Matteo Bonacci, il giovane catanzarese Art director di Elodie che trasforma il palco in emozioni

Insieme al team di Laccioland Studio ha lavorato per l'ultimo progetto della cantante. Meraviglia, stupore e coinvolgimento per uno show dal respiro internazionale apprezzatissimo dal pubblico

In tanti si sono emozionati a guardare le performance musicali di Elodie: per la sua grinta, il suo fascino, la sua vocalità, per uno show coinvolgente e impattante che ha saputo incantare il pubblico con live singolari fatti di musica, arte visiva, emozioni, danza. In pochi, anzi, probabilmente in pochissimi, sanno che nel team di Elodie c’è un giovane catanzarese intraprendente, con una dote naturale che lo predispone all’immaginazione e alla fantasia e una preparazione professionale che gli hanno fatto fare tanta strada.

Matteo Bonacci, nato in Francia ma cresciuto a Catanzaro, è l’Art Director del team che ha seguito il nuovo progetto di Elodie, partecipando così ad un lavoro corale che sta riscuotendo tantissimo successo. Nell’intervista Matteo ci parla del suo lavoro e della passione che lo spinge continuamente a mettersi in gioco, in un settore dove emozioni e meraviglia sono protagonisti e dove il suo estro trova modo di esprimersi incontrando altri sguardi insieme ai quali concretizzare idee e progetti.

Matteo, a 19 anni ti sei trasferito a Milano per studiare alla NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, lì hai conseguito la laurea in Design che ti ha permesso di iniziare a fare esperienze lavorative…

Ho iniziato a lavorare nell’agenzia di comunicazione Ready to Fly, esperienza che mi ha permesso di avvicinarmi al mondo della musica collaborando con Emma come prima artista. Da lì sono seguite altre esperienze significative: con il compositore e produttore Dardust, e successivamente con Laura Pausini, che ho seguito a livello di comunicazione e art direction dal periodo degli Oscar fino all’uscita del suo film su Prime Video. Durante l’esperienza con Laura ho conosciuto Laccio, attuale Direttore Creativo con cui ho iniziato a collaborare su X Factor. In quel contesto, insieme al suo socio Shake, mi ha inserito nella squadra come Art Director del reparto visual.

E poi? Come è iniziata la collaborazione con Elodie?

Dopo l’esperienza di X Factor sono entrato stabilmente nel team di Laccio in Laccioland Studio, dove da oltre due anni e mezzo ricopro il ruolo di Art Director sotto la sua direzione creativa. Laccioland Studio è lo studio creativo fondato e guidato da Laccio – all’anagrafe Emanuele Cristofoli – che si occupa di progettare show e performance per artisti, brand e programmi televisivi. La collaborazione con Elodie è iniziata in occasione di Sanremo, con la performance che ha inaugurato il nuovo progetto legato all’uscita dell’album Mi Ami, Mi Odi. Come studio abbiamo curato tutta la parte creativa della performance sanremese, che ha preceduto l’uscita dell’album ad aprile, per poi seguire i concerti negli stadi. Adesso stiamo lavorando al progetto per i palazzetti in autunno.

Di cosa ti occupi esattamente?

All’interno dello studio, e nello specifico sul progetto di Elodie, ricopro il ruolo di Art Director. È una figura che opera sotto la guida del Direttore Creativo, lavorando a stretto contatto con lui per tradurre la sua visione in linee guida concrete e operative. In pratica, il mio compito è trasformare le idee e i desideri del Direttore Creativo in strumenti utili al lavoro dei vari reparti: preparo materiali e documenti che consentono a tutte le aree creative coinvolte di comunicare tra loro e di lavorare in modo coerente verso un’unica direzione. Nel caso di Elodie ho seguito anche l’art direction del CD e del vinile e mi sono occupato del design del merchandising del concerto, garantendo così un’identità visiva coerente e riconoscibile in ogni aspetto del progetto.

