità, e ci saranno degli addii dolorosi, ci sta scritto nel contratto, e ricordati sempre, che hai scelto tu di firmare. Sii viandante e viaggia dentro e fuori, usa tutti i tuoi sensi e lasciati attraversare da tutte le emozioni, non saranno né belle né brutte, saranno emozioni, saranno la voce del tuo corpo e, allora, ascolta sempre la tua voce, ascolta sempre il tuo corpo. Ascolta il prossimo e ascolta tanto la natura. Credono che ci sia un segreto per la Felicità e la cercano fuori. Un giorno ti parlerò dei sogni e dove son custoditi, ora è tardi, va’! prosegui!”… e Igor continuò a camminare senza chiedersi il perché di quel rotolo e chi lo avesse messo, ed entrò nel Tempio, si sedette perfettamente al centro quasi a meditare. L’amore aveva lo sguardo dei suoi occhi e la felicità il sorriso del suo viso. Ripeteva delle frasi, sembrava pregare. Igor aveva conosciuto la Paura e l’Ansia perché Igor era morto e rinato più volte nella vita, lui sapeva attraversare il miraggio della fantasia e non si perdeva nella mare magnum dell’immaginazione, sapeva ondivagare sulla cresta dell’onda e sapeva accordare il respiro a qualsiasi nota di vento, e sapeva cibarsi di odori: gli odori del bosco! e poi, sapeva farsi abbracciare dalla notte e non la temeva, perché è nella notte che ritroviamo noi stessi! ed è nella notte che spesso dimora la solitudine. Igor alzò gli occhi al cielo in cerca della Stella, e trovò il buio, fece spallucce, e incominciò a sorridere, e immaginar parole, come se dal buio piovessero parole, e ne ascoltava il suono, e porgeva il pugno chiuso al cielo come se impugnasse una penna di piuma a mimare l’atto dello scrivere sulle pagine del vento. Scriveva con la piuma dell’ala del Gufo caduta in terra e appena raccolta. Ormai sazio di quel suono di parole, si alzò e incominciò a danzare con le parole. Fu in quell’istante che nelle viscere del buio pesto, due grandi occhi neri fissarono un uomo al centro di un Tempio che ballava tutto solo con le sue Paure e le sue Ansie, ballava con i suoi sogni in sulle note del coraggio. Aveva regalato parole alle sue amiche e ci ballava con loro nel buoi pesto della notte al ritmo del fischiar del vento. Non si riuscì mai a sapere di chi fosse quello sguardo, alcuni pensarono fosse lo sguardo del bosco, altri che ci fosse una donna tra gli arbusti, di certo, tutti furono d’accordo che in quell’istante ci fosse un gran cuore. Igor restò lì per tutta la notte nel buio, con sé. Allo spuntare del primo raggio di luce sembrò sussurrare: La vita è la tua vita! nel teatro dell’assurdo, concedi agli spettatori Ansia e Paura di recitare qualche comparsata, ma scegli tu la scenografia e le parole da usare, perché sarai tu il protagonista!”. Igor si guardò intorno, ebbe la sensazione che ci fosse ancora qualcuno. Gli venne in mente che il colore degli occhi del Gufo erano di color giallo oro!…poi, guardò tra gli arbusti e vide che spuntava qualcosa sotto le foglie: la foto che aveva perduto! Con la penna di piuma del Gufo che aveva portato con sé, ci scrisse sopra semplicemente una nota: “Si!”.

*medico psichiatra psicoterapeuta