Covid Catanzaro 2020-2022. La pandemia vista dalla chiesa. I mesi difficili nelle carceri

Penultima puntata dell'approfondimento di Catanzaroinforma sui due anni di Covid

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Nei due anni di Covid, le comunità parrocchiali catanzaresi hanno portato avanti la loro opera d’amore e carità 

di Maria Teresa Rotundo

Hanno preso per mano i fedeli e hanno fatto dell’amore incondizionato e della fede profonda la loro forza. Le comunità parrocchiali catanzaresi, in questi due lunghi anni di pandemia, sono state presenti e sempre accanto a chi ne aveva bisogno, nonostante le distanze obbligate che le ripetute chiusure hanno imposto. La chiesa catanzarese ha supportato la propria comunità, superando l’isolamento obbligato, entrando nelle case per continuare a tessere fili d’amore e di speranza in uno dei periodi più bui della storia dell’umanità. 

E con un salto indietro, insieme ai parroci di alcune parrocchie cittadine abbiamo ripercorso il grande lavoro che la chiesa ha fatto per la sua comunità, fin dai primi giorni di lockdown, in un momento in cui si è trovata costretta a chiudere le sue porte fisicamente, senza però mai smettere di portare a termine la sua grande opera d’amore. 

Generico marzo 2022

Subito online per accorciare le distanze

Tutti le comunità grazie ai social e alla tecnologia sono riuscite a raggiungere i fedeli nelle case, dove all’inizio di marzo 2020 si viveva sì in una dimensione più familiare ed intima ma con un senso di smarrimento dovuto alle circostanze inedite: “Grazie alla rete internet siamo riusciti ad entrare nelle case dei fedeli per proseguire il nostro cammino di Quaresima – ha raccontato Don Ivan Rauti della parrocchia Santa Teresa del Bambin Gesù – abbiamo potuto trasmettere le messe e vivere il periodo pasquale anche attraverso dei tutorial per organizzare degli altarini in casa con i segni della nostra fede.” Un modo per stare insieme, per ritrovarsi, per portare avanti il cammino quaresimale iniziato nelle parrocchie e interrottosi improvvisamente: “La messa online è partita subito, la mia prima celebrazione da solo è stata toccante – ha ricordato Don Francesco Brancaccio della parrocchia San Giovanni – abbiamo poi organizzato la Via Crucis on line durante la Settimana Santa e la recita del Santo Rosario con la collaborazione delle famiglie.” Certamente i media a disposizione hanno facilitato le comunicazioni: “Tante sono state le Messe, le Catechesi in diretta streaming, e questo è servito a non far sentire sole le persone più attrezzate ad usufruire di queste nuove tecnologie – ha spiegato Don Gaetano Rocca della parrocchia Madonna di Pompei – Per le persone più anziane e meno attrezzate abbiamo pensato di attivare il diffusore sonoro delle campane come cassa di risonanza per le Messe celebrate in chiesa. Aiutati dal silenzio, per assenza del traffico e della mobilità di quei giorni, siamo riusciti a raggiungere quasi tutto il territorio parrocchiale.”

 

La laboriosa macchina della Caritas parrocchiale

E il supporto della chiesa è arrivato anche grazie ai gruppi Caritas che hanno continuato ad operare implementando i loro servizio per le famiglie che già si rivolgevano a loro per aiuti e per quelle che da un giorno all’altro si sono trovate costrette a farlo: “La parrocchia ha saputo fare da tramite tra le famiglie che avevano problemi e quelle che erano disposte ad aiutare – ha proseguito Don Francesco – e tutto è avvenuto e continua ad avvenire con discrezione.” Le reti solidali in quei giorni si sono triplicate e tutti hanno saputo adoperarsi per non mandare nessuno indietro: “Di fatto non abbiamo mai chiuso – ha aggiunto Don Ivan – abbiamo dovuto sospendere la raccolta degli indumenti per la questione del contagio ma come Caritas abbiamo fatto servizio quotidianamente, anche per supportare i tanti nuovi poveri che hanno bussato alla nostra porta, famiglie che prima della pandemia vivevano dignitosamente e che si sono trovate improvvisamente senza lavoro. Abbiamo cercato di aiutare tutti, mai nessuno è tornato a casa a mani vuote.” E un punto nevralgico per la distribuzione degli alimenti ai bisognosi nella zona Sud della città è stata la parrocchia Sacro cuore dei Frati Minori Conventuali di Calabria: “Da subito abbiamo collaborato con la Protezione Civile Comunale per la distribuzione dei generi alimentari e dei buoni spesa – ha detto Padre Paolo Sergi – in un momento in cui eravamo privi di dispositivi di protezione abbiamo cercato di essere un punto di riferimento per le famiglie bisognose non solo quelle del nostro quartiere, tutto questo è stato possibile grazie ai volontari che hanno prestato il loro prezioso aiuto.”

