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Sant’Anna da polo di eccellenza a monumento di impotenza

La mobilitazione del sindacato di base per la salvaguardia dei livelli occupazionali

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Riceviamo e pubblichiamo la nota dell’Usb, federazione di Catanzaro, sulla situazione del Sant’Anna hospital

Manifestazioni e richieste di incontro a tutta la burocrazia calabrese per trovare una via di uscita  per la struttura del S.anna non sono serviti a nulla.

Oggi riunione nella sede USB, e lunedì si parte con tutte le azioni sindacali necessarie per mettere all’attenzione della città quello che si sta perpetrando alle spalle dei lavoratori e di tutto l’indotto che ruota intorno alla struttura S. Anna di Catanzaro.

I debiti delle varie “ruberie” sulla sanità calabrese non possono essere sanati con la chiusura del S.Anna, che allo stato attuale mantiene tutti i requisiti richiesti per essere accreditata al fine delle prestazioni richieste dal SSN.

Quando parliamo di struttura ci riferiamo a tutti, dal professionista all’ultimo livello retributivo; la nostra battaglia infatti va incontro a tutto l’indotto che ruota intorno al S.Anna.

La chiusura non solo porterebbe alla perdita di livelli occupazionali importanti, ma avrebbe ripercussioni economiche negative sull’intera città.

È un paradosso incredibile che i commissari abbiano deciso di trasformare il S.Anna da polo di eccellenza con più di mille interventi all’anno, a monumento di impotenza.

Come USB, consideriamo ingiusta questa scelta, soprattutto in un momento di pandemia in cui tutti gli operatori hanno lavorato giorno e notte con la possibilità di contrarre il virus ed ora si vedono buttati nel baratro della disoccupazione, colpiti in pieno volto da un pugno sferrato da chi, da sempre, penalizza la nostra città, senza preoccuparsi delle indescrivibili ripercussioni economiche, dirette ed indirette.

Una brutta tegola per la sanità catanzarese e soprattutto per i lavoratori.

Chiediamo la cessazione immediata di queste decisioni attraverso l’istituzione di una commissione che possa traghettare il S.Anna fuori da queste vicende giudiziarie ed una amministrazione che ripiani i debiti e dia continuità lavorativa ai dipendenti e all’indotto.

Abbiamo inviato due PEC agli amministratori – con possibili soluzioni, cosi come è avvenuto per altre regioni con strutture sanitarie in crisi – ad oggi “”tutti in ferie””  mentre i lavoratori si arrabattano sul come mantenere un posto di lavoro!

La salute non deve essere una questione di ragioneria. È giusto che la magistratura faccia il suo corso, ma è altrettanto giusto restituire la clinica alla cittadinanza.

Sarebbe utile attribuire la vigilanza della struttura ad un ente terzo con l’intervento dello Stato. Non si possono fare pagare ai lavoratori i disguidi dell’Asp e della sanità in generale.

Tutto questo ci porta ad essere uniti nella mobilitazione per difendere i diritti dei lavoratori.

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