Si è spento Giuseppe Cosentino ex presidente del Catanzaro Calcio

Ricoverato al Policlinico di Catanzaro per le conseguenze di intervento subito nel Reggino è deceduto oggi. Sei anni ai vertici giallorossi e una promozione in Prima divisione. Aveva 70 anni

Non ce l’ha fatta, Giuseppe Cosentino: l’ex presidente del Catanzaro si è spento oggi, al Policlinico di località Germaneto di Catanzaro, dopo giorni di disperata lotta tra la vita e la morte all’età di 70 anni. Le sue condizioni erano apparse subito molto gravi dopo il trasporto in elisoccorso dal Reggino. Da quel momento la situazione è peggiorata ulteriormente tanto che nella giornata di oggi la famiglia non ha potuto fare altro che attendere la procedura legale per l’accertamento della morte cerebrale che solo pochi minuti fa ne ha sancito il decesso. Alla famiglia le condoglianze anche della redazione di Catanzaroinforma con in testa il direttore Riccardo Di Nardo e il vice direttore Davide Lamanna.

L’AVVENTURA IN GIALLOROSSO – La sua avventura in giallorosso era sbocciata nell’estate 2011 – il 23 giugno, per l’esattezza – con l’acquisizione dell’intero pacchetto societario all’asta fallimentare della vecchia FC. L’iscrizione al campionato di Seconda Divisione e l’ingaggio di Cozza per la panchina furono i primi passi; i successivi la vittoria del campionato e la promozione al primo tentativo grazie all’apporto decisivo di bomber Masini. Immediato il feeling con la tifoseria, coltivato con passione ed un tocco di sana genuinità dal patron. Al secondo anno gli innesti di Benedetti, Quadri, Russotto e Fioretti per un campionato di vertice ma non si andò oltre il decimo posto; la sfida per la B venne rilanciata la stagione seguente con Oscar Brevi in panchina ed un plotone di nuovi di tutto rispetto nello spogliatoio: da Bindi a Rigione, da Vacca a Di Chiara.

Quarto posto, quell’anno, ed un’avventura playoff stoppata sul nascere dal Benevento in casa l’11 maggio 2014 (1-2). Cocente la delusione ma forte anche la volontà di riprovarci: l’estate successiva si partì con Moriero e il bagno di folla per Kamara, si proseguì poi con Sanderra e si finì con D’Urso, un ottavo posto e l’unica gioia di un derby vinto contro il Cosenza il 15 febbraio 2015 (1-0, Bernardo).

Scricchiolanti i rapporti con l’ambiente resi ancora più tesi dall’undicesimo posto dell’anonimo campionato successivo. Nel 2016 direzione sportiva affidata a Preiti, l’ingaggio dei vari Icardi, Giovinco, Sabato, Sarao, Prestia, Van Ransbeeck e Zanini ed un tracollo irreversibile: l’esonero di Erra a campionato ancora non iniziato – vennero poi Spader, Somma, Zavettieri ed ancora Erra – l’esordio da incubo contro il Cosenza (0-3), l’inchiesta sul presunto illecito sportivo contro l’Avellino (gara del 2012/13, finì con l’assoluzione del club giallorosso) e il playout contro la Vibonese per la salvezza avviarono verso i titoli di coda. L’onta della serie D – punto più basso della storia del Catanzaro Calcio – fu allontanata solo in extremis.

E ventiquattro ore dopo il pericolo scampato sul campo, il 29 maggio 2017, l’arresto di GICOS nell’ambito dell’inchiesta Money Gate, con l’accusa di appropriazione indebita e reati tributari. Cedere la società diventava faccenda prioritaria per l’imprenditore di Cinquefrondi: dopo una lunga e tortuosa trattativa, nel luglio di quell’anno, il club passò così nelle mani di Floriano Noto. A mettere la firma decisiva, in delega, fu la figlia Gessica, negli studi di via Gioacchino da Fiore.