Chiudono le mense per i poveri ma l’aiuto non viene meno

“La nostra preoccupazione è stata quella delle persone che si rivolgevano al nostro servizio mensa – ha detto Don Gaetano – subito abbiamo avuto l’intuito di trasformare la Mensa in una organizzazione di distribuzione viveri di prima necessità. Abbiamo pensato che sarebbe stato più opportuno servire famiglie intere piuttosto che singoli e dobbiamo dire che la risposta è stata oltre le nostre aspettative. Da 35 famiglie abbiamo raggiunto le 167 famiglie che continuiamo ad assistere almeno due volte al mese.” Così la storica mensa di Madonna di Pompei ha trovato il modo per non venir meno al suo impegno verso i bisognosi in modo nuovo ma sempre con costanza e abnegazione.

La pagina più triste: niente funerali, solo la benedizione delle salme

“La cosa più triste è stata senz’altro quella di non poter celebrare i funerali e di stare vicino ai nostri fedeli quando venivano a mancare i loro cari – ha ricordato Don Ivan – per un mesetto abbiamo solo potuto benedire le salme al cimitero e fare delle messe on line per il defunto insieme ai familiari, poi piano piano abbiamo potuto celebrare i funerali con pochissime persone.” “Abbiamo cercato di sostenere i nostri parrocchiani nei delicati momenti di lutto familiare – ha aggiunto Padre Paolo – non potevamo sostenerli con la vicinanza fisica ma abbiamo cercato di far sentire la nostra vicinanza anche con una semplice telefonata, sono stati momenti molto dolorosi per la comunità intera costretta all’isolamento, ma abbiamo cercato di fare il possibile per confortarli.” Rivivere questa parentesi è forse la parte più dolorosa che ancora oggi si fatica a ricordare: “La comunità ha pagato un prezzo altissimo a causa del Covid, perché siamo stati privati del rapporto umano nei momenti più toccanti della nostra vita – ha aggiunto Don Rino Grillo della parrocchia Santa Maria di Porto Salvo  – anche l’impossibilità di andare a trovare gli ammalati ci ha fatto riflettere, non potevamo portare loro l’Eucarestia, pregare con loro, sono stati momenti devastanti che ci hanno segnato nel profondo. Certo è che questa pandemia ci ha permesso di togliere il superfluo lasciando al centro delle nostre esistenze Gesù.”

La benedizione della città a Pasqua, poi quest’estate l’effige di  San Vitaliano in tutti i quartieri

Generico marzo 2022

E toccanti per la comunità dei fedeli sono stati anche due momenti di intensa fede, una delle prime proprio a ridosso del lockdown di marzo 2020: “Le celebrazioni della Settimana Santa sono state fatte tutte via web – ha sottolineato Don Sergio Iacopetta del Duomo  il Vescovo ha presieduto la messa di Pasqua nella basilica dell’Immacolata con pochissimi presenti, ha poi benedetto la città sul sacrato della Basilica, è stato un momento emozionante che la settimana prima era stato preceduto dalla benedizione delle Palme che il Vescovo stesso si era procurato perché noi non potevamo uscire per andare alla ricerca dei ramoscelli.” E la città in quel momento si è sentita veramente abbracciata e benedetta grazie alle immagini trasmesse da Catanzaroinforma e alla toccante celebrazione, supportata da quella fede che ogni cittadino ha sempre profondamente custodito nel cuore: “Con l’allentamento delle restrizioni quest’estate è stato poi possibile condurre l’Effige di San Vitaliano in quasi tutte le vie della città per portare la sua benedizione. Da Nord a Sud, dal centro alle periferie il Santo patrono è stato salutato dai cittadini – ha proseguito Don Sergio – concludendo il suo viaggio benedicente nel quartiere Pistoia.”

Generico marzo 2022

 

Le prime riaperture, le chiusure a singhiozzo, una quasi normalità ritrovata, i cambiamenti profondi

Generico marzo 2022

Con l’abbassamento dei contagi la primavera 2020 è stata all’insegna delle riaperture. E della riorganizzazione degli spazi a disposizione: igienizzanti, percorsi in entrata ed in uscita, contingentamento, volontari, così i fedeli sono stati accolti nuovamente in chiesa. Nonostante le restrizioni c’è chi ha voluto benedire appena è stato possibile il suo sogno d’amore: “Ho celebrato quasi subito il matrimonio di due sposi che hanno voluto benedire la loro unione – ha ricordato Don Francesco – è stato bello ed emozionante, poi piano piano anche altri hanno deciso di unirsi in matrimonio.” E tra aperture graduali e qualche chiusura obbligata a causa dei contagi, la richiesta dei fedeli è quella di ritornare alla normalità a partire dal desiderio di celebrare i sacramenti e vivere le ricorrenze religiose con entusiasmo e condivisione: “Durante l’estate 2020 in occasione della festa di Santa Maria di Porto Salvo non abbiamo potuto fare la tradizionale parata in mare – ha ricordato Don Rino – già quest’anno con la clausola del distanziamento è stato possibile fare la processione in mare e poter tornare a pregare in insieme.

