Scuola D’Errico: ancora nessun tampone per la famiglia del bambino positivo

Domani l'ultimo giorno di quarantena i parenti del piccolo studente

Un calvario che dura da dieci giorni quello di Anna Benvenuto e della sua famiglia. Tutto comincia lo scorso martedì 13 ottobre quando, a seguito della positività al Covid-19 riscontrata da una delle docenti della scuola Laura D’Errico di Catanzaro, novanta bambini vengono sottoposti a tampone.

I prelievi vengono effettuati alla mattina e alle cinque di pomeriggio dello stesso giorno Anna ha il responso: suo figlio di otto anni ha contratto il virus. Da lì comincia una lunga, difficoltosa e irritante trafila: non vengono sottoposti a tampone ne lei, ne suo marito, ne l’altro suo figlio di quattro anni che frequenta la scuola dell’infanzia presso lo stesso  istituto del fratello.

La famiglia di Laura (nonni, zii e due cuginetti) si autodenuncia e si mette in isolamento volontario; anche per loro nulla di fatto fino a questa mattina, quando i nonni del piccolo si sono recati al tendone allestito a Catanzaro Lido per fare il tampone dopo dieci giorni d’agognata attesa e a quarantena terminata, si può dire. Sempre stamane il padre di Anna, in ansia, chiede ai sanitari presenti al tendone quando e se sarebbero andati a fare i tamponi a casa della figlia ma la risposta è perentoria: «Oggi no, finiamo qua e dobbiamo andare altrove».

A questo punto la rabbia della donna è arrivata al culmine, da qui la sua denuncia pubblica: «Sono dieci giorni che sono attaccata al telefono, ho chiamato tutti i numeri possibili ed immaginabili dell’Asp, la richiesta di tampone è stata sollecitata anche dai medici mio, di mio marito e dei miei figli ed il più delle volte mi sono sentita rispondere con scortesia che dovevamo aspettare. Ebbene stiamo aspettando, ma lo stiamo facendo noi, le mie sorelle, i miei nipoti e tutte le famiglie dei diciotto bambini che frequentano la classe d’asilo di mio figlio più piccolo e che si stanno categoricamente (e giustamente) rifiutando di mandare i propri piccoli a scuola fino a quando non si conoscerà l’esito del tampone del mio bambino» è esplosa Anna.

«Viviamo segregati in casa da dieci giorni, non possiamo uscire, non possiamo andare a fare la spesa, il mio bambino più grande ha avuto diarrea, occhi lucidi e spossatezza e nessuno, sottolineo NESSUNO, è venuto a chiederci come stiamo e se abbiamo bisogno di qualcosa. Anzi al telefono si sbagliano pure su chi tra i miei figli e i miei nipoti è positivo ed ancora non hanno capito per chi sono richiesti i tamponi – ha aggiungo la donna -. E vi dirò di più: ho contattato per la raccolta speciale dei rifiuti (che in teoria dovrebbero essere infetti e quindi smaltiti a parte) e non si sono mai degnati di venire a ritirarli; alla fine li ho gettati nel cassonetto comune!».

È fuori di sé dalla rabbia mamma Anna.

È segregata in casa e si sente abbandonata da chi dovrebbe salvaguardare la salute sua, dei suoi figli e di tutti gli altri. Nessuno sa nulla, nessuno fa nulla, vige il caos più totale. Intanto domani per Anna e la sua famiglia è l’ultimo giorno di quarantena e lei non sa ancora che cosa deve fare.