Genesi, le nuove dichiarazioni di Petrini che scagiona giudici e Pittelli

L'ex presidente di sezione della Corte d'Appello di Catanzaro: 'Mi ero sentito confuso e sconvolto tanto da aver compromesso i ricordi'

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Ha chiesto e ottenuto di rilasciare dichiarazioni spontanee ieri Marco Petrini, l’ex presidente di sezione della Corte d’Appello di Catanzaro, arrestato per corruzione in atti giudiziari nell’ambito dell’inchiesta “Genesi”, nel processo con rito abbreviato, che lo vede imputato assieme all’avvocato Francesco Saraco e al medico in pensione Emilio Santoro.

Il 17 aprile scorso davanti agli inquirenti Petrini aveva ritrattato le accuse nei confronti di magistrati, avvocati e politici risalenti a febbraio. Da qui la Dda di Salerno aveva chiesto e ottenuto un nuovo aggravamento della misura cautelare per il magistrato. Pochi giorni dopo però il Tribunale del Riesame aveva concesso
nuovamente gli arresti domiciliari. Da fine maggio  Petrini difeso dagli avvocati Francesco Calderaro e Agostino De Caro è rimasto chiuso in un convento in provincia di Catanzaro.

Nelle sue dichiarazioni l’ex presidente di Corte d’Appello parla dei domiciliari che decise di scontare in un convento in Campania, dove intendeva compiere un cammino di conversione. Ma in questo cammino di solitudine e isolamento, Petrini racconta di essersi sentito confuso e sconvolto tanto da ‘aver compromesso i ricordi’.
Grazie all’aiuto di un frate confessore, la serenità e l’obiettivo di ‘fare chiarezza’ poi il 17 aprile al nuovo interrogatorio.  Petrini ha dunque nuovamente ritrattato le accuse che aveva lanciato a tre  colleghi della Corte d’Appello, all’avvocato Giancarlo Pittelli e all’ex consigliere regionale Enzo Sculco. Ha però aggiunto di voler confermare le dichiarazioni  sui fatti oggetto
del processo.

(foto d’archivio)

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