 

Il tuo è un lavoro dinamico dove saper comunicare emozioni è fondamentale, cosa ami in assoluto di quello che fai?

Il motto del nostro studio è “just gotta say wow”, ed è anche ciò che amo di più di questo lavoro: la possibilità di generare meraviglia. Lo stupore è un valore che inseguo e coltivo, perché è capace di trasformare un’idea astratta in un’esperienza viva e condivisa. Il palcoscenico diventa così uno spazio in cui l’immaginazione prende corpo e diventa emozione collettiva. E ciò che rende tutto ancora più speciale è che questa meraviglia non nasce mai da sola: prende forma grazie a una squadra, e proprio perché condivisa acquista un significato ancora più profondo.

 

L’ultimo progetto di Elodie è stata una scommessa vinta, i feedback degli spettatori e dei fan sono stati molto positivi, tutti si sono emozionati ed entusiasmati davanti alle performance, certamente non sarà stato un lavoro semplice…

Lo show è stato impegnativo proprio per la scommessa che ci siamo dati: creare per un’artista italiana uno show con un respiro internazionale. Questo ha significato mettere insieme linguaggi e modalità produttive che appartengono a una scena globale, anche grazie all’esperienza maturata in contesti come X Factor. Lo spettacolo è diventato così un’esperienza immersiva, in cui tutte le maestranze – dalla coreografia alla scenografia, dalle luci ai visual – si sono coordinate per costruire un unico grande racconto.

Quanto è interessante lavorare vicino ad un’artista esplosiva come lei?

Lavorare con gli artisti è sempre stimolante, perché ognuno porta con sé un approccio unico, e il nostro compito è rispettarlo e accompagnarlo. Con Elodie questo è stato particolarmente interessante: il punto di partenza non è mai stato solo l’artista, ma il racconto, e il suo racconto porta con sé un messaggio molto potente. Lo show si è sviluppato come un viaggio in quattro atti, ognuno dei quali ha messo in luce un diverso lato della sua idea di donna: galattica, audace, magnetica ed erotica. Quattro archetipi che, intrecciandosi tra loro, generano le infinite sfumature che compongono ogni individuo. Inoltre, in tutta la sua carriera – e in particolare con questo show – ha scelto di dare voce a tematiche sociali fondamentali, come l’inclusione e il rispetto per tutte le identità, valorizzando la diversità come una risorsa e un punto di forza collettivo. Per noi è stato motivo di grande orgoglio poter essere lo strumento attraverso cui questi messaggi arrivassero al pubblico. Inoltre, Elodie è una professionista straordinaria: nulla è lasciato al caso, è rigorosa, puntuale, instancabile e attenta a ogni dettaglio. Un approccio che si sposa perfettamente con il nostro modo di lavorare e con la nostra visione dello show.

E per il futuro cosa ci riserverete? Ti piacerebbe che Elodie si esibisse in Calabria?


Il futuro prossimo è legato al portare questo show nei palazzetti di tutta Italia, e ci sono anche altri progetti in arrivo di cui per ora non possiamo ancora parlare. Mi piacerebbe che spettacoli come quello di Elodie – ma anche quelli di altri artisti e di altre forme d’arte, dalla musica alla danza, dal teatro alle arti performative – potessero arrivare sempre più vicino a quella che considero casa. Purtroppo, la Calabria resta spesso esclusa dai tabelloni dei tour nazionali. Comprendo le dinamiche economiche e logistiche che stanno dietro a queste scelte, ma resta comunque un’occasione mancata: l’occasione di una terra nel lasciarsi attraversare dall’arte. Perché l’arte non è un lusso, né un semplice intrattenimento. L’arte è cultura, e la cultura ha un valore sociale oltre che artistico. L’arte ci rende più consapevoli, ci forma come persone e ci educa come cittadini. È questo il suo vero potere: migliorare la società attraverso la bellezza, il pensiero e la meraviglia.