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Premio Ceravolo a Barzagli. Al Politeama applausi e ricordi (VIDEO)

Decima edizione del premio ideato da Maurizio Insardà tra azzurro, bianconero e giallorosso LE FOTO DELLA SERATA


di Gianfranco Giovene

Il nome di Nicola Ceravolo a lettere cubitali sullo sfondo, con accanto il numero dieci, quello dei fuoriclasse, a ricordare la doppia cifra raggiunta nelle edizioni. In sala un folto numero di appassionati e tifosi di ogni fede; sul palco, invece, riflettori accesi su Andrea Barzagli, ormai ex difensore della Juventus e della Nazionale, ospite d’eccezione nella serata di gala del Politeama dedicata alla memoria del presidentissimo. A lui è andato il Premio 2019 – ideato dieci anni fa dal giornalista Maurizio Insardà e curato fin dagli albori anche dal collega Italo Cucci – ed il suo nome si è aggiunto questo pomeriggio ad una lunga lista di celebrità del pallone transitate negli ultimi anni dai tre colli. «Sono stati dieci anni stupendi – ha esordito Cucci facendo un rapido excursus sulle edizioni passate – da qui è passato il meglio del calcio italiano e si può dire che l’albo d’oro di questo Premio sia qualcosa di davvero inimitabile». Così è, in fondo: e dopo Claudio Ranieri – e il suo grande Catanzaro – dopo Marcello Lippi, Fabio Capello, Antonio Conte, Cesare Prandelli, Javier Zanetti, Carlo Ancelotti, Luciano Spalletti e Roberto Mancini è toccato alla colonna della BBC juventina confermarlo. Una raffica di domande lo ha accolto sul palco: dalla vittoria più bella al futuro suo e della panchina bianconera, dalle prospettive per il calcio italiano a qualche piccolo ricordo del passato e un pensiero per Conte nuovo allenatore dell’Inter. A tutte Barzagli ha risposto, a volte aprendosi senza remore, altre giocando da vero difensore evitando di esporsi, specie sulle questioni relative al suo ex club.

L’AZZURRO, IL BIANCONERO, LE BANDIERE – «Ho avuto la fortuna di vincere tanti trofei ma il mondiale credo che sia l’emozione più forte – ha detto – Probabilmente non me la sono goduta più di tanto visto che quando sei giovane vivi le cose in maniera troppo leggera, ma resta dentro. La Nazionale attuale? Mi piace molto, ci sono giovani interessanti, sbarazzini e c’è anche chi può guidarli. Bisognerà ripartire da loro, con meno negatività, per tornare a vincere». Riguardo i fatti di casa Juve, il dopo Allegri e i rumors su Sarri e Guardiola poche parole, come detto: «E’ bello sognare – ha affermato riferendosi all’allenatore dei citizens – In questo periodo si dicono tanti nomi, la dirigenza non ha mai sbagliato un colpo in questi anni e sono convinto che sceglierà bene. Allegri ha continuato una striscia già avviata – ha proseguito – con il club ci si è forse resi conto di aver esaurito il ciclo e si è deciso di cambiare». Già, una striscia vincente avviata da Antonio Conte, da pochi giorni in sella all’Inter ma salutato senza rancore. «Scelte lavorative – ha tagliato corto Barzagli – quando sei in questo mondo ci sta anche passare dall’altra parte. Ognuno può avere la sua idea, ma la scelta va rispettata. Le bandiere? Ce ne sono sempre di meno perché gli interessi sono tanti; speriamo nel futuro di averne qualcuna in più». Nel suo di futuro invece il toscano vede la carriera da allenatore: inizierà a breve il percorso per ottenere il patentino a Coverciano, poi si metterà ad «imparare da chi è già del mestiere».

IL RICORDO – Immancabile, durante la serata, il ricordo di Nicola Ceravolo, figura storica non solo per ciò che attiene il piano sportivo a tinte giallorosse ma l’identità di un’intera città. In sala c’era gran parte della sua famiglia; sul palco è stato Cucci ha tracciare il suo profilo parlando di un uomo «onesto e semplice, capace di fare grande una favola di provincia»: «Con lui ho vissuto le belle stagioni della serie A – ha detto – ricordo la passione della gente, la difficoltà ad uscire dallo stadio per i tanti tifosi, e ricordo lui: uno che sapeva fare e che pur navigando in mezzo a gossi calibri non ha mai avuto paura di nessuno». Commovente anche il momento dedicato alla memoria di Rino Amato, tifoso giallorosso ed altra figura di primo piano della città scomparsa da poco; premiato anche il presidente dell’Ordine dei Giornalisti Giuseppe Soluri “per aver messo a disposizione del calcio le sue capacità giornalistiche e manageriali”