” Senz’altro, in questi due anni, ci sono stati dei cambiamenti profondi nel modo di vivere la fede e qualcuno si è perso per strada un po’ per paura del contagio, un po’ per le nuove abitudini venutesi a consolidare: “La partecipazione alle messe è crollata drasticamente soprattutto da parte delle giovani coppie e dei bambini – ha spiegato Padre Paolo – Se fosse stato necessario avremmo predisposto più messe oltre quelle già previste in più rispetto al periodo pre-covid, ma abbiamo constatato che durante le celebrazioni i banchi rimangono spesso vuoti.” Analoga riflessione quella di Don Gaetano: “Questo fenomeno emergenziale ha segnato irreversibilmente la metodologia dell’esercizio della fede dei nostri fedeli.

Tanti hanno quasi perso l’abitudine di partecipare personalmente alla liturgia e ai momenti di catechesi programmati in parrocchia. Vuoi per la paura ancora latente, del contagio, vuoi per una abitudine consolidata in soli due anni, molti preferisco seguire la liturgia da casa – ha concluso – Speriamo che con la stagione primaverile in arrivo, il desiderio di incontrarsi per condividere comunitariamente la nostra fede, aiutati da un clima più favorevole si possa vedere rifiorire nel cuore dei cristiani un rinnovato impegno di testimonianza.” E germogliare dopo l’inverno non sarà difficile, soprattutto quando sul territorio ci sono comunità parrocchiali che sono riuscite ad andare oltre i confini fisici, incoraggiando con la parola e con i fatti, con quei gesti e atti sinceri che sanno letteralmente prendere in braccio i propri fedeli e condurli alla vera vita, all’essenziale, all’amore che tutto può.

Covid e carceri: come sono cambiate le relazioni con l’esterno

di Daniela Amatruda

Il distanziamento fisico, volto al contenimento dei contagi, è diventato un imperativo assoluto durante i mesi più drammatici dell’emergenza sanitaria. Un fattore di stress psicofisico per tutti, reso ancora più esasperato all’interno delle carceri, in un contesto in cui il distanziamento è strutturalmente impossibile a causa delle condizioni di sovraffollamento di cui soffrono la maggior parte degli istituti penitenziari italiani. 

A ciò si aggiunge che i detenuti si sono visti privare del diritto di ricevere le visite da parte dei propri cari in carcere. Ma non solo, inizialmente sono venute meno anche tutte le attività e le iniziative del mondo del volontariato.

 

Charlie Barnao, professore associato di sociologia all’Università Magna Graecia di Catanzaro, da circa un anno e mezzo insegna in presenza all’interno della Casa circondariale Ugo Caridi, nel quartiere Siano, a 26 detenuti, iscritti al corso di laurea. Di questi, due si sono già laureati con il massimo dei voti e molti stanno preparando la tesi. I corsi tenuti dal prof. Barnao riguardano sociologia della sopravvivenza e sociologia della devianza, materie che insegna sia all’interno dell’Ateneo che nel polo universitario all’interno del carcere. Grazie alla tecnologia è possibile anche una didattica mista, con gli studenti dell’Ateneo collegati in remoto con l’aula del carcere che ospita la lezione in presenza. 

Generico marzo 2022

La tecnologia per i detenuti è stata un’ancora di salvezza per non perdere i contatti con il mondo esterno ed i propri familiari che, a causa del Covid, non potevano più recarsi in carcere. Come racconta il Prof. Barnao, il carcere di Siano, da sempre all’avanguardia, si è trovato già pronto all’utilizzo dei supporti digitali, dando sin da subito la possibilità ai propri ospiti di poter vedere, anche se attraverso lo schermo di un pc, le persone a loro care. Anzi, come spiega Barnao, i contatti sono aumentati attraverso questa metodologia: “Per chi già vive isolato – afferma – la mancanza di contatti con l’esterno è stato un dramma maggiore, ma nel tempo, grazie alla tecnologia, c’è stata una trasformazione molto interessante che sta dando benefici anche adesso, dopo la fine dell’emergenza”.

Generico marzo 2022

Il carcere è talvolta il luogo più estremo dove studiare i cambiamenti – dice Charlie Barnao – ed in quest’ultimo anno e mezzo, anche se con uno sguardo parziale, ho avuto la possibilità di frequentarlo molto e di comprendere una serie di dinamiche proprio nel periodo della pandemia. 

Diverse le fasi che hanno caratterizzato quel periodo: dalle proteste da parte dei detenuti ai violenti focolai che hanno causato anche dei morti, tra cui anche un nostro studente”.

“All’inizio, grazie alla dad, – conclude Barnao – siamo riusciti il più possibile a seguire i detenuti a distanza, poi ci siamo resi conto che per coloro che stavano preparando la tesi di laurea, in cui dovevano raccontare le proprie vicende personali, relative sia ai motivi che li hanno portati in carcere che alle loro sofferenze, era impossibile e quindi abbiamo ripreso le lezioni in presenza. Tornare in aula ha ridato loro la forza e la determinazione per continuare a studiare. Per loro lo studio rappresenta proprio una strategia di sopravvivenza, una soddisfazione personale, ma anche per i propri cari. In alcuni casi, proprio lo studio ed i temi trattati sono diventati argomento di confronto con i propri figli, attraverso cui è stato possibile riprendere un dialogo”.

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