Anche Catanzaro ha gridato il suo nome: George Floyd foto

Ordinato e sentito sit in antirazzista in Piazza Prefettura

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Il vento lungo della protesta antirazzista che soffia forte, anzi fortissimo, negli States, è giunto anche a Catanzaro, in una piazza Prefettura lambita dal rinnovato flusso da isola pedonale. Certo, qui, alla periferia del mondo, l’urlo di rabbia, dolore e partecipazione che porterà tra poche ore a Washington un milione di manifestanti è giunto affievolito nei decibel, ma calmo e forte nei sentimenti che l’hanno ispirato. Ubbidendo in pieno agli obiettivi e alle speranze degli organizzatori: Unione degli Studenti, Libera. Emergency, Potere al Popolo, Unione sindacale di Base, Friday fon Future, Link, Garofano Rosso Fgs. Tutti insieme hanno portato in piazza duecento persone, in gran parte giovani, ciascuno con il suo cartello di cartone ondulato con su scritto gli slogan che sono rimbalzati nella stessa ora in molte città italiane, nel coro disseminato dei sit in che hanno gridato, con tutta la voce possibile: ”Siamo tutti antirazzisti” e “Dite il suo nome: George Floyd”. Anche qui, sotto i vetri blu del palazzo provinciale, nel momento culmine tutti hanno poggiato il ginocchio destro a terra, mimando l’episodio di macabro razzismo che ha ucciso George sull’asfalto di Minneapolis. “Scendiamo in piazza in tuta Italia come Link, Studenti indipendenti, Rete della Conoscenza– dice Riccardo, studente della Magna Graecia, membro di Link, sindacato studentesco – perché sentiamo l’esigenza dopo questa ennesima violenza e violazione della vita umana, di far sentire la nostra voce in piazza, perché non possiamo più permettere che le offese, i pestaggi, i massacri, le oppressioni, le ghettizzazioni, la schiavitù, che da secoli macchiano la nostra umanità, siano perpetrate semplicemente per il colore , per una sfumatura della pelle. Per questo portiamo queste istanze, queste lotte sociali nelle università affinché vengano portate fuori e affrontate concretamente”.

Generico giugno 2020

Nell’improvvisato semicerchio dell’agorà, molti, giovani donne e uomini, hanno voluto portare la loro testimonianza al piccolo megafono a pile che, sia pure a fatica, ha svolto il suo compito. Tanti i temi affrontati: dal razzismo tout court alla crisi epidemica, dalle sofferenze della natura alle questioni di genere, nel variegato campionario di cose che non vanno come dovrebbero andare. “L’idea è nata qualche giorno fa dopo le violente manifestazioni in America – ci dice Lorenza di UdS -, abbiamo deciso di fare qualcosa di concreto qui a Catanzaro, per esprimere tutto il nostro sdegno per i fenomeni di razzismo di cui si sta molto parlando in questi giorni e che non sono solamente in America, ma esistono anche in Italia, in Calabria e in ogni regione. Siamo nel ventunesimo secolo, ma il razzismo continua a insinuarsi nella nostra quotidianità, anche inconsapevolmente cerchiamo di escludere un ragazzo che è diverso da noi, anche solo per il colore della pelle. Noi ragazzi rappresentiamo la generazione futura, è importante esprimere che non abbiamo il vecchio pensiero che va contro la diversità, ma anzi, la diversità va accolta come grande qualità e non come un segno negativo tra le persone”.

Di quanto nessuno si possa sentire escluso ha dato conto una rappresentanza di immigrati presenti e partecipi insieme agli altri. Uno di loro a nome di tutti ha ricordato quanto sfruttamento esiste a pochi chilometri dalla piazza, nelle campagne dove sudore e dolore raccolgono frutta e pomodori.

Dopo un’ora abbondante, il sit in si è sciolto. Catanzaro antirazzista ha fatto sentire la sua voce.

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