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Catanzaro, derby il giorno dopo: mal di trasferta e qualche positività

Il terzo ko di fila di Reggio Calabria allarma. Da salvare la prima ora dei giallorossi e qualche prova individuale confortante


di Gianfranco Giovene

Tre trasferte, zero punti: Viterbo, Caserta, ieri anche Reggio Calabria. Pare soffrire di allergia alle gite fuoriporta, il Catanzaro di Auteri, a secco di punti lontano dal “Ceravolo” fin dalla tappa di inizio settembre a Monopoli ed in piena crisi di identità sull’altalena dei propri risultati. Anziché far voltare pagina – come sperato ed atteso – e far imboccare la strada più consona ad un’aspirante capolista, il derby del “Granillo” di ieri ha confermato i dubbi e prolungato ancor di più la striscia negativa per i giallorossi, oggi costretti ad interrogarsi sul ruolo da interpretare da qui in avanti in campionato e forse anche sulla maniera e sugli uomini con cui proseguire nella corsa. 

DALLA BELLEZZA AL CAOS – Di disdetta vera si è trattato, senza se e senza ma. Perché alla prova del campo, specie a giudicare dalla prima ora buona di gioco, le aquile avevano dimostrato di potersi meritare una promozione con lode nell’esame derby, tanto era apparso sorprendente il possesso palla sfoderato – in maniera però troppo sterile – e tanto sfrontato ed autoritario si era segnalato l’atteggiamento nell’arena. Poi, però, il buio. Anzi, il caos ad ogni livello: una superiorità numerica guadagnata con bravura e poi sprecata in maniera troppo ingenua per essere vera, adattamenti continui nello stare in campo che hanno finito quasi per disorientare gli stessi interpreti ed una confusione anche nelle scelte che ha finito per mandare in malora tutto quanto di buono precedentemente costruito. 

QUESTIONI DI LETTURA – Vero è che l’arbitro non è stato all’altezza dello spettacolo offerto dalle due squadre e che le pressioni subite dalla terna nel tunnel dagli amaranto – così ha denunciato Auteri ieri in sala stampa – hanno forse inciso in percentuale, ma non per questo ha perso il Catanzaro. Lo ha fatto per eccesso di leggerezza nel momento topico e perché – più semplicemente – ha letto male “il” momento della gara, la sua chiave di volta data dall’espulsione di De Rose a fine primo tempo che avrebbe dovuto indurre a qualche cambio. Cosa resta è ovvio: l’amarezza, innanzitutto. E poi qualche buona prova individuale che conforta: da Di Gennaro – incolpevole sul gol ma miracoloso in almeno altre tre occasioni – a Maita, tessitore di personalità, alla sua prova forse migliore finora. Non sufficienti invece Martinelli e Nicoletti, loro malgrado artefici di quei “dettagli” che hanno portato al terzo kappao di fila in trasferta.