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Catanzaro – Reggina: la differenza, l’amarezza e l’orgoglio

Splendida la coreografia della Curva Ovest all'ingresso in campo delle squadre: un ruggito giallorosso che è dimostrazione di un entusiasmo vivo

Sul palo, con Fischnaller, si erano infrante le speranze giallorosse nella gara d’andata al “Granillo”. Sempre sul palo, con Carlini, hanno cozzato i desideri di rimonta delle aquile nel ritorno del “Ceravolo”. Strane alchimie da derby, quasi una maledizione dei legni per il Catanzaro ancora una volta castigato dalla Reggina al termine di un match equilibrato ed intenso. Come in gara uno anche questa volta il risultato più giusto della contesa sarebbe stato il pareggio: le aquile si sono fatte preferire, ieri, in costruzione e manovra ma gli amaranto, primi con merito, hanno dimostrato qualcosa che – soprattutto in Serie C – conta enormemente di più del bel gioco.

LA DIFFERENZA – Quel mix di compattezza e temperamento che i campionati magari non li fa disputare in maniera spettacolare ma li fa vincere, quel rispondere in maniera arcigna su ogni pallone che moltiplica la consapevolezza nei propri mezzi e trasmette anche all’esterno forza. Pali a parte, la differenza tra Catanzaro e Reggina quest’anno sembrerebbe risiedere tutta qui: nella necessità del primo di doversi esprimere sempre al massimo per poter capitalizzare e nella possibilità del secondo di interpretare le gare anche in maniera diversa, magari con profilo attendista, giocando con astuzia sugli episodi e con il fisico nei frangenti clou. Applausi a chi ha vinto, ma applausi anche a chi è uscito sconfitto – ne sono arrivati tanti, ieri, dalle gradinate gremite – e dovrà ora rialzarsi e ricominciare.

AMAREZZE ED ORGOGLIO – «Resta la partita e noi l’abbiamo persa» ha analizzato Auteri nel post gara, lodando comunque la prova dei suoi. E nel complesso non c’è davvero nulla da eccepire al ragionamento del tecnico tranne qualche piccolo neo che alla fine si è rivelato decisivo. Facile individuare il migliore in campo in De Risio, schermo efficiente questa volta assistito da un Corapi un po’ sotto giri; meno bene invece Martinelli, beffato dal controllo di Doumbia nell’azione da cui è scaturito il gol. Più velocità che idee chiare il non al meglio Kanoute e la mancanza di Tulli davanti si è fatta sentire eccome nell’economia delle occasioni. Parzialmente discutibili le scelte iniziali dettate dai forfait ed i cambi a partita in corso che non hanno inciso. Splendida, invece, la coreografia della Curva Ovest all’ingresso in campo delle squadre: un ruggito giallorosso che è dimostrazione di un entusiasmo vivo. Al di là di risultati e maledizioni.