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Catanzaro, l’ex Agnelli: ‘Impensabile riprendere. Il passato? Caos epico’

L'esperto centrocampista ora alla Pergolettese: 'Tanta sofferenza, meglio smettere per rispetto. Dalle aquile ci si aspettava di più. Che ricordi in giallorosso...'

La sofferenza attorno è così tanta che è difficile immaginare quando e come si potrà tornare in campo. Sta di fatto che il pallone manca a tutti, che all’emergenza si è disposti a rispondere con responsabilità e che questo periodo di quarantena forzata – magra consolazione – si sta rivelando utile almeno per sfogliare un po’ l’album dei ricordi. Vale anche per Cristian Agnelli, ex giallorosso nella travagliata stagione 2004/05, poi capitano-bandiera del Foggia, ora alla Pergolettese. Il momento è quello che è: la scomparsa di figure vicine – l’ex presidente ed il medico sociale – ha convinto la società lombarda a guidare il fronte per il blocco dei campionati – lo stesso in cui ha deciso di posizionarsi il Catanzaro – e la decisione di non tornare più in campo trova concorde il centrocampista.

«QUESTIONE DI RISPETTO» – «Non è mai facile assumere decisioni di questo genere per le società – ha affermato Agnelli – e questo spiega anche i pareri contrastanti sugli allenamenti. Ora più che mai, però, è necessario rispettare le misure – ha aggiunto – La scomparsa di persone vicine ci ha toccato ma sono tante in Italia le famiglie che soffrono ed è per rispetto nei loro confronti, oltre che per la tutela della salute di tutti, che sarebbe giusto non ricominciare». Meglio chiuderla qui, insomma. Anche perché parlare di sport «senza tifosi ed in un panorama così devastato sarebbe davvero difficile». Come mettere il punto alla stagione però resta ancora un dilemma, così come le soluzioni da varare per una sostenibilità complessiva di sistema. «Tutte le ipotesi in campo hanno vantaggi e svantaggi – ha sottolineato l’ex giallorosso – Spero solo che la decisione venga presa in unità di intenti tutelando le società che comunque hanno investito. Ognuno deve metterci il proprio – ha aggiunto – anche noi calciatori, con i dovuti distinguo tra le categorie».

«AQUILE, CI SI ASPETTAVA DI PIU’» – Spostando l’obiettivo sul calcio giocato – «si fatica a farlo» – e sul Catanzaro in particolare è netto il parere dell’ex. «Ci si sarebbe aspettato di più da una squadra attrezzata in maniera prepotente e con una società così solida alle spalle – ha detto Agnelli – il girone meridionale però è infernale, con tante grandi piazze e mille aspettative da gestire. Per vincerlo – ha sottolineato, da esperto di promozioni tra Foggia e Benevento – servono coesione interna, un’identità forte dello spogliatoio e grande equilibrio. Anche leader – ha aggiunto poi – gente capace di canalizzare le pressioni nel modo giusto, far sì che sconfitte e momenti difficili non scivolino senza lasciare traccia o insegnare qualcosa al gruppo». A complicare le cose quest’anno anche un ribaltone tecnico che ha mescolato metodologie e filosofie diverse finendo forse per confondere. «Grassadonia ha rimpiazzato uno dei migliori allenatori della C e si è ritrovato a guidare una squadra già fatta – ha detto Agnelli, che il mister salernitano lo ha avuto a Foggia – In queste condizioni non è facile seguire il filo e l’aspetto atletico non va sottovalutato».

«IL PASSATO? CONFUSIONE EPICA» – Ben più movimentata comunque la stagione vissuta dal trentaquattrenne sui tre colli agli albori della carriera. «Era il mio secondo anno – ha raccontato – ed arrivai in giallorosso diciannovenne ed un po’ gasato per gli inizi a Verona. Ho dei ricordi incredibili di Catanzaro – ha aggiunto – dalla passione della tifoseria alle problematiche di una rosa immensa. Dacché ci si considerava uno squadrone ci si ritrovò aggrappati al solo Giorgio Corona, senza l’adeguata compattezza ed unione interna. Il risultato? Una retrocessione a mani basse».

Gianfranco Giovene