Foresta: “Nessuno è completamente responsabile, e nessuno è completamente innocente”

Lettera del professionista catanzarese al ministro della salute

di Felice Foresta*

Ministro Speranza,

mi permetto di scriverle nell’interesse dei miei figli, e di quelli degli altri. Per quelli malati di COVID 19 in Calabria, e di quelli che, anche tra le persone a me vicine, non ce l’hanno fatta. Per i Calabresi buoni, e per quelli un po’ meno. Per i tanti migranti che hanno creduto di trovare in Calabria l’ipoteca di un domani. Perché la Salute è bene che viene prima, e più su di tutti. Senza distinzione di censo, provenienza, o biografia penale.
Non so, dopo aver visto ieri in TV il servizio con il Commissario alla Sanità in Calabria, se essere più indignato, umiliato o avvelenato.

Non so se provare vergogna per lui, e per la magra figura che ha fatto; o rabbia, per i medici, gli infermieri, gli OSS della mia regione

Non so se provare vergogna per lui, e per la magra figura che ha fatto; o rabbia, per i medici, gli infermieri, gli OSS della mia regione che, da un anno ormai, si sono fatti espropriare gli affetti, il riposto, il sorriso, da un’emergenza che, oltre a consacrare la vulnerabilità dell’uomo, sta sancendo il fallimento della politica e della politica sanitaria. Almeno, nella mia terra.
Il ritorno aggressivo del virus era stato largamente annunciato e previsto, e sentire le parole di ieri del commissario è stata un’offesa. Al diritto di essere curato, e al diritto di vivere. A prescindere dal COVID. La cui lotta, avendo giustamente priorità, fa morire anche di altro.

Nessuno è completamente responsabile, e nessuno è completamente innocente

Sono avvocato, e sono sempre per il diritto di Difesa. A qualunque costo. Perché nessuno è completamente responsabile, e nessuno è completamente innocente. E siccome, sono anche un idealista, credo sempre alla buona fede degli altri. Però, c’è un argine sacro che non si può valicare. Ed è la dignità degli altri.
Il mio, e quello dei mie conterranei che credo indegnamente di interpretare, non è un j’accuse.
Le chiedo solo di vedere l’intervista, e trarre le conclusioni. Da uomo delle istituzioni che deve avere, sempre, come faro ispiratore il bene comune. Specie se questo bene non è negoziabile, come la salute.
Lei è lucano, e, come me, come tutti i calabresi, appartiene a una dimensione meridiana in cui l’utopia ha sempre avuto ingresso. Anche se la Storia ci ha sempre voltato le spalle contro.
Lei ha un cognome che, come il mio nome, è un atto di fede e un dovere. Una responsabilità e una preghiera.
La fede e la preghiera, si sa, si nutrono di simboli.
Ministro Speranza, mi ascolti, dia un segno ai Calabresi.
Rimuova subito il Commissario Cotticelli.