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“Basso profilo”, l’ex finanziere e la rete di relazioni ad ampio raggio

Nelle intercettazioni confluite nei faldoni del procedimento l'ex sottufficiale ricorda i propri trascorsi

L’operazione “Basso profilo”, coordinata dalla Dda di Catanzaro, che vede coinvolti mafiosi e colletti bianchi incensurati e insospettabili, tra politici, imprenditori, pubblici amministratori, ha fatto luce anche su figure come quella di Ercole D’Alessandro, finanziere in pensione, che, secondo quanto emerso, gestiva un flusso enorme che va dagli accessi alle banche dati alle notizie confidenziali.

Nelle intercettazioni confluite nei faldoni del procedimento l’ex sottufficiale ricorda i propri trascorsi: dal lavoro con Nicola Gratteri, il capo della Procura che ne ha chiesto l’arresto, al periodo in cui dice di avere lavorato con il giudice Giovanni Falcone, fino all’approdo a Isola Capo Rizzuto. D’Alessandro, spiegano in pm antimafia, “ha intessuto una importante rete relazionale anche con persone di primo piano: magistrati, vertici apicali delle forze di polizia”; ha ricoperto un ruolo nel pool “impegnato in significative operazioni antidroga che hanno interessato la Calabria, altre porzioni del territorio dello Stato e paesi esteri”. Si è guadagnato una fiducia “basata sulla indubbia rilevanza delle operazioni compiute dal Goa di Catanzaro” quando ne faceva parte. Una volta pensionato D’Alessandro non si sarebbe rassegnato continuando a cercare rapporti confidenziali con i suoi ex interlocutori istituzionali e millantando addirittura la possibilità, falsa, di diventare consulente della Procura.   Dalle carte della Dda emerge, poi, la disinvoltura con la quale D’Alessandro discute con l’imprenditore Antonio Gallo – elemento centrale delle carte dell’inchiesta che ha portato alle dimissioni del segretario nazionale dell’Udc Lorenzo Cesa e all’arresto dell’assessore della Regione Calabria Franco Talarico – delle indagini che lo riguardano nel contesto dell’iniziativa imprenditoriale da avviare assieme in Albania.