Quantcast

Catanzaro Femminile, parla il capitano: “Nulla da invidiare al calcio maschile”. Difficoltà e sogni

A non cambiare purtroppo, però, «è l'attenzione "dall'alto"», intesa come supporto all'attività del club, sia in termini economici che di strutture

Centoventicinque anni fa il primo calcio colorato di rosa ad un pallone: la Londra Vittoriana a far da sfondo, un annuncio-appello pubblicato sul giornale dalla pioniera Nettie Honeyball, ed un manipolo di coraggiose ladies pronte con quest’ultima a scendere in campo e a misurarsi in un gioco già all’epoca molto in voga tra gli uomini. Una ricorrenza importante che anche la LegaPro, con in testa la sua vicepresidente Cristiana Capotondi, aveva in programma di festeggiare oggi a Firenze con un caffè letterario sul tema poi saltato a causa dell’emergenza Corona Virus. La Honeyball come apripista – «la prima ad indicare la strada» l’ha definita il vertice rosa della LegaPro – e dietro di lei tante altre donne ancora oggi, in un percorso – «ancora lungo» – per il definitivo sdoganamento del calcio al femminile. Che sia effettivamente così anche a Catanzaro lo conferma Elisabetta Cardamone , “capitana” della locale formazione di Women Soccer, trait d’union tra il passato più recente – a guida Ferrazzo e Sabatini, con due campionati regionali vinti – e il presente targato Ortolini.

AVANTI, NONOSTANTE LE DIFFICOLTA’ – «Il nostro calcio non ha nulla da invidiare a quello maschile – ha detto la Cardamone, salutando la ricorrenza – e i numeri registrati all’estero nelle competizioni femminili lo dimostrano. In questi anni qualcosa è cambiato anche nella nostra città – ha aggiunto – molta gente ha iniziato a credere in noi ed anche se le tribune non sono stracolme ci accontentiamo del sostegno di chi c’è». A non cambiare purtroppo, però, «è l’attenzione “dall’alto”», intesa come supporto all’attività del club, sia in termini economici che di strutture: «Solo il nostro attuale presidente, Don Alfonso Velonà, ci aiuta nelle trasferte – ha sottolineato la calciatrice – trovare sponsor è difficile e nessuno si fa avanti per contribuire. Pur essendo una squadra di calcio ad undici siamo costretti ad arrangiarci ed allenarci su un campo di calcio a cinque messo a disposizione dal mister e dalla sua scuola calcio e c’è da ringraziare la palestra Minerva ASD Team Donato per la possibilità di incrementare il lavoro atletico. Dispiace perché come gruppo meriteremmo tanto».

IL CAMMINO – E non vi è dubbio che sia davvero così, alla luce della recente promozione in C – conquistata lo scorso giugno, festeggiata alla grande sul palcoscenico del “Ceravolo” – e al buon campionato condotto in questi mesi. «Quattro vittorie consecutive ed una posizione di classifica tranquilla era la nostra situazione prima dello stop – ha sottolineato la giallorossa – Mister Ortolini è stata una salvezza dal punto di vista psicologico perché venivamo da un periodo negativo. Da capitano sono orgogliosa di portare la fascia di questa grande famiglia».

LE SFIDE DEL FUTURO – Crescere ulteriormente come movimento sui tre colli dando seguito alla forte spinta data dall’exploit delle azzurre di Milena Bertolini al Mondiale di Francia è l’obiettivo più ambizioso ora. Anche per continuare a rompere il muro del pregiudizio e per aprire varchi che solo qualche tempo fa, per le atlete rosa del calcio, sembravano impossibili. «Non mi piace parlare di lotta tra sessi nello sport – ha detto la Cardamone – La reciproca collaborazione con una grande società di calcio maschile è la bellezza assoluta e sono strade che possono convergere e supportarsi a vicenda se necessario. La sfida in A ora è raggiungere lo status di professioniste: sarebbe importante permettere alle donne che praticano calcio di vivere la loro passione in tranquillità, senza doversi dividere tra lavoro e allenamento». Tempo al tempo ed anche questa battaglia verrà vinta dalla tenacia femminile; per ora, visto il tristissimo momento, la priorità resta la salute: «Restiamo a casa e restiamo uniti – è l’appello dell’aquilotta – Quando tutto sarà finito torneremo ad abbracciarci in campo e a gioire con il nostro amato pallone». Come la Honeyball e le sue compagne, in quel lontano 23 marzo del 1895 oggi più vicino che mai.