Calcio, Daniel Leone: il ritorno dopo la malattia e il suo pomeriggio quasi perfetto

Dopo aver sconfitto il cancro nel 2015 non aveva mai giocato una partita di campionato. Ieri ha difeso la porta del Catanzaro a Siracusa Per alcune favole il lieto fine si fa attendere, ma poi arriva..

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    di Roberto Tolomeo

    Maledetto calcio di punizione. Daniel, forse non l’aveva visto nemmeno partire quel tiro di Valente o forse sì ma provate voi a respingerlo un pallonaccio velenoso del genere, preciso, telecomandato verso l’incrocio. Per essere certi di renderlo innocuo, tra i pali avrebbe dovuto esserci un Superman, probabilmente nemmeno un portiere di serie A avrebbe potuto fare molto di più. Nemmeno di quelli che presumibilmente Daniel Leone sognava di emulare, quando era nel settore giovanile della Reggina.

    E’ il minuto 35 di Siracusa-Catanzaro, gara di serie C bruttina tra una squadra non esaltante e un’altra che, settimana dopo settimana continua, coerentemente a dare sfoggio dei suoi limiti, della sua pochezza. Per Daniel però quel match è ben altro: la degna conclusione di una favola che rischiava di diventare un incubo e chi se ne importa se  i lieti fine delle fiabe possono generalmente godere di ambientazioni di altro genere.

    Sì, favola, come diamine vuoi chiamarla la parabola di questo ragazzo di 23 anni napoletano di nascita che due anni fa combatteva contro un nemico decisamente più insidioso di un pallone nel sette? La malattia di Daniel quando si era manifestata in tutta la sua drammaticità, nell’ottobre 2014, aveva trovato spazio sui giornali e nei tg nazionali. Portiere non titolare della Reggina dopo un insistente mal di testa e gli accertamenti di rito aveva appreso di avere un tumore alla testa. Da operare, da trattare, da curare con coraggio e con scientifico ottimismo ma pur sempre un  bastardo tumore alla testa. Due giorni di in bocca a lupo mediatici globali, anche uno striscione di incoraggiamento al Ceravolo prima di un Catanzaro-Ischia dell’ottobre 2014 (foto in basso), qualche settimana in più di banali frasi di circostanza del tipo “deve compiere la parata più difficile della sua vita” poi mesi di legittimo oblio di tanto in tanto interrotto, fortunatamente, da notizie sempre più incoraggianti.

    Delicato intervento, dolorosa chemio, riabilitazione. Sei mesi dopo i medici dello sport gli danno l’ok: può riprendere ad allenarsi. E’ la primavera 2015 la stagione successiva potrebbe essere quella buona per il ritorno tra i professionisti. Lo ingaggia il Latina ma la serie B è troppo per un giocatore che comunque sta tornando ora in carreggiata, e deve ancora dimostrare tutto. Termina la stagione con quel fastidioso numero zero nella casella: gare giocate. Caspita, come sono dure a finire lietamente certe favole. Arriva a Catanzaro ad agosto,  anche qui la maglia numero uno non è sua, ritrova per alcuni mesi Somma il tecnico che a Latina non lo aveva visto proprio e dulcis in fundo beh la squadra  sappiamo bene come va. Eppure la sua occasione da titolare in campionato arriva. In un tiepido pomeriggio di dicembre, in un stadio siciliano. Ritorno all’agonismo dopo il cancro: come i colleghi Abidal, Sullo e Acerbi, il nuotatore Bossini, il pallavolista Sintini: da brividi. Tutto bello  quasi perfetto. Si, quasi. Perché se solo fosse riuscito a trasformarsi in Superman giusto il tempo necessario per catturare quel pallone telecomandato al minuto 35…

     

